La favola di Cristo?


Girando su Internet non è raro imbattersi nelle tesi più disparate sulla figura di Gesù Cristo, una di queste è quella del signor Luigi Cascioli secondo cui Gesù Cristo, così come ce lo presentano i Vangeli e la Chiesa, non è mai esistito. Il signor Cascioli non è il primo, e probabilmente non sarà neanche l’ultimo, a mettere in dubbio l’autenticità storica di Cristo. Cascioli ha esposto la sua teoria presentandola come inconfutabile e ha poi chiesto una smentita ai massimi vertici della Chiesa, citando in giudizio addirittura un parroco (suo amico da lunga data). Ovviamente non ha ricevuto le risposte da chi voleva, ma qualcuno gli ha risposto. Il primo è stato Don Silvio Barbaglia, docente di Scienze Bibliche presso il Seminario San Gaudenzio di Novara. Don Barbaglia ha scritto un breve, ma esauriente, opuscolo scaricabile in pdf (lo trovate anche qui sotto e alla fine di questo post).

La favola di Cascioli

In realtà le tesi di Cascioli, per uno studioso della materia, non hanno alcuna consistenza, ma alle volte può capitare che questi discorsi facciano presa su alcuni credenti o su persone che della materia sanno poco. Quindi credo che ogni cristiano debba ringraziare moltissimo Don Silvio per il suo lavoro, molto preciso e accurato, ma soprattutto perché ci ricorda che noi cristiani dobbiamo essere anche capaci di dar ragione della nostra fede. Cascioli ha poi risposto a Don Barbaglia in due modi: con una pagina web sul suo sito (nella quale non fa altro che prendere in giro Don Silvio senza dare alcuna risposta) e poi con una conferenza, che si trova facilmente su Internet, in cui, anche in questo caso, non ha risposto a nessuno dei rilievi di Don Barbaglia. Anche altri siti Internet si sono presi l’onere di rispondere a Don Barbaglia, ma senza mai concentrarsi su nessuno dei punti da lui sollevati, bensì contestando l’ironia usata nei confronti di Cascioli, anzi prendendo le distanze, tra le righe, dalle tesi di Cascioli. Personalmente non vedo come non si possa usare l’ironia nei confronti di chi presenta le sue tesi in questo modo (e qual è “questo modo” lo scoprirete leggendo tutto il post). Ho già detto che ritengo il lavoro di Don Silivio, dal titolo “La favola di Cascioli” ottimo sotto ogni punto di vista, ma in alcuni punto può risultare troppo tecnico e ostico per chi non mastica alcune tematiche. Così, dopo averlo sentito, mi sono preso la libertà di riportare di seguito le tesi di Cascioli e di dare una risposta il più possibile semplice e precisa ai vari punti sollevati, naturalmente avendo come base il documento di Don Barbaglia che, lo ricordo, potete sempre scaricare all’inizio e alla fine di questo post.

Luigi Cascioli ha scritto un libro “La Favola di Cristo” che costa 18 euro e che, sinceramente, non ho intenzione di acquistare perché dopo aver avuto una prima idea della modalità con cui ha impostato il suo lavoro mi sembrerebbe di buttare via i miei soldi, per cui mi limiterò a prendere in considerazione quanto lui afferma sul suo sito.

Il 15 marzo del 2010 il signor Luigi Cascioli è venuto a mancare. Non è mia intenzione mancare in alcun modo di rispetto all’uomo Cascioli, ma semplicemente fare chiarezza sulle idee da lui sostenute.

Luigi Cascioli, sul suo sito (www.luigicascioli.it), alla pagina: afferma quanto segue:

Le prime due prove della non esistenza storica di Gesù.

In seguito alla mancata risposta da parte dei tre ministri della Chiesa, don Enrico Righi, cardinale Biffi e il vescovo Carraro, alle mie ripetute richieste (vedi “PROCESSO” su www.luigicascioli.it )con lettere aperte, pubblicate anche da giornali a diffusione nazionale, di una testimonianza confermante l’esistenza storica di Cristo, ho preso la decisione di essere io a portare a loro le prove della sua non esistenza anche se, per escluderlo dalla storia, sarebbe più che sufficiente il solo fatto che nessun documento contemporaneo parla di lui.

