Sulla Resurrezione


Mi è stato segnalato un sito Internet (www.utopia.it) che riporta, tra le altre cose, questa ipotetica lettera scritta a un sacerdote sulla Risurrezione. Chi ha scritto la lettera presenta tutti i suoi dubbi, io ho provato a leggerla e a tentare di dare una prima risposta che, naturalmente, non pretende di essere esaustiva. In corsivo trovate i miei interventi.

Lettera a un sacerdote.

Caro Reverendo,
per liberarci da preconcetti, dico immediatamente chela Risurrezione è un atto “divinamente possibile”: ciò che per la natura è infattibile per Dio è avverabile. Fatta questa premessa, ne deriva chela Risurrezione deve avere – dentro di sé – i «segni del soprannaturale». Dunque, proviamo a ricercare dove sono e quali sono questi segni divini.

Iniziamo a raffigurarci l’atto della Risurrezione raccordandoci ad un brano sull’ascensione:
«Elia salì al cielo in un turbine». [4Re 2,11 – Bibbia Martini/Vulgata]

Credo che la citazione corretta sia 2Re 2, 11 ma non vedo cosa c’entri con la Resurrezione dal momento che il concetto stesso di Resurrezione prevede una morte che, per Elia, non c’è stata.

Questa stessa raffigurazione è ribadita anche in un brano post-risurrezione [Emmaus]
«si staccò da loro e fu portato verso il cielo». [Luca 24,51 – Bibbia CEI].

L’attuale traduzione CEI dice: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”. Comunque rimane la sostanziale differenza tra le due situazioni, quella di Elia e quella di Gesù. Uno viene portato in cielo prima di morire, l’altro muore, risorge e viene portato in cielo.

Orbene, sulla scia di quest’immaginario, il cadavere di Cristo doveva svanire istantaneamente mentre i vestimenti dovevano restare posizionati così com’erano attorno al cadavere, afflosciandosi per la volatilizzazione del corpo dovuto all’effetto ascensionale.

Onestamente non riesco a capire il nesso tra i versetti citati prima e quest’affermazione. Su questa affermazione in sé posso anche concordare, ma non vedo il collegamento con la parte precedente.

Vediamo, allora, in alcuni dettagli significativi come si presenta la scena agli apostoli accorsi sulla tomba vuota.

Primo punto: le bende distese
Pietro vide «le bende che giacevano distese…» Gv 20, 7 [testo]

Quando si cita un versetto sarebbe bene citarlo completo, in ogni caso l’attuale traduzione CEI dice a Gv 20, 6: “Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là” nella traduzione precedente parlava di “bende per terra”. Da nessuna parte si legge che “le bende che giacevano distese”

Nel momento della sepoltura le bende erano avvolte a spira sul corpo.

Non è esatto. Così dicendo potrebbe sembrare che Gesù sia stato sepolto alla maniera delle mummie egizie, ovvero con delle bende di tessuto che lo avvolgevano da capo a piedi, ma non era questo l’uso degli ebrei nella sepoltura. Senza andare molto lontano possiamo verificarlo negli stessi Vangeli. Quando Gesù fa tornare in vita il figlio della vedova di Nain (Lc 7, 14-15) egli si mette a sedere nella bara e parla con la madre. Questo non sarebbe stato possibile se fosse stato fasciato come una mummia egizia. E’ solo quando leggiamo di Lazzaro (Gv 11, 44) che si parla di bende, ma per legargli piedi e mani, cioè quelle parti del corpo che potevano flettersi più facilmente durante il trasporto.

Giovanni nel testo originale, in greco usa la parola othonia per indicare le bende che avvolgevano Gesù, invece quando parla delle bende di Lazzaro usa il termine Keirai, perché? Perché othonia significa “tela” o “lenzuolo”, mentre Keirai indica delle bende più strette. Ogni traduzione è sempre un adattamento e non riesce a rendere del tutto il senso dell’originale, la nuova traduzione CEI cerca di farlo.

Pietro, invece, le trova distese. Non è divinamente corretto che Cristo, dopo essere ritornato in vita e prima di salire in cielo, si sia sfilato le bende da dosso, poi le abbia dispiegate e infine distese sul sepolcro. Il luogo e la disposizione delle bende sono in contrasto con l’iter di una vera Risurrezione somatica.

