2.3 Sumeri e Babilonesi


L’intera costruzione del pantheon, la sua struttura essenziale, ma anche tutto il sistema culturale erano dovuti in primo luogo ai Sumeri. D’altra parte non esiste una religione babilonese separata da quella sumerica.[1]

Sulla religione dell’antica Mesopotamia abbiamo due serie di testimonianze, la prima redatta in sumero, l’altra in babilonese o accadico. I documenti sumerici sono più antichi di quelli accadici e quindi si potrebbe parlare di due fasi della stessa religione, ma fare questa distinzione sul piano pratico diventa estremamente difficile. I Semiti hanno certamente apportato degli elementi personali, ma non è sempre facile distinguere come e dove. Ricordiamo che, storicamente, i primi erano venuti in Mesopotamia in un solo blocco, mentre i secondi vi si erano infiltrati qua e là in ondate più o meno numerose. Aumentando di numero, a volte lentamente, a volte in maniera più massiccia, erano infine riusciti a sommergere, più che a vincere militarmente, i primi.[2] Alla scomparsa dei Sumeri, le cose si movimentarono di più e le differenze diventarono più evidenti. Dalla fine del III millennio si moltiplicarono i nomi divini propriamente semitici, mentre i nomi sumerici vennero accadizzati. Alcune divinità semitiche ne assorbirono, per sincretismo, altre sumeriche (ad esempio la dea semitica Ishtar assorbì sia Innanna che Delebat).

Ci fu una graduale scomparsa di molte divinità che rimasero citate solo nei testi più eruditi o nei manuali degli esorcisti. La religiosità e la devozione collettiva si concentrò su un numero ridotto di divinità. Inoltre mutò l’immagine stessa degli dèi che persero molte delle loro connotazioni naturalistiche (prima li si poteva quasi identificare con i fenomeni naturali cui erano legati) a vantaggio dei loro ruoli politici. Nei miti, la dignità, la raffinatezza e l’alterigia di una classe dirigente sostituì i vecchi istinti violenti, rozzi, primitivi. Ora la disobbedienza ai loro ordini e alle loro volontà era un peccato e come tale andava punito, esattamente come andava punito chi non ubbidiva al sovrano terreno. Inoltre la loro azione non era più limitata alla natura, ma si estendeva alla storia.[3]


[1] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, p. 56.

[2] NOUGAYROL J., s. v. Da Babilonia a Zoroastro in Storia delle religioni Vol. II, a cura di Puech H. C., Laterza, Roma 1976, pp. 3-5.

[3] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 56-59.

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