Citare in giudizio qualcuno e poi chiedere che questo qualcuno risponda alle mie richieste è quantomeno di dubbia efficacia. Se poi le mie richieste sono poste con toni forti e duri e chiedo che la risposta venga da una persona nota e autorevole, il tutto diventa molto, molto più difficile. Perché? Per motivi facilmente intuibili da tutti. Inoltre una risposta ufficiale da un personaggio che abbia una certa rilevanza pubblica finisce col dare rilevanza anche alla questione posta quando magari la questione, tale rilevanza, non la merita. Prima di proseguire con le prove di cui parla Cascioli, analizziamo la sua ultima affermazione. E’ sufficiente, per uno storico (stiamo parlando di storia) che nessun documento contemporaneo parli di lui per escludere un uomo dalla storia?

Evidentemente no, basti un esempio su tutti: fino al 1961 si credeva che Ponzio Pilato fosse un personaggio leggendario, infatti, tranne i Vangeli non si aveva alcuna prova storica della sua esistenza. Nel 1961 a Cesarea Marittima (dove era la sede dei procuratori romani) fu trovata una lapide del I secolo su cui si legge chiaramente il nome di Pilato. Quindi questa affermazione di Cascioli sembra un po’ esagerata e per nulla motivata.

Riassunto telegrafico della situazione politico-religiosa della Palestina sotto l’occupazione romana:

Nel -63 Pompeo, istallatosi a Damasco dopo la conquista della Siria, decise, prima di rientrare a Roma, di dare un ordine sociale e politico a tutti i possedimenti dell’Asia compresa la Palestina che è era stata annessa all’Impero in qualità di protettorato. In Palestina c’era un conflitto tra i due fratelli Aristobulo II e Ircano II che si contendevano il trono di Gerusalemme quali appartenenti alla casta della stirpe degli Asmonei sedicente discendente della stirpe di David. Pompeo, eletto arbitro della contesa, ritenendo Aristobulo II non affidabile per certe sue amicizie pericolose per Roma, decise in favore di Ircano II. I sostenitori di Aristobulo II organizzarono una rivolta armata contro Ircano II. Pompeo pose termine ai disordini entrando in Palestina con le sue legioni. I partigiani di Aristobulo II furono sconfitti, Gerusalemme occupata, i legionari entrarono nel Tempio con conseguente profanazione del Sancta Sanctorum che generò in tutti gli ebrei un odio feroce contro i romani. Pompeo, riconfermato Ircano II al trono di Gerusalemme, ma sotto la sorveglianza di un controllore di sua fiducia nella persona di un certo Antipatro, nella certezza di aver ristabilito in maniera definitiva l’ordine, partì per Roma lasciando una sola legione a Gerusalemme. Alla morte di Aristobulo II, i suoi successori riprendono la lotta armata contro Ircano II. E’ in questa rivendicazione che appare la figura di un certo Ezechia nella parte di capo del movimento armato contro Ircano II e i romani suoi sostenitori. (vedi Favola di Cristo pag. 87).

Gabinio, proconsole di Siria (55-57 a.C.) intervenne con le legioni e dopo duri scontri riuscì a riportare l’ordine.

Giulio Cesare, succeduto a Pompeo, riconfermò Ircano II al trono di Gerusalemme ma con sempre accanto Antipatro nella sua carica di controllore (47 a.C.).Antipatro ha un figlio di nome Erode il quale, per realizzare l’ambizione di prendere lui il posto degli Asmonei sul trono di Gerusalemme, si schiera al fianco dei Romani nella lotta di repressione contro i rivoltosi di Ezechia. Morto Ezechia in uno scontro armato contro una pattuglia comandata dallo stesso Erode(44 a.C.),il suo posto di pretendente al trono di Gerusalemme viene preso da suo figlio Giuda, detto il Galileo nel significato che aveva questo appellativo di “rivoluzionario” perché era in Galilea che si trovava la più importante organizzazione rivoluzionaria.