Giovanni nel testo originale, in greco, usa il verbo keimena per indicare come i discepoli videro i teli che avvolgevano Gesù. Questo verbo significa: essere in orizzontale, caduto, crollato, spianato. Cioè la traduzione più corretta sarebbe che il telo mortuario era in orizzontale, afflosciato vuoto, crollato sotto il suo peso perché il cadavere non c’era più. Quindi il greco ci dice che il lenzuolo era lì dove era sempre stato, ma ora era afflosciato su se stesso perchè non c’era più il cadavere che conteneva.

Secondo punto: il sudario piegato
Continuiamo ad ascoltare Pietro: «…e il sudario, che era sopra al capo, esso non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un angolo». [Gv 20,7]

L’attuale traduzione CEI dice a Gv 20, 7: “e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte” nella traduzione precedente “e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”

Quel luogo ripetuto due volte «a parte» «in un angolo» sta a significare che anche il sudario non era più nel punto d’origine della sepoltura. C’è un’incongruenza analoga a quella delle bende. Non solo. Il sudario era stato finanche «ripiegato». Quindi, Gesù, dopo esser ritornato in vita, si sarebbe spogliato del sudario e poi lo avrebbe persino rassettato. In buona sostanza, prima ha messo in ordine il sudario e dopo ha preso la strada del cielo. Un susseguirsi di azioni illogiche e anche ridicole per una Risurrezione divina.

Che cos’è questo sudario di cui si parla? Il sudario era un fazzoletto che gli ebrei utilizzavano per asciugare il sudore (da cui il termine “sudario”). Era tradizione ebraica utilizzare il sudario di una persona per serrarle la bocca quando essa moriva. Esso veniva piegato e poi fatto passare sotto la mandibola e legato sopra la testa. Diventava una sorta di ovale che racchiudeva il viso impedendo alla bocca di aprirsi. Le nostre traduzioni dicendo che il sudario coprì, invece di circondare il capo di Cristo sono un po’ fuorvianti. Il testo greco, in realtà dice che il sudario “non era disteso come il lenzuolo” e il termine che noi traduciamo con “avvolto” o “piegato” significa “arrotolato”. Quindi quello che Giovanni ci vuole indicare è solo che il sudario è arrotolato e teso come se ancora fosse intorno al volto di Cristo.

Terzo punto: il drappo funebre

Adesso valuteremo “un particolare” della Sacra Sindone chela Chiesaha sempre considerato coerente con l’atto della Risurrezione, prescindendo dall’autenticità della stessa.

Nel lenzuolo sindonico sono presenti «rivoli di sangue vivo dai travasi post-mortali; emorragie di sangue arterioso, venoso, misto e di sangue ipostatico».
Se le spoglie del Messia sono risorte, allora, tutto il sangue – sia quello rimasto nella salma che quello fuoriuscito – doveva svanire. Le molecole di sangue erano anch’esse parte integrante del corpo di Cristo, alla pari di tutte le altre molecole che formano il corpo umano. Ma il sangue e il siero di Cristo, imbrigliatosi nel filamento del lino, lì erano e lì sono rimasti, mentre in un’autentica risurrezione tutto doveva svanire. La prova del miracolo doveva essere nel lenzuolo che ritornava immacolato com’era prima. Ecco, allora, il domandarci.

Le molecole di sangue all’interno del corpo fanno parte del corpo, le altre no. Se seguissimo questo ragionamento allora anche tutti i fluidi corporei versati durante la passione sarebbero dovuti risorgere con Cristo e, perché no, anche tutti quelli emessi da lui nella sua vita.

Qual è la differenza tra una Risurrezione divina e una risurrezione simulata?
In una Risurrezione soprannaturale “tutto svanisce”, mentre in una risurrezione simulata le molecole condensate nella stoffa restano imbrigliate nel tessuto. Questa particolarità che “tutto svanisce” doveva costituire l’atto più prodigioso da realizzarsi, il segno vero e ineluttabile del soprannaturale.
E invece, anche su questo punto riscontriamo un’altra circostanza incongruente.

In realtà di incongruenze fino a ora non ne abbiamo riscontrata nessuna, forse solo un po’ di difficoltà a rendere la ricchezza del linguaggio greco. Il fatto che in una risurrezione soprannaturale tutto debba sparire mi sembra senza senso e comunque un’opinione di chi scrive, non certo un punto di riferimento universale.

