2.4 Miti e Cosmografia


Sembra che i babilonesi rimproverassero ai miti sumerici l’eccessiva vanità, così le narrazioni accadiche, meno numerose, si sono però concentrate nel fornire un ammaestramento che sia utile per l’uomo. Lo stesso accade per gli amplissimi testi che trattano delle pratiche magiche e degli esorcismi.[1] C’è, da parte del mondo divino, una decisa aspirazione verso la monarchia, tendenza speculare a quanto accade nel mondo umano. I nuovi dèi si accumulano a quelli vecchi che non vengono mai cancellati, concetto estraneo a questa religione che non aveva né dogmi, né formule rituali.

Le divinità erano comunque pensate all’interno dell’Universo che era concepito come uno spazio chiuso, un immenso sferoide cavo la cui metà superiore, il cielo, aveva come controparte speculare, l’anti-cielo, gli inferi. La terra degli uomini occupava il diametro di questo globo e galleggiava su una distesa di acque dolci, l’Apsu. Tutti gli dèi erano suddivisi tra i due poli dell’universo. Esistevano poi dei luoghi di aggregazione comune degli dèi che avevano proprie residenze e contemporaneamente occupavano anche le loro case terrene, i templi, grazie alle loro statue. Il mondo era comunque il loro dominio e gli uomini i loro servitori, il cui ruolo era di far fruttare le risorse della terra a vantaggio dei loro proprietari.[2]

Le divinità erano prive di severità e generalmente ben disposte verso gli uomini a patto che questi stessero al loro posto e facessero il loro dovere. Certo ce n’erano alcune che spesso erano causa di catastrofi, ma non per cattiveria, quanto per una loro naturale inclinazione essendo dèi degli inferi e volendo attirare nel loro reame il maggior numero di sudditi. Rimaneva, in questa concezione, il problema di spiegare l’esistenza del male.[3] Non quello morale, del tutto assente in tale sistema religioso (il concetto di peccato era una nozione del tutto vaga in una società dominata dal Me, il Fato, l’heimarmene, la Necessità[4]) quanto di quello fisico. Venne allora postulata l’esistenza di alcune creature soprannaturali, più rozze degli dèi, con aspetto terribile, chiamate demoni.

 


[1] NOUGAYROL J., s. v. Da Babilonia a Zoroastro in Storia delle religioni Vol. II, …, p. 9.

[2] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 59-63.

[3] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, p. 64.

[4] JESTIN R., s. v. Egiziani e Sumeri in Storia delle religioni Vol. I, …, p. 184.

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