Questo inciso è interessante, ma manca del tutto la fonte di riferimento. Cioè se io voglio verificare quanto Cascioli afferma, ovvero che “Galileo” voleva dire “rivoluzionario” dove posso andare a guardare?

Il problema delle fonti di riferimento non è secondario perché senza fonti io posso affermare qualunque cosa senza paura di essere smentito. Questo è un fondamento imprescindibile per qualunque opera scientifica seria. Non si tratta di discutere se l’affermazione sia vera o falsa, ma da dove la attingo. Questo non solo dà solidità alla mia ricerca, ma permette anche che l’argomento della mia ricerca sia oggetto di discussione. Senza fonti di riferimento su cosa si discute? Delle opinioni personali di ognuno? Rispettabilissime, ma sicuramente non “inconfutabili”.

Ircano II, intanto, venne fatto prigioniero nella guerra che la Palestina stava conducendo contro i Parti. Approfittando della cattura di Aristobulo II, Erode s’istallò sul trono di Gerusalemme facendosi eleggere dai Romani re della Palestina. (-40).

Rientrato Ircano II dalla prigionia, Erode fece uccidere lui e tutti i suoi discendenti degli Asmonei che avrebbero potuto contestargli il regno, compresa sua moglie … e i due figli che aveva avuto da lei(è da questi eccidi che fu costruita quella strage degli innocenti riportata dai vangeli, che in realtà non è mai esistita).

Questa è un’opinione personale, anche qui non c’è nessun riferimento per poter fare una verifica.

Erode muore nel 4 a.C. lasciando una successione complicata tra i suoi quattro figli. Alla morte di Erode, Giuda il Galileo, figlio di Ezechia, quale Asmoneo pretendente al trono di Gerusalemme, con un esercito formato da esseno-zeloti,

Chi sono gli “esseno-zeloti”? In quali fonti si parla di un tale movimento? O è la fusione, fatta da Cascioli, dei due movimenti, gli esseni e gli zeloti, che hanno caratteristiche estremamente diverse?

attacca la legione romana di stanza a Gerusalemme generando una vera e propria guerra che termina dopo ben tre interventi da parte di Quintilio Varo, proconsole in Siria. La repressione da parte dei romani è feroce; la crocifissione di duemila rivoltosi genera un aumento di odio verso i Romani da parte degli ebrei.

Cesare Augusto, subentrato a Giulio Cesare, per rendere più controllabile la Palestina la divide in quattro tetrarchie affidandone ciascuna ad uno dei quattro figli di Erode. La più importante, quella della Giudea con capitale Gerusalemme, l’affida ad Archelao quale primogenito. Questa conferma da parte di Roma a mantenere i discendenti di Erode al comando della Palestina, genera nuove rivolte da parte dei rivoltosi guidati da Giuda il Galileo. Cesare Augusto, stanco dei continui disordini causati da tutte queste lotte di successione, decide di occupare militarmente la Palestina passandola da protettorato, quale era, a provincia dell’Impero Romano e toglie dal trono di Gerusalemme ogni pretendente di razza ebraica per sostituirlo con un procuratore romano a cui accorda ogni autorità , compresa quella di emettere condanne a morte (6 d.C.).

Come conseguenza del passaggio da protettorato a provincia, la Palestina viene sottoposta ad un censimento a fini fiscali che genera un fermento generale del quale ne approfitta Giuda il Galileo per organizzare un’ulteriore rivoluzione contro i romani, rivoluzione alla quale partecipa tutto il mondo ebraico di religione biblica in una maniera particolarmente sentita perché oltre al sentimento di ribellione contro l’imposizione delle tasse che sarebbe derivata dal censimento, esso vedeva nella sostituzione di Archelao con un procuratore romano al trono di Gerusalemme quell’avvenimento che avrebbe annunciato l’imminente avvento del Messia secondo quanto aveva predetto il profeta Giacobbe: << Il tempo dell’attesa si compirà quando lo scettro di Davide passerà nelle mani di uno straniero>>. La partecipazione del popolo fu così massiccia e sentita da trasformare la rivolta in una vera e propria guerra che durò oltre due anni mettendo spesso in difficoltà le legioni romane venute dalla Siria.