Quarto punto: la tomba aperta
L’unico elemento che potrebbe far accreditare l’ascesa in cielo del Messia è il sepolcro vuoto. Anche qui, nondimeno, la descrizione è in contrasto con la singolarità della Risurrezione.
Dice Luca: «…trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro…». Un’autentica risurrezione passa attraverso le mura e non ha bisogno di aprire porte o varchi per uscire. Un evento divinatorio e miracoloso prevede l’esatto contrario dei racconti evangelici. Per cui, la pietra della tomba doveva restare sulla tomba! Tuttavia, con questo modello divinamente corretto non si poteva costruire il viaggio di Maria Maddalena al santo sepolcro. (4 versioni su Maddalena e Angeli)
Ella, all’alba e da sola, non poteva entrare nella tomba perché non avrebbe potuto rimuovere quella grossa pietra sepolcrale che tappava l’urna e che era stata finanche «sigillata» [Matteo 27,66].

In tutti e quattro i Vangeli la pietra è stata fatta rotolare via dal sepolcro, ma Matteo aggiunge che vi erano dei soldati di guardia proprio per evitare che qualcuno trafugasse il corpo di Cristo. Ma perché la pietra viene fatta rotolare e non si ha una resurrezione a porte chiuse? Perché quella pietra, oltre ad essere reale ha anche un valore chiaramente simbolico, come quando la si fa rotolare per sigillare il sepolcro, così ora ci mostra come la morte sia stata vinta. E’ un elemento reale e simbolico, che ha un valore grande per l’uomo.

Maddalena non sapeva neppure che Cristo “doveva risorgere”, tant’è vero che intendeva portare degli aromi al compagno defunto. Costruendo la trama della «pietra rotolata via» Maddalena è stata fatta entrare nel sepolcro dando fattività ad un viaggio inefficace e insensato a farsi.

Maddalena, come tutti gli altri discepoli di Cristo non aveva capito la resurrezione di Gesù, questo è chiaro e non è una novità. Anzi è la prova dell’umanità dei discepoli. Inoltre Maddalena non era la compagna di Gesù. Un Rabbì non sposato, all’epoca come anche adesso, non era ben visto. Se Gesù fosse stato sposato con la Maddalena o avesse avuto l’intenzione di sposarla, gli evangelisti si sarebbero affrettati a farcelo sapere.

Ma proprio la necessità di aprire la tomba, ha peggiorato l’allestimento risurrezionale. Ci si è scordati della Madonna: la santissima Madre di Dio non si è recata al sepolcro del figlio, così come il figlio di Dio, dopo essere risorto, non si è manifestato alla madre pur rivelandosi ad altre persone [Emmaus]. Un vero e proprio comportamento infausto della famiglia divina. Oppure, più semplicemente, è una falla lasciata aperta dal romanziere del sacrale poema.

Sappiamo che Maria si riuniva con gli apostoli e che Gesù è apparso agli apostoli riuniti, perché allora non ci sono resoconti di un incontro con la madre? Forse perché, semplicemente, quello è stato un incontro così intimo che Maria ha preferito, come molte altre volte, conservarlo nel proprio cuore.

Quinto punto: la visibilità

L’intera rappresentazione si è consumata in maniera celata, senza nessun testimone oculare.
Un atto divino non ha nulla da nascondere!
Al contrario, la sua visibilità è essenziale per la rivelazione a tutti gli uomini della terra. Avrebbe dovuto manifestarsi anche a Canicattì. Così la pensava anche Cristo quando disse: «vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo» (Gv.1,51).
Ma così non fu. Non solo. Gli unici testimoni (postumi) sono stati i discepoli di Cristo che, essendo i suoi sostenitori, sono anche i testi meno attendibili.
In Tribunale non sono ammessi a testimoniare gli avvocati difensori dell’imputato. Dunque, non c’è un teste al di fuori dei seguaci di Cristo, così come non c’è traccia nei documenti storici contemporanei a Cristo.
Ebbene, l’ispettore Derrick e nessuna autorità inquirente, sulla base degli elementi indicati dai racconti testamentari, sentenzierebbe che Cristo è risorto. Anzi, tutti gli indizi portano altrove. E lecitamente si possono formulare tante altre ipotesi.

