Riempite la terra e soggiogatela…


Stavo rileggendo il primo capitolo della Genesi e mi sono soffermato a riflettere sul versetto 28 che dice: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e sogiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.

Di primo acchito è un verso che può urtare una certa sensibilità ecologista/animalista che regna negli ultimi anni (preciso che io per primo sono ecologista e animalista, ma credo che il rispetto per l’animale e per l’ambiente sia importante, ma è sempre secondario rispetto a quello per l’uomo, mentre alle volte si arriva all’esagerazione opposta), ma soffermandomi sul verbo “soggiogare” ho realizzato che esso viene dal latino subjugare, ovvero mettere sotto il giogo e mi ha ricordato il sostantivo coniuge che venendo dal latino conjugare indica essere sotto lo stesso giogo. Ora quando due sono sotto lo stesso giogo vuol dire che devono, per forza di cosa andare nella stessa direzione, e questo è il significato etimologico dei coniugi, ovvero due persone che decidono di andare nella stessa direzione nella vita. Così quando si mette qualcuno sotto un giogo poi lo si deve guidare verso una direzione, e questo credo che significhi il verbo soggiogare nel versetto di Genesi, ovvero compito dell’uomo è guidare tutta la natura verso una direzione, quale? Quella di Dio, quella mostrata da Cristo (che infatti dice che lieve è il suo giogo), quella della Redenzione.

Ecco, oggi avevo solo voglia di condividere questa riflessione personale, non so se corretta o sbagliata, non so se nuova o antica, ma mi è nata dal cuore…

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9 Risposte to “Riempite la terra e soggiogatela…”

  1. franco Says:

    Grazie Davide
    quanto ti ha suggerito la Parola è veramente interessante. Sento di condividerla in pieno. Purtroppo spesso siamo trascinati a vedere le cose da un’angolazione errata, e allora esageriamo magari con il trattare il cagnolino meglio del nostro vicino o con il violentare il creato per interesse (vedi il problema ecologico dovuto all’insaziabilità di pochi a scapito dei molti) o per vandalismo gratuito.
    Un abbraccio
    Franco

  2. Tommaso il piccolo Says:

    Direi che è necessariamente la visione giusta (alla fine anche san Francesco parlava con gli uccelli e annunciava loro il Regno dei Cieli), anche perchè se notate il detto “tale cane tale padrone”, ad esempio, è abbastanza veritiero: il carattere dell’animale sembra riflettere per così dire lo stato, il rapporto che c’è nella famiglia di appartenenza, o il carattere di chi lo mantiene di più. A questo punto cerchiamo lo scopo degli animali (domestici) nel mondo, qual’è se non l’aiutarci e il seguirci? Di certo la scelta di Dio avrà una multifattorialità esagerata, incomprensibile, e con questo noi non potremmo mai capirla a pieno, tuttavia penso che uno dei motivi sia questo.

  3. Esaki Says:

    Mi chiedevo se il dolore negli animali abbia una spiegazione.
    Mi sembra che la sofferenza di ogni animale sia individuale.
    Ogni animale viene dal nulla, vive sperimentando la sofferenza su sé stesso e poi muore tornando nel nulla.
    Il Cristianesimo può dar senso al dolore dell’uomo, ma a mio avviso non riusciamo assolutamente a capire il senso della sofferenza negli animali.

    • Davide Galati Says:

      Da un punto di vista cristiano credo che sia possibile. L’allontanamento dell’uomo da Dio ha allontanato l’intera creazione (l’uomo ne è il vertice), ma l’avvicinamento dell’uomo a Dio avvicina tutta la creazione a Dio. Così, se non ricordo male, San Paolo dice che l’intera creazione viene redenta in Cristo. Allora quando l’uomo soggioga, mette sotto il suo giogo l’animale, può scegliere dove condurlo: alla sofferenza senza senso e quindi all’allontanamento di Dio; o a Dio e quindi, in concreto può scegliere di amare l’animale così come lo ama Dio che lo ha creato, senza cioè pervertirlo nella sua essenza, senza trattarlo come un oggetto, ma neanche trattandolo come un uomo, bensì trattandolo per ciò che è.

  4. Esaki Says:

    Approfitto della tua bontà nel rispondermi.
    Se “il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte” attraverso l’uomo, come si spiega la morte di tutti quegli animali che sono nati e morti prima dell’uomo?
    Forse la chiave di lettura che sto usando per la Genesi non è quella giusta, d’altronde la bibbia è fonte di verità esistenziali e non scientifiche.

