2.8 Altri frammenti sul diluvio


Ci sono poi pervenute altre testimonianze riguardanti episodi particolari del mito, versioni più recenti, ma che testimoniano come l’opera originale fosse stata, a più riprese, riprodotta, riscritta, ampliata o ridotta secondo le diverse sensibilità legate al periodo e al pubblico cui ci si rivolgeva. I frammenti sono tanti, ne citiamo solo alcuni, quelli che più di altri  possono interessare al nostro scopo.

Un piccolo frammento del II millennio, conservato al Museo di Philadelphia con il numero CBS 13532 aggiunge qualche particolare interessante con questo verso che, anche se in parte rovinato è decifrabile:

1.2           “Spiegherò […]

            […] si impadronirà d’un tratto di tutti gli uomini.

            […] prima che il Diluvio appaia,

5           Tutti i […] saranno riuniti […].

            Costruisci una grande barca […]

            La cui struttura dovrà essere di canne eccellenti:

            Questo sarà un vascello chiamato “Salva-vita”!

            Costruiscilo solidamente.

                        [In questa barca], quando l’avrai costruita,

10         [Imbarca…] animali selvaggi, uccelli del cielo!

            Ammucchia […]…”[1]

In un frammento della prima metà del primo millennio, conservato al British Museum col numero DT42 leggiamo:

2           “[…] come un cerchio.

            Dall’alto al basso, [il calafataggio] deve essere spesso.

            […] stoppata ermeticamente [la carena (?),

5              Poi aspetta] il momento che ti indicherò.

            Allora, entra [nella barca], e tirane il boccap[orto],

            Dopo avervi [caricato] il tuo frumento, i tuoi beni, [le tue] ricchezze,

            La t[ua donna], la tua famiglia, i tuoi parenti, i tuoi te[cnici],

            [E animali] selvaggi, grandi e piccoli:

                        Tutto quello che si ciba di erba,

10         [E che io ti man]derò: ti aspetteranno davanti a casa tua!”

            [Grande] Saggio, avendo allora aperto la bocca, prese la parola

            [E si rivol]se a Ea, suo signore:

            “Ma io non ho [mai] costruito una barca […(?)]!

            Disegnamene il progetto per [ter]ra,

15         E, quando l’avrò visto, saprò [costruirla]!”

            [E]a tracciò dunque [il progetto] per terra:

            “[Farò] tutto quello che mi hai ordinato, mio signore!”[2]

Abbiamo poi una tavoletta trovata a Nippur nel 1895, e molto mal conservata, il testo procede su sei colonne e l’eroe del diluvio si chiama Zi.u.sud.ra, che vuol dire “Vita-dei-giorni-prolungati”. Noi riportiamo solo gli ultimi versi che ci sono giunti e che ci interessano maggiormente. Dopo che il diluvio è finito, Ziusudra si è salvato e i rimproveri di Enlil ad Enki sono finiti:

251        “Ti avevo tuttavia fatto giurare sul cielo e sulla terra

            Come An e Enlil in persona, con il loro […]

                        Avevano prestato giuramento!”

            E Enki(?) fece di nuovo uscire dalla terra

                        Gli esseri-viventi(?).

            Frattanto Ziusudra, il re,

255        Essendosi prostrato davanti ad An ed Enlil,

            Questi si affezionarono a lui.

            Inoltre gli concessero una vita

                        Simile a quella degli dèi:

            Un soffio di vita immortale, come quello degli dèi!

            Ecco come il re Ziusudra,

260        Che aveva salvato gli animali e il genere umano,

            Fu insediato in una regione al di là del mare:

                        A Dilmun, là dove si leva il sole

            […]

 

            262-265 i versi finali sono persi.[3]

 

E’ stato trovato a Ras Shamra un frammento di tavoletta molto rovinato. Da quello che si evince parla del diluvio universale deciso dagli dèi e l’eroe in questo caso ha il nome di Atram-hasisum, devoto e famigliare di Ea. Egli afferma di conoscere ciò che gli dèi hanno deciso perché lo stesso dio ha ripetuto le loro parole alla palizzata di canne. Infine, in uno dei pochissimi versi rimasti si ricava l’immortalità concessa ad Atram-hasisum. Dal nome del copista, Na’am-Rasap, se ne intuisce l’origine indigena e lo si può datare alla seconda metà del tredicesimo secolo.


[1] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, p. 599.

[2] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …,p. 599.

[3] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 602-604..

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