Morto Giuda il Galileo in questa guerra, il suo posto nelle rivendicazioni al trono di Gerusalemme fu preso dal primogenito Giovanni e dagli altri suoi sei figli Simone, Giacomo il Maggiore, Giuda (non l’Iscariote), Giacomo il Minore, Giuseppe e, l’ultimo, Menahem, che morirà nella guerra giudaica del 66-70 dopo essere stato acclamato dagli esseno-zeloti, durante l’assedio di Gerusalemme da parte delle legioni romane, re dei Giudei.

Anche qui si pone lo stesso problema di sopra (e che si ripresenterà quasi ovunque): da dove vengono tutte queste notizie? E dando per buone quelle che tratteggiano a grandi linee la storia della regione, da dove vengono le informazioni su Giuda il Galileo? La lista dei suoi figli da dove è presa? E’ corretta? Non si tratta di informazioni di poco conto, perché sono quelle su cui si costruisce tutto il teorema, e non possiamo fare altro che fidarci di quanto afferma Cascioli dal momento che non è dato alcun riferimento per poter verificare, cosa fondamentale.

Fatta questa breve ricapitolazione per far comprendere quale importanza ebbero i discendenti della casta degli Asmonei nelle rivoluzioni messianiche, passiamo ora ad analizzare, attraverso una documentazione storica, questa squadra di combattenti Jahvisti, formata dai figli di Giuda il Galileo, per trarre da essa quelle che sono le prime due prove della non esistenza storica di Gesù Cristo.

Prova numero uno.

Secondo una prassi già seguita dai Maccabei nella loro rivolta contro gli Ellenisti (167 a.C.), i guerriglieri del movimento rivoluzionario messianico continuarono ad usare gli appellativi per quell’anonimato di cui hanno bisogno tutti i partigiani di questo mondo di proteggere se stessi nella loro latitanza e le proprie famiglie dalle ritorsioni che potrebbero subire dalle polizie nemiche, quali loro parenti. Come i cinque figli del loro antenato Mattatia (Giovanni, Simone, Giuda, Eleazzaro e Gionata che furono chiamati rispettivamente Gaddi, Tassi, Maccabeo, Auaran e Affus – I Mc. 2- 2), anche i figli di Giuda il Galileo, autonominatisi Boanerghes, cioè figli della vendetta, adottarono dei soprannomi personali oltre a quelli che gli furono attribuiti in forma generica, quali quelli Qanana e Zelota, che rispettivamente significano “rivoluzionario” (il primo in aramaico, il secondo in greco), e quello di “Galileo”, che veniva dato ai guerriglieri del nord perché era in Galilea che si accentrava una forte componente rivoluzionaria, come risulta da antichi documenti aramaici, greci e latini (Novum Testamentum Graece et Latine).

Mentre per i nomi dei figli di Mattatia c’è un riferimento, per gli altri non c’è nulla, quindi di nuovo dobbiamo prendere per buone, dogmaticamente le parole di Cascioli.

Ritenendo troppo lungo soffermarmi a parlare di tutti e sette i fratelli in questa lettera aperta, tratterò soltanto di quelli che mi sono direttamente coinvolti in quella che sarà la prima prova che porterò per dimostrare la non esistenza storica di Gesù detto il Cristo, cioè Simone che ebbe gli appellativi di Barjona, che in aramaico significa latitante, e Kefas (pietra), che gli fu dato nel significato allegorico di roccia per la sua corporatura muscolosa e massiccia, e Giacomo il Maggiore il cui nome viene associato nei documenti a quello di Boanerghe.

Quali documenti? Quali riferimenti?

La banda dei Boanerghes (figli della vendetta), operò come tutte le altre bande esseno-zelote, sul territorio palestinese per coinvolgere la popolazione, come era avvenuto nella rivolta del censimento, in quella che doveva essere la rivoluzione finale che, liberando la Palestina dall’occupazione romana, avrebbe rimesso sul trono di Gerusalemme un discendente della stirpe di Davide.

