2.10 Atrahasis come eroe culturale


 Da tutto quanto visto finora emerge chiaramente la figura del Grande Saggio con dei tratti tipici dell’eroe culturale. Innanzitutto egli vive in un epoca che è pre-istorica ed è grazie alla sua opera che l’uomo, il genere umano, entra nella storia. Egli, in tutte le versioni del mito, è un devoto della divinità ed è “molto valente”, questi sono i suoi poteri speciali , ciò che lo rende superiore all’uomo normale. Ha inoltre un ruolo che è a metà strada tra il divino e l’umano in quanto si intrattiene con Enki, ovvero parla col dio e il dio parla con lui volentieri, ma la sua mediazione è ben diversa da quella del santo, infatti egli si limita solo a riportare agli altri uomini i consigli di Enki e vediamo come sia ascoltato senza battere ciglio. Gli anziani gli ubbidiscono subito, segno che il Grande Saggio godeva già di un notevole rispetto presso la sua gente, probabilmente perché le sue virtù, i suoi poteri, erano conosciuti e riconosciuti.

Durante il seguito della narrazione, osserviamo come l’eroe rispetti perfettamente quelli che dovevano essere i rapporti tra uomini e dèi. Quando Enlil infligge di nuovo la carestia al genere umano egli trascorre le giornate in lacrime e si prostra, compie i riti sacri, presta attenzione ai sogni (ovvero non dimentica la divinazione, pratica fondamentale, come abbiamo visto, per la società babilonese), compie degli esorcismi per eliminare il male. Così di nuovo, quando il diluvio è finito, le prime cose che il Grande Saggio fa sono fumigazioni e pranzi in onore degli dèi. Questo è un tratto che, insieme al perfetto rispetto degli ordini divini, troviamo in tutte le narrazioni del diluvio che ci sono pervenute.

 Atrahasis è quindi un eroe culturale: parla con gli dèi, li onora rispettando alla lettera i dettami del culto e ubbidisce perfettamente alle loro istruzioni, salvando così il genere umano dall’estinzione e traghettandolo dal tempo mitico al tempo storico. C’è inoltre un’interessante considerazione da fare sulle calamità che colpiscono gli uomini. Le prime: carestia, siccità, peste, erano mali molto comuni nel mondo antico dai quali, seppur a fatica, in qualche modo, si riusciva a sopravvivere. Il Grande Saggio riesce ad allontanare anche questi mali, ma quando si presenta la prospettiva del diluvio le cose sono molto più complicate. Una grande inondazione non era certo qualcosa che succedeva spesso, anzi per quei popoli, facilmente, era l’incarnazione del male estremo, di qualcosa di terribile a cui non c’era alcun scampo, a cui non si poteva sfuggire, però il Grande Saggio ci riesce. Sopravvive al diluvio, il grande terrore di quel popolo, e permette la continuazione della vita umana. Questo è un aspetto da non sottovalutare e che rende ancora più evidente il ruolo eroico del protagonista, un eroe che è espressione della cultura babilonese. Un eroe estremamente rispettoso della forma, della liturgia e di tutte quelle “classificazioni” di cui abbiamo già parlato. Però non tutti i frutti del diluvio sono buoni, Ziusudra, come viene altrove chiamato, ha salvato il genere umano, ma Enlil è infuriato. Decide che permetterà agli uomini di vivere, ma decreta che a loro sia data la morte e una sorta di sterilità, di limitazione delle nascite.

            Ecco, a conclusione del mito, quello che dicevamo sopra, non è che prima la morte non vi fosse, ma ora viene introdotta nel mondo la morte naturale per vecchiaia, quando probabilmente le prime stirpi umane venivano intese come decisamente longeve, e questo non significa altro che l’introduzione della Storia nel mondo e l’abbandono del tempo mitico.

Vediamo ora se possiamo applicare ad Atrahasis i tratti caratteristici individuati da Raglan e che abbiamo riportato nell’introduzione.

Sul punto primo non possiamo dire nulla in quanto nulla sappiamo della nascita del Grande Saggio. Sul punto due invece possiamo affermare che egli sconfigge il diluvio che, per l’epoca e per quei popoli (che abitavano tra due grandi fiumi) era, in senso metaforico, il più terribile dei mostri. Il punto tre in questo caso è ambiguo,  ma possiamo facilmente sostenere che le prove che Ziusudra supera sono i primi malanni che Enlil invia agli uomini. Infatti esegue perfettamente le istruzioni di Enki e questi ha conferma di potersi fidare del suo fedele. Sul punto quattro non possiamo dir nulla, ma molto più interessanti sono invece i punti cinque e sei. Al Grande Saggio, a Ziusudra (che vuol dire appunto “Vita dei giorni prolungati”), è risparmiata la morte e viene fatto dono di una lunga vita. Un dono unico e raro, tanto che anche Gilgamesh, tentando di ottenere lo stesso dono, si rivolgerà a lui in quanto è l’unico uomo che l’abbia già ottenuto (anche se, secondo le altre versioni, questo privilegio è stato esteso anche ai suoi familiari). Nulla sappiamo, infine, sulla possibilità che il punto sette si avveri. Quindi quattro punti su sette combaciano e gli altri tre non sono negativi, ma semplicemente non disponiamo di abbastanza informazioni per poterli confermare o negare.

Per concludere sottolineamo un fatto interessante. Nella tavoletta di Nippur, che presenta la narrazione in sumerico e di cui noi abbiamo riportato i versi finali, l’eroe, chiamato lì Ziusudra, è appellato come re della città di Suruppak. Questo, da un punto di vista storico, ci porta a particolari considerazioni sulle fonti di cui l’autore di quella versione faceva uso, ma per il nostro argomento, quello che ci interessa è l’uguaglianza possibile tra l’eroe ed il re. Vedremo poi, parlando del santo, come il re fosse l’unico punto di contatto tra il mondo umano e quello divino, ma ora lo troviamo anche legato alla figura dell’eroe. Ciò non deve apparire strano, ma semplicemente la conferma delle considerazioni fatte finora.

Nell’introdurre la figura dell’eroe e del santo abbiamo visto come entrambi siano, seppur in modo e a titolo diverso, figure di mediazione tra uomini e dèi. Nella religione babilonese i due mondi, quello celeste e quello terreno, erano fermamente tenuti separati e distanti, l’unico elemento di contaminazione era nella figura del re ed è quindi logico ritrovare questa figura in entrambe le analisi, in quella dell’eroe come in quella del santo.

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