Una resurrezione come evento mediatico avrebbe tolto all’uomo la sua libertà e, d’altra parte, sarebbe stata del tutto contraria a quanto più volte affermato da Cristo riguardo i segni straordinari. Nei Vangeli si legge quasi sempre che Gesù chiede che gli atti straordinari che compie non vengano rivelati (si veda ad esempio la trasfigurazione).

L’attendibilità o meno di un testo storico non si stabilisce da chi lo ha scritto, ma dalla sua congruenza coi dati storici conosciuti. Sotto questo punto di vista i Vangeli si dimostrano perfettamente attendibili. Tutte le altre ipotesi formulate sulla Resurrezione di Cristo non reggono questo semplice e banale criterio di congruenza con l’epoca.

Non è vero che non esiste traccia di Cristo nei documenti storici contemporanei a Cristo, ma per questo rimando al sito http://www.orarel.com/cristianesimo/jesus/index.htm semplice, chiaro e molto completo.

Sesto punto: l’anteprima

C’è, comunque, una circostanza in cui Cristo intuisce chela Risurrezionenon si sarebbe più compiuta. Quella domanda gridata poco prima di spirare – «Padre mio, perché mi hai abbandonato?» – svela la convinzione di Cristo che il salire in cielo doveva compiersi sulla croce e dalla croce e prima di morire. Ma sul punto di morire Gesù si rende conto chela Risurrezionenon si compirà più. E grida per la delusione.

In realtà non è così, nel pronunciare quelle parole Gesù sta pregando un salmo, esattamente il salmo 22, detto anche “Preghiera di un giusto che soffre”, questo salmo è uno dei testi più ricchi di speranza e di totale fiducia in Dio che salverà e libererà da ogni sofferenza.

In precedenza, nel processo davanti a Pilato, Cristo aveva taciuto (era supinamente passivo per non osteggiare la sua condanna) pensando al compiersi della Risurrezione. Uno dei tanti compiersi ripetuti insistentemente da Cristo: tutto si è compiuto, come sta scritto… Il filo conduttore di Gesù era di seguire alcune “profezie” dell’Antico Testamento con l’evento finale dell’assunzione in cielo: come nell’ascesa di Elia oppure secondo l’immaginario «fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo» (Atti Apostoli 1,9) o similmente «saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria» (1°Tessalonicesi 4,17). Ed ecco cosa si attendeva Cristo: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.» Giovanni 12,32  Ma chi ha guardato l’ascesa in cielo? Chi sono i “tutti” che hanno visto? Nulla di tutto ciò è accaduto!
Anche i sommi sacerdoti e gli scribi ebraici, figurando un atto divino, dissero: «scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo» (Marco 15,32). Neppure questo c’è stato!
Dopodiché, non essendo risorto dalla croce, il romanzo cristiano ha spostato l’atto della Risurrezione dal crocifisso alla tomba, dal momento della morte a tre giorni dopo, dal piano pubblico a quello privato, dal visibile al celato. Così da poter simulare.

Infatti da quando Gesù è stato crocifisso, cioè dopo la sua morte, ha chiamato a sé genti di tutto il mondo e di tutte le epoche e senza dover simulare nulla, solo con la sua testimonianza di vita, col suo messaggio e solo per fede. Mi sembra che possiamo dire che tutto quanto lui ha affermato è accaduto.

Ma proviamo a ragionare per assurdo e supponiamo che sia come si sostiene qui, allora o i Vangeli fanno un resoconto quasi in contemporanea degli avvenimenti, una sorta di radiocronaca in diretta, o non si capisce perché avrebbero poi dovuto cambiare il tiro. Se il “romanzo” fosse stato davvero tale, era sufficiente modificarlo e aggiustarlo in fase di stesura così da non avere di questi problemi, non c’era motivo di: aspettare la resurrezione, rendersi conto che non c’era stata e poi spostare l’atto della resurrezione dalla crocifissione alla tomba. Un’ipotesi del genere non ha alcun senso logico. Il fatto che invece il racconto dei Vangeli sia tale, mostra invece come sia attendibile e per nulla romanzato.