Partendo dalla regione della Golanite, cioè dai confini della Siria, attraverso la Galilea e la Samaria, era in Giudea, con la conquista di Gerusalemme, che doveva concludersi quel programma esseno-zelota che prevedeva la vittoria del bene contro il male, il trionfo definitivo degli angeli della luce, sugli angeli delle tenebre; i primi rappresentati da loro, sostenitori del monoteismo biblico, i secondi raffigurati dai seguaci delle divinità pagane.

I Boanerghes non erano altro che una delle tante bande, di cui ci parlano gli storici contemporanei, che, approfittando del malcontento popolare generato dalle ingiustizie sociali, praticavano il proselitismo di massa aizzando, in nome di una morale comunista, i diseredati contro le classi privilegiate e contro le istituzioni della Stato, e terrorizzando coloro che si rifiutavano di collaborare: <<Se queste bande di Galilei non ricevevano quanto chiedevano, incendiavano le case di coloro che si rifiutavano e poi li uccidevano con le famiglie>>.

(Filone).

<<Distribuiti in squadre, saccheggiavano le case dei signori che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi sì che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate>>. (Giuseppe Flavio- Guerra Giud.).

Ennesima mancanza di ogni riferimento a sostegno della propria tesi. Qui si descrivono le bande di fuorilegge citando dei documenti e poi si afferma che i Boanerghes facevano parte di una di queste bande. In base a quale testo? Non essendoci alcun riferimento è impossibile capirlo e si ha l’impressione che si tratti di un’opinione dell’autore. Seguendo questa logica io potrei affermare che una di queste bande si chiamava “I Vendicatori” e nessuno potrebbe smentirmi.

“In illo tempore”, cioè nello stesso periodo messianico, apprendiamo dai Testi Sacri che un’altra squadra percorse la Palestina del tutto uguale a quella dei Boanerghes, sia nei nomo dei componenti che nell’applicazione del programma seguito per conquistare le masse, cioè quel programma che veniva eseguito dagli attivisti nazir esseno-zeloti promettendo alle classi umili l’eredità della terra e la conquista dei cieli se li avessero seguiti nel loro precetti, e terrorizzando coloro che gli si opponevano.

Qui è tutto molto azzardato: non c’è alcun riferimento storico, l’unico è ai testi sacri (che non si capisce perché sarebbero attendibili a tratti e a tratti no, ma accettiamolo), e c’è un’uguaglianza supposta tra due gruppi di persone senza alcuna motivazione se non quella della volontà dell’autore.

Una combinazione di eventi e di persone che si potrebbe pure attribuire al caso, come qualche credente mi ha fatto osservare, se non ci fossero ulteriori considerazioni che ci confermano che in realtà una delle due deve essere esclusa dalla storia. Quale? Quella formata dai figli di Giuda il Galileo, confermata dai documenti storici, oppure l’altra sostenuta dai Testi Sacri?

Le figure di Simone e Giacomo ci vengono presentate da Giuseppe Flavio che così ci parla di essi: <<Sotto l’amministrazione del procuratore Tiberio Alessandro (44-46), si verificarono disordini che portarono alla cattura di due figli di Giuda il Galileo: si chiamavano Simone e Giacomo, e furono entrambi crocifissi; questi era il Giuda che, come ho spiegato sopra, aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea>>. (Giuseppe Flavio -Ant. Giud.-XX, 102 – Classici UTET).Se il Simone e Giacomo dei quali ci parla la storia risultano essere due figli di Giuda il Galileo crocefissi nel 44 sotto il procuratore Tiberio Alessandro con l’accusa di essere dei rivoluzionari, chi sono il Simone e il Giacomo dei Testi Sacri?

Qui abbiamo un dato da cui partire: Giuseppe Flavio ci dice che due dei figli di Giuda il Galileo si chiamavano Simone e Giacomo e quindi erano fratelli.

