2.2 I nomi e le famiglie divine


Un’altra tendenza tipica della cultura mesopotamica si rispecchia nel suo sistema religioso: la classificazione e la sistemazione del reale. Lo dimostra anche l’importanza data al nome, che non è altro che un’etichetta logica affibbiata a ogni oggetto e che permette l’identificazione del razionale col reale.[1] Inoltre, non solo ogni settore della natura viene posto sotto l’influsso di una divinità, ma questi dèi sono messi in relazione tra di loro secondo una gerarchia ed un ordinamento che rispecchia il mondo degli uomini. Abbiamo così dei veri e propri nuclei familiari di divinità, patriarcali e monogami come quelli degli uomini.

Una conseguenza di ciò era il legame che le famiglie divine avevano con il territorio. La divinità e la sua famiglia erano i signori soprannaturali di una zona e coloro che su quella zona esercitavano il potere ne erano i rappresentanti che avevano ricevuto la loro autorità dagli dèi stessi. C’era allora una stretta somiglianza tra la famiglia divina e la famiglia reale. La prima vive nel tempio come il re vive nel palazzo e il dio, come il re, è circondato non solo dai suoi famigliari, ma anche da tutta la sua corte. Ed è proprio nel momento della nascita delle Città-Stato, il momento in cui per noi nasce la storia del paese, che troviamo al di sopra di ogni unità di governo politica una cellula di potere sovrannaturale che si è soliti definire “pantheon locale”.[2] Comunque, come le varie città, pur essendo unità politicamente separate, condividevano la stessa unità culturale, i vari pantheon, insieme, formavano il pantheon unico del paese riconosciuto da tutti gli abitanti della Mesopotamia anche se nella loro città alcune divinità non erano particolarmente venerate. Oltretutto il mondo divino era molto ricco e rigoglioso di nuove divinità che spesso nascevano anche da sincretismi che identificavano o fondevano insieme divinità simili.[3]

Gli dèi principali sono tre: An, Enlil ed Enki. Essi detenevano l’autorità somma sugli dèi, sugli uomini e sulle cose, rispettivamente. An, padre di Enlil, si era ritirato lasciando il potere effettivo al figlio, ma godeva di un grande prestigio ed era comunque il garante dell’autorità.  Infine Enki era la funzione tecnica del potere, il più intelligente, saggio ed attivo. Una sorta di primo ministro, di consigliere, di esperto capace di superare ogni difficoltà.[4]


[1] JESTIN R., s. v. Egiziani e Sumeri in Storia delle religioni Vol. I, a cura di Puech H. C., Laterza, Roma

1976, pp.180.

[2] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, p. 52.

[3] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, p. 54.

[4] BOTTÉRO J., Uomini e dèi della Mesopotamia, …, pp. 54-55.

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