Settimo punto: lo sbigottimento di Pietro

Pietro corse al sepolcro e poi «tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto» (Luca 24,12).
L’evento provoca l’incredulità e non la conferma della fede. Doveva esserci o non doveva esserci il compimento delle Scritture? Perché c’è stato un “pieno stupore” di Pietro? Non doveva essere esattamente il contrario? O, forse, ciò che Pietro vide non collimava con l’azione di una risurrezione? Successivamente, anche altri discepoli dubitarono (Matteo 28,16-17).
Per di più, una risurrezione messa in quarantena [Cristo appare a Emmaus] non è conforme al concetto di un’istantanea ascesa al cielo. Anche qui, i conti non tornano. E ancora una volta, Cristo appare segretamente in privato e non pubblicamente alle genti!
Un altro punto in cui passa la differenza tra il Dio universale e un dio dei propri seguaci.

Lo stupore non indica incredulità, bensì meraviglia per qualcosa che, in ogni caso, sopravanza la realtà umana (il vocabolario http://www.treccani.it. alla voce stupore riporta: “Forte sensazione di meraviglia e sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di parlare e di agire “). Inoltre sappiamo, dagli stessi Vangeli, che gli apostoli fanno fatica a capire appieno il messaggio e la vita di Gesù fino a quando non discende lo Spirito Santo. La Resurrezione non è un miracolo pubblico, ma è come il Regno di Dio di cui Gesù ha sempre predicato, qualcosa da accogliere prima di tutto nell’intimo del proprio cuore.

Ottavo punto: due risurrezioni e due tempi di arrivo in Paradiso

Nel racconto di Luca (23,43) vi sono tre morti e due risorti (Cristo e un ladrone): «…ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».  Invece, nella narrazione di Matteo (27,44) ambedue i ladroni oltraggiano Cristo «allo stesso modo».
Non coincide neppure la data dell’incontro in Paradiso: il ladrone è giunto per primo [«oggi sarai», cioè  “In paradiso subito”], mentre Cristo è giunto tre giorni dopo oppure il quarantesimo giorno dopo Emmaus.

Non entro del dettaglio del tema perché sarebbe lungo e complesso, ma mi limito a far notare come da una parte si afferma che i Vangeli sono stati manipolati per raccontare un storia, mentre dall’altra li si continua a citare come fonte attendibile. E’ evidente che Luca e Matteo usano l’episodio dei ladroni in maniera diversa perché vogliono dire cose diverse ai loro uditori, cioè alle persone a cui il loro Vangelo era diretto.

Nono punto: dopo la risurrezione

Ipotizziamo per un attimo che la Risurrezioneci sia stata davvero. Come spiegare, allora, che Cristo dopo la Risurrezioneha fame e mangia il pesce arrostito e un favo di miele?
Diamo per buono che voleva “dimostrare agli apostoli che era lui in persona e non un fantasma”. Perché, allora,la Bibbia CEI 1974 e 2008 hanno eliminato «e un favo di miele»? Quei cinque vocaboli soppressi cambiano il senso della frase: pregiudicano “il simbolismo della testimonianza” accreditando l’atto dello sfamarsi: LUCA 24. I biblisti lo sanno bene e perciò hanno cancellato quelle cinque parole.

La traduzione della Bibbia CEI 2008 a Luca 24, 42 dice: “Gli offrirono una porzione di pesce arrostito”. Non riporta nulla sul favo di miele, perché? Perché il favo di miele è riportato solo da pochi manoscritti e non i più antichi, quindi è presumibile pensare che sia un’aggiunta postuma, legata magari all’importanza del miele nella liturgia del luogo in cui quel manoscritto è stato scritto. In ogni caso non si vede in quale modo la presenza o meno della frase “e un favo di miele” cambi il senso della frase. Cristo chiede da mangiare, non perché ha fame, ma perché i discepoli sono ancora pieni di stupore, ce lo dice Luca 24, 41: “Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni d stupore, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”” E che cosa significa questo? Che egli è risorto davvero con tutto il suo corpo, ma senza i bisogni di questa terra, infatti chiede da mangiare non per fame, ma per mostrare ai discepoli che è davvero egli, col suo corpo e non uno spirito.

In conclusione, emergono scenari strampalati: prima la morte / poi la risurrezione / poi la discesa negli inferi sottoterra (Catechismo 631+Ef 4,10) / poi la quarantena / poi il ritorno alla vita normale in carne e ossa / ancora un ultimo pasto dopo l’ultima cena / infine l’ultima risurrezione in cielo.
È proprio una farsa divina!