I vangeli ce li presentano come due pescatori che Gesù incontrò mentre passeggiava lungo la riva del lago di Tiberiade mentre gettavano le reti. Seguendo quell’ispirazione divina che si trova alla base di ogni affermazione testamentaria, Gesù si rivolse a loro invitandoli a seguirlo sulla promessa che li avrebbe resi “pescatori di uomini”, ed essi, senza porsi domande, lo seguono per diventare, così,suoi discepoli. (Mt. 4,18).

Dopo essere stato dichiarato “figlio di Giona”,Simone fu prescelto da Gesù come la “pietra” sulla quale egli avrebbe edificato la sua Chiesa: <<Beato te, figlio di Giona, gli disse Gesù, tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa>>. (Mt. 16,17). Giacomo ricevette da Gesù, l’appellativo di Boanerghe: <<Gesù diede a Giacomo l’appellativo di Boanerghe>>.(Mc. 3,17). Simone difese Gesù al Getsemani, dove, stando al vangelo, era andato con gli apostoli a pregare, tagliando con un colpo di spada l’orecchio ad una guardia del Tempio di nome Malco:<< Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del Sommo Sacerdote e gli tagliò l’orecchio>>(Gv. 18,10). La biografia evangelica di Simone e Giacomo, terminano con l’incitamento che Gesù gli rivolge, prima di risalire in cielo, di “andare in tutto il mondo e predicare il vangelo”. (Mc. 16,15).

La figura di Simone la ritroviamo negli Atti degli Apostoli nel ruolo di capo che guida la prima comunità cristiana di Gerusalemme e la istruisce fino a quando non viene catturato insieme a Giacomo per volere di Erode Agrippa (41-44) con l’ordine che vengano entrambi giustiziati. Ma, per un miracolo divino, mentre Giacomo fu ucciso di spada, Simone si salvò perché un angelo lo liberò dalle catene e lo fece fuggire aprendogli la porta della prigione: <<In quel tempo il re Erode Agrippa (41-44) cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro il quale però non venne ucciso perché mentre era in prigione in attesa dell’esecuzione, un angelo lo liberò dalle catene, gli aprì la porta del carcere e lo fece fuggire>>. (At.12- 1 e segg.).E’ così, con questa fuga dalla prigione, che finisce la biografia di Simone secondo le Sacre Scritture; tutto il resto che riguarda la sua venuta a Roma e la nomina a primo Papa è stato aggiunto dai Padri della Chiesa.

Per ciò che riguarda la sua morte nessun documento testamentario ne parla. Essa è stata costruita nel IV secolo quando la Chiesa lo dichiarò primo Papa per dare il primato a Roma sul cristianesimo.

Quelle finali sono considerazioni personali. Invece, cosa ci dice questa ricostruzione (basata su fonti che vengono citate) su Simone e Giacomo? Che non erano fratelli, che non sono morti insieme e che Giacomo è morto di spada. Quindi, al momento, tutte cose molto diverse rispetto ai figli di Giuda il Galileo che erano fratelli e morirono insieme crocifissi.

Prima di quella che viene oggi riconosciuta come vera, nella quale ci viene presentato nel coraggio di un Papa eroe che affronta la crocifissione sorridendo dopo aver assistito impavido al supplizio di sua moglie, e nell’umiltà di un discepolo che chiede di essere crocefisso con la testa all’ingiù perché non si ritiene degno di morire nella stessa posizione di Cristo, a Simone furono attribuite altre due morti. In una si diceva che era morto come un pusillanime che era andato al patibolo piangente e tirato con forza, e in un’altra si diceva che era stato crocefisso per volere di Nerone perché in una sfida di magia aveva provocato la morte di Simone il Mago facendolo cadere, con le sue preghiere, dall’alto mentre volava.

Tre morti differenti ma tutte aventi un preciso significato. La prima che gli fu data in relazione al mago Simone, doveva dimostrare la superiorità dello Spirito Santo su ogni forma di magia, la seconda, quella che affronta piangente, doveva confermare il suo carattere pusillanime che lo aveva portato a rinnegare tre volte Gesù, e la terza, quella definitiva che viene sostenuta dalla Chiesa, fu costruita per confermare la forte personalità di colui su cui Cristo aveva costruito la sua Chiesa. Il fatto della testa all’in giù fu escogitato dai padri della Chiesa per evitare che un secondo crocefisso potesse creare dei problemi nella catechesi cristiana.