    • Davide Galati Says:

      Ciao Esaki, quando posso rispondo sempre, solo che a volte mi ci vuole un po’ di tempo perché gli impegni della vita non sempre mi permettono di seguire questo blog come vorrei.
      Se hai occasione leggi la “Dei Verbum” un documento del Concilio Vaticano II che dovrebbe aiutarti a dare la giusta chiave di lettura della Bibbia e quindi anche della Genesi. Pensare che Genesi racconti in manera storica e quindi in maniera precisa e puntuale la storia della creazione del mondo è non solo errato, ma rischia di portare a posizioni assurde e pericolose. Il libro della Genesi è ricco di significati esistenziali come dici che cioè rispondono a domande della nostra vita (ad esempio il ruolo della donna che nella Genesi è chiaramente quello di stare di fronte all’uomo, cioè di avere pari dignità o della necessità della benedizione di ciò che facciamo per poter poi riposare serenamente). Tu mi fai una domanda molto specifica su cui credo che pochi si siano mai soffermati, io ad esempio fino ad ora ho trovato solo un paio di testi che parlano di “Teologia animale” cioè si preoccupano del rapporto tra gli animali e il divino, ma forse qualcuno dei lettori di questo blog può aiutarci segnalandoci qualche altro testo. Quindi io provo a darti la mia risposta, prendila perciò con le pinze. Genesi ci dice che prima viene creata la natura e poi l’uomo ed essi vivono in armonia, poi, ad un certo punto l’uomo non si fida di Dio e rompe l’armonia con lui (quello di Genesi è un racconto eziologico, ma vuole dirci che qualcosa a un certo punto è successo che ha incrinato il rapporto uomo/Dio) di conseguenza rompe l’armonia con tutta la creazione. Questo evento è così grande e forte che le sue ripercussioni si ripercuotono sulla storia come le onde, nel futuro e nel passato, cioè come io mi accorgo che sono nudo adesso e ne provo vergogna, mi copro per il futuro (perché proverei vergogna della mia nudità), ma anche ripensando al passato provo vergogna o libidine (se penso alla nudità della mia compagna o di un’altra persona) lo stesso avviene per la morte e per il dolore. Leggo cioè anche il passato con le categorie che ho io oggi, allora la morte, che c’è sempre stata, fa paura diventa dolore e lo è davvero finchè nella storia non avviene un altro evento altrettanto grande e forte che ristabilisca l’armonia dell’uomo con Dio e quindi della Natura: l’incarnazione, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù! Ecco, io al momento penso così, non so se sono riuscito a essere chiaro, ma spero almeno un pochino sì. Grazie dei tuoi interventi.

      • Esaki Says:

        Penso di aver capito. Correggimi se sbaglio.
        La morte c’è sempre stata, ma da quando l’uomo si è allontanato da Dio, ha cambiato sapore.
        Un dio che si fa uomo in carne ed ossa e muore per noi, ha fatto sì che la morte perdesse il suo “pungiglione”, nonostante continui ad esserci.
        Potresti citarmi i due testi che conosci di teologia animale?

        • Davide Galati Says:

          Sì, esatto. Nel Silmarillion di Tolkien c’è una bellissima interpretazione della morte. Eru, l’Unico, dona agli elfi la vita eterna e agli uomini la morte (e nessuno, neanche gli Ainu, i Santi, sanno dove vanno le anime degli uomini dopo morti), ma Melkor (il cattivo, l’incarnazione del male) seduce gli uomini e li inganna a tal punto che essi arrivano a temere la morte, ad averne paura. Così Melkor ha corrotto il più grande dono che Eru aveva fatto agli uomini. Scusami la divagazione letteraria, ma sono un appassionato di Tolkien.
          Uno dei libri è “Teologia Animale” di Linzey, l’altro l’ho prestato e non mi ricordo nè il titolo nè l’autore però era di un religioso, mi sembra un monaco francese se mi torna in mente te lo dico. Mi sembra che fosse “Il paradiso degli animali” di Michael Damien PIEMME, ma non sono sicurissimo, vado a memoria.

  5. Esaki Says:

    No no anzi, mi hai dato un buon motivo per leggere il Silmarillion. Di Tolkien ho letto solo il Signore degli anelli. So che Tolkien era un fervente cattolico che ha contribuito alla conversione dell’amico C.S. Lewis. Quest’ultimo ha scritto oltre alle Cronache di Narnia anche opere molto interessanti nell’ambito del cristianesimo. (Le lettere di Berlicche / Il cristianesimo così com’è)
    Comunque ho trovato su google il titolo corretto del libro di Michael Damien: “Un paradiso per gli animali. L’animale, l’uomo e Dio”.

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