Dopodiché, se la risurrezione non c’è stata, tutto il resto discende a cascata…

Di strampalato fino a ora non c’è nulla, come ho già detto c’è solo la difficoltà di rendere bene in italiano il senso dei termini greci. Il resto non presenta nessuna reale “strampalatezza”.

nel confutare le mie annotazioni, la invito a non usare artifizi esegetici.

Ossia, interpretando le incongruenze della Risurrezione come “misteri di Dio”.

Il Treccani on-line alla voce esegesi riporta: “Propriam., l’esposizione dichiarativa di un testo, in cui si compendia e si conclude l’attività critica dell’interprete; il termine è particolarm. usato per indicare l’interpretazione della Bibbia (v. anche ermeneutica) e, nella storia del diritto, per indicare l’attività dei glossatori (e. giuridica); con riferimento a opere letterarie, lo studio e l’interpretazione critica di un testo: e. dantesca. “. Quindi non si vede in che modo l’esegesi di un testo possa poi portare a un “mistero”, c’è proprio una contraddizione in termini. In ogni caso non ho mai usato la parola mistero, ma mi sono semplicemente limitato a leggere il testo e su quello ragionare.

Il «mistero» ha senso su ciò che è inspiegabile, non sulle cose manifeste e chiare.

Il mistero, nel cattolicesimo, non indica ciò che ci è vietato capire o che ci è nascosto, ma ciò che ci sopravanza. Ad esempio, ogni essere umano, per quanto io possa cercare di capirlo, è e rimarrà un mistero a me. Così Dio è un mistero perché inesauribile.

I fatti della risurrezione non contengono alcuna circostanza prodigiosa, nessun incantesimo. In tutta la vicenda non c’è nessuna violazione delle leggi naturali.

Se ci atteniamo solo ai dati raccontati dai Vangeli essi ci narrano un evento che viola le leggi naturali così come le conosciamo.

Né tantomeno può interpretare le incongruenze come “errori di trascrizione della Parola di Dio”. Se è vero che l’Onnisciente conosce il futuro, Egli già aveva cognizione se la trascrizione della Scrittura interpretava correttamente il suo pensiero. Supporre che Iddio abbia tralasciato di emendare un testo inesatto sapendolo tale, configurerebbe un Suo imperdonabile errore.

Più che altro qui si parla di difficoltà nel rendere il senso del testo greco traducendo e infatti la nuova traduzione ha cercato di migliorare questa resa.

potrà anche rifugiarsi in calcio d’angolo sostenendo che il credo è una “questione di fede”.

Credere è, per definizione, una questione di fede. Al di là dell’argomento in questione, nessuno di noi “crede” nella forza di gravità, perché essendo essa dimostrata non riguarda la fede. Si crede, in ogni campo, quando non si hanno elementi tali da poter avere prove certe e quindi si crede per fede. Io credo a ciò che dice mia madre, non perché verifico ogni cosa che dice, ma per la fiducia, la fede, che ho nei suoi confronti. Quindi la fede, come diceva Sant’Agostino presuppone comunque la ragionevolezza del suo oggetto, anche se non si ha la prova.

Pur tuttavia, le chiedo di spiegarmi cos’è “la fede” quando i sottostanti atti e i sovrastanti principi appaiono incongruenti.
Replicarmi “io ci credo”, quand’anche ricco d’interiore passione, è la domanda di un proprio desiderio, mentre è sui fatti reali (extra proprio desiderio) che le chiedo di replicarmi. Di indicarmi, cioè, quali sarebbero i segni sovrumani della Risurrezione.

Abbiamo una prova certa, scientifica della Risurrezione? No. Il fatto di crederci o meno è una questione di fede. I Vangeli sono testi storicamente attendibili? Sì, perché la cornice storica entro la quale si muovono è ben delineata, è coerente e perché l’archeologia e la storia confermano tale cornice. Inoltre, anche volendo assumere l’ipotesi portata avanti qui, questa perde proprio di logica interna, infatti non solo una corretta conoscenza del greco mostra come gli evangelisti descrivano la resurrezione, ma non ha alcun senso credere che gli evangelisti raccontino una resurrezione dai tratti umani. Da parte di chi non crede dire che quella raccontata dai Vangeli è una resurrezione che ha tutti i connotati dell’umano e non del divino e quanto di più illogico si possa sostenere perché, a parte l’ignoranza del testo originale, si sta affermando che gli evangelisti ci hanno raccontato di proposito una resurrezione finta, a che pro? Avrebbe senso sostenere il contrario, cioè che quanto raccontano gli evangelisti non è mai accaduto, perché da parte di un non credente è un’affermazione che capisco, ma dire che essi ci raccontano, di proposito, una resurrezione umana, cioè contraffatta dall’uomo e in maniera così evidente credo che insulti l’intelligenza di chiunque: atei e credenti. Infatti non si capisce perché avrebbero dovuto raccontare l’evento culminante della loro fede in una maniera così manifestamente falsa, se fosse vero quanto affermato fin qui. Basterebbe solo questo argomento a far cadere tutte le argomentazioni portate fino qui.

