2.2 Il mito di Prometeo



Il mito di Prometeo è il mito dell’eroe civilizzatore per antonomasia, ne esistono diverse versioni, ma tutte vedono sempre l’eroe contrapporsi alla divinità per il bene del genere umano e pagare il fio della sua colpa. Egli è colui che ruba il fuoco e quindi permette all’umanità di civilizzarsi, di fare un salto culturale rivoluzionario. Col fuoco si possono fondere i metalli, forgiare armi ed utensili, cuocere le carni, ci si può riscaldare, si può rischiarare la notte e tenere lontani gli animali. Il fuoco è un elemento importantissimo che oggi diamo per scontato, ma la sua scoperta fu una tappa fondamentale per l’uomo. Un momento di passaggio irreversibile che ha proiettato l’essere umano verso nuovi orizzonti e il mito di Prometeo ha proprio la funzione di ricordare questo evento fondamentale nella storia umana.

Prometeo è il prototipo dell’eroe civilizzatore che ritroveremo un po’ in tutte le culture, ma egli ha anche alcune particolarità esclusivamente sue. Innanzitutto possiede tutti i tratti caratteristici dell’eroe, ma non è mai chiamato in nessun testo col nome di heros, ci si riferisce a lui sempre come titan e come dio. Eppure fa sfoggio della sua capacità inventiva, della sua hybris, è venerato presso una tomba, è considerato un antenato, è insomma a tutti gli effetti un eroe.1 Prometeo appare come l’alter ego di tutta l’umanità, non è allora solo saggio ed eroe secondo i modelli greci, ma è lui stesso modello, è l’archetipo del saggio e dell’eroe greco. Rappresenta la vittoria del pensiero sulle avversità dell’uomo e superficialmente verrà ripreso, in epoca cristiana, per paragonarlo a Cristo che da Tertullianoverrà chiamato verus Prometheus. Ma sebbene entrambe le figuresoffrano e si sacrifichino per l’umanità sopportando il dolore, hanno una concezione di umanità estremamente diversa. Il dolore che soffre Cristo per i peccati del mondo è profondamente diverso dal dolore che patisce Prometeo. Prometeo è punito per aver sfidato gli dèi, Cristo sceglie il dolore come unica via di salvezza dell’uomo. Si può invece paragonare Prometeo a Giobbe, che è un prototipo di santità eroica. Entrambi sono vittime innocenti, ma mentre il primo è pieno di ottimismo nei confronti dell’uomo ed è ricco di sapienza, il secondo non solo è ignorante ma è pervaso di pessimismo, perché è creatura che sopporta non è artefice del proprio destino. Giobbe è carico di timore reverenziale per il suo dio, Prometeo è sfacciato, è intrepido, è l’uomo che crede nell’uomo.2

1 BRELICH A., Gli eroi greci, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1958, p. 324.

2 SANCHEZ LASSO De La VEGA J., Eroe greco e Santo cristiano, Paideia, Brescia 1968, pp. 94-97.

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