1.4 IL SANTO NEL MONDO ISLAMICO


Nell’Islam si venerano, nelle qubba dalle bianche cupole, le spoglie degli amici di Dio (auliya), detentori della baraka, una forza misteriosa che viene usata a vantaggio dei fedeli e contro i nemici. Il termine arabo generalmente tradotto come “santo”, waliy (awilya), nel Corano viene usato e attribuito sia a Dio che agli uomini pii e virtuosi in generale. L’islamismo accetta e santifica i propri fedeli che risultano dotati di carisma anche se non vi è un preciso processo di canonizzazione come avviene, al contrario, nel cristianesimo. Un uomo, per l’Islam, diventa santo non grazie al suo comportamento, sia esso devoto, ascetico o ricco di sapienza, ma è quasi come venisse scelto da Dio che lo rapisce spiritualmente collocandolo a un livello spirituale comunque più basso del profeta Maometto, ovvero di colui che ha portato il messaggio di Dio. Il santo islamico per eccellenza è il maestro sufi la cui tomba e i cui oggetti sono venerati e di cui, inoltre, è ricordato l’anniversario della nascita. Tra gli sciiti la devozione portata all’imam è ai limiti della santità. I pellegrinaggi alle loro tombe sono però contestati dall’islam sunnita e dai movimenti puritani.

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