Chiudo questa missiva immaginando che lei si domandi ciò che si domandò san Paolo: «Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.»
La mia risposta le sembrerà inaspettata. No, non è stata vana! Ogni evento e ogni morale che sopravanza l’iniquità di una cultura precedente è un contributo di saggezza: il “dio” di Gesù ha revisionato in meglio il “dio” di Israele.

Anche io penso non sia stata vana, ma per motivi molto diversi.

Resto in calorosa attesa,
A.A.

 

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5 Risposte to “Sulla Resurrezione”

  1. Esaki Says:

    Bel post! In vista della Santa Pasqua questa serie di risposte e controrisposte cade proprio a fagiuolo. Vorrei solo puntualizzare la tua risposta riguardo alla storicità di Gesù, perché in realtà non ci sono documenti contemporanei ma sono tutti postumi, basti pensare che la prima documentazione storica extracristiana ci proviene da Giuseppe Flavio che nacque il 37 d.C.
    Sarebbe interessante approfondire anche la doppia questione dei due ladroni che da un lato (Matteo) oltreggiano allo stesso modo Gesù e dall’altro (Luca) solo uno di essi lo ingiuria e poi il celeberrimo “oggi tu sarai con me in paradiso”. Riguardo questa frase ho letto un’interpretazione di Sant’Agostino che mi permetto di riportare qui:
    “Al brigante, che aveva proclamato la sua fede in lui, disse: Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso. Egli infatti si differenziava dall’altro. Cosa mai aveva detto? Ricordati di me, Signore quando sarai nel tuo regno. Conosco – diceva – i miei delitti; senza dubbio dovrò sopportare tormenti finché non vi giungerai tu stesso. Ma poiché chiunque si umilia sarà esaltato, Cristo pronunciò subito la sentenza e gli concesse il perdono: Oggi – disse – sarai con me in paradiso. Ma il Signore non fu messo intero nel sepolcro lo stesso giorno? Quanto al corpo sarebbe rimasto nel sepolcro; quanto all’anima invece sarebbe rimasto negli inferi, non per esservi tenuto prigioniero, ma per liberarvi quelli che vi erano prigionieri. Se dunque lo stesso giorno si sarebbe trovato negli inferi quanto all’anima, e quanto al corpo sarebbe stato nel sepolcro, come mai disse: Oggi sarai con me in paradiso? Ma il Cristo intero non è forse anima e corpo? Ti sei dimenticato che al principio c’era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo? Ti sei dimenticato che il Cristo è potenza e Sapienza di Dio? Dove non è dunque la Sapienza di Dio? Di essa non dice forse la Scrittura: Si estende da un confine all’altro con forza e governa ogni cosa con bontà? Cristo dunque per quanto riguarda la persona del Verbo dice: Oggi sarai con me in paradiso. “Oggi – dice con l’anima discendo agli inferi, ma con la divinità non mi assento dal paradiso”.

  2. franco Says:

    Ho esplorato un pò il sito indicatoci da Davide. Mi ha impressionato, nel senso più vero del termine, ciò che si dice riguardo alle inesattezze scientifiche!! …e mi sono chiesto se chi scrive lo fa in buona fede o….??!
    Buona Pasqua a tutti.

    • Davide Galati Says:

      Ciao Franco, anche io mi faccio molto spesso la tua stessa domanda e molto spesso mi sa che mi do la tua stessa risposta 🙂
      Buona Pasqua anche a te e a Paola

  3. Fabiana Says:

    Lo scienziato Giulio Fanti ci parla della Sindone : http://m.youtube.com/watch?v=r8mXTM13wLo

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