2.6 Preghiera, clero e feste annuali


I rappresentanti del mondo soprannaturale in terra (le statue degli dèi) erano considerati i massimi sovrani degli uomini e tutto veniva fatto per dare loro ciò che gli spettava. Erano i re ad assicurarsi che ciò avvenisse e quindi l’intera economia era integrata e spinta dal sistema religioso. In cambio dagli dèi ci si attendeva la prosperità, la pace e la ricchezza del paese.[1]

La preghiera seguiva dei testi ed un formulario estremamente formale in cui variavano solo i nomi degli dèi e le richieste. Questo comportava che la preghiera individuale, così come ci è nota, non arrivasse quasi mai ad assumere un carattere personale.[2] Ed era quasi sempre di tipo negativo, ovvero veniva richiesto l’allontanamento del male specifico, secondo una filosofia che vedeva la vita decisamente sopportabile e gradevole se solo si allontanassero un po’ i mali. Da qui derivò poi la decisa richiesta di conoscere il proprio futuro e il notevole sviluppo che ebbero le pratiche divinatorie per cercare di anticipare le negatività e condurre a buon fine ogni progetto intrapreso.[3]

Esisteva anche una gerarchia all’interno del clero, ma non è facile ricostruirla. Di certo sappiamo che il sacerdote più alto in grado era definito EN, “signore” e il suo insediamento era un evento decisamente rilevante che veniva utilizzato per contrassegnare  l’anno. Vi era il sacerdote del tempio stesso, poi i sacerdoti purificatori, i sacerdoti-veggenti, i sacerdoti-cantori e in un certo senso erano considerati sacerdoti tutti quelli che, a vario titolo, svolgevano un lavoro nel tempio e c’erano anche sacerdotesse con incarichi particolari.[4] Alcuni sacerdoti specializzati sceglievano a quali dèi rivolgersi in modo privilegiato, dando vita così a “teologie” dell’indovino, dell’esorcista, del “cantore”. Però in occasione delle principali cerimonie, tutti insieme, collaboravano per la buona riuscita del culto complessivo.[5]

Il culto giornaliero era sostanzialmente simile per ogni divinità. La statua era vestita e preparata ogni mattina, mangiava quattro volte al giorno con piatti estremamente ricchi e vari. Questo era il sacrifico babilonese più comune. Vi erano poi delle feste particolari, la più importante delle quali è quella dell’akitu, il capodanno. Da ricordare anche le nozze sacre tra le divinità, cerimonie particolari in cui le statue venivano davvero spostate, con grande sfarzo, per congiungersi nella dimora (il tempio) di uno dei due.[6]


[1] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 67-68.

[2] NOUGAYROL J., s. v. Da Babilonia a Zoroastro in Storia delle religioni Vol. II, …, pp. 23-25.

[3] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 68-69.

[4] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, Istituti Editoriali e Poligrafici

Internazionali, Pisa-Roma 1999, p. 172.

[5] NOUGAYROL J., s. v. Da Babilonia a Zoroastro in Storia delle religioni Vol. II, …, pp. 39-40.

[6] BRELICH A., Introduzione alla storia delle religioni, …, pp. 170-171.

 

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