Anche qui non c’è alcun riferimento storico per poter capire da dove sono presi questi dati, abbondano invece le considerazioni personali. L’unica cosa che accomuna, oggettivamente, le tre morti è che sono diverse da quella che riguarda il Simone figlio di Giuda il Galileo citato da Giuseppe Flavio.

Simone e Giacomo di Giuseppe Flavio sono gli stessi dei quali parlano i Testi Sacri?

A chi potrebbe obbiettare che il Simone e il Giacomo riportati da Giuseppe e dai documenti scritti in aramaico e greco (obiezione che sono stati capaci di pormi i più accaniti sostenitori delle verità evangeliche), non sono gli stessi di cui parlano i testi sacri, perché nulla ci vieta di ammettere che possano essere esistite contemporaneamente due coppie di persone che avevano lo stesso nome, noi porteremo ulteriori prove che, tratte dalle falsificazioni che furono operate dai Santi Padri della Chiesa (Ireneo, Epifanio, Girolamo ecc.), elimineranno nella maniera più inconfutabile ogni possibilità di scappatoia anche in coloro che persistono nel più irriducibile irrazionalismo della fede.

L’obiezione è ovvia per due motivi: il primo è che se, in ogni testo con cui abbiamo a che fare, al nome proprio viene sempre aggiunto un soprannome o un patronimico forse è perché i casi di omonimia non sono poi così rari; il secondo è che, dal momento che, i modi in cui i personaggi vengono presentati dai Vangeli e da Giuseppe Flavio sono talmente differenti, ci si chiede perché accostarli, non perché disgiungerli.

Esaminiamo gli appellativi che vengono attribuiti a Simone e Giacomo secondo gli antichi documenti:

Barjona: Il Barjiona dato al Simone dei Boanerghes, dal significato originario di “latitante”,

I – Si dà per assodata l’uguaglianza tra il Simone dei Vangeli e quello figlio di Giuda il Galileo, ma questo non era da dimostrare?

II – Da quando e su quali prove la “banda” di Giuda il Galileo è diventata “I Boanerghes”?

III- In base a quale documento la parola “Boanerghes” significa “latitante”? Da quale fonte è preso questo dato?

che ritroviamo trasformato in “figlio di Giona” nei Testi Sacri non è che il risultato di una manipolazione operata sulla parola nella traduzione dall’aramaico in greco. Sapendo che in aramaico “bar” significa figlio, i Padri della Chiesa ricavarono “figlio di Giona” separando “bar” da “Jona” con l’accortezza di scrivere bar in lettera minuscola come un nome comune e Jona in lettera maiuscola per farlo diventare nome proprio di persona: Simone Barjiona = Simone bar Jona = Simone figlio di Jona. (Da Novum Testamentum Graece et Latine pag. 54, 17).

Questo non è vero e per un semplice, quanto banale, motivo: tutti i manoscritti biblici dei primi secoli(cioè quelli più antichi) sono in scrittura continua e in maiuscolo (tecnicamente si dice “scriptio continua” e onciale). Che qualche Padre della Chiesa abbia interpretato Barjiona come “Figlio di Giona” è vero, ma che sia stato manipolato il testo nella maniera in cui dice Cascioli, non solo non è vero, ma proprio impossibile.

Che questa trasformazione sia una il risultato di una voluta falsificazione e non di un errore di traduzione ci viene confermato da tre motivi:

a) La parola aramaica “bar”, non può trovare nessuna giustificazione in una traduzione scritta tutta in greco se non in un’intenzionalità tesa al raggiungimento di uno scopo.

Non è vero, le parole aramaiche traslitterate in greco nei Vangeli sono moltissime e senza cercare troppo in giro è sufficiente leggere più sotto lo stesso testo di Cascioli, infatti Qananite è un termine aramaico copiato così com’è in greco.

b) Il nome proprio Jona, non esistendo in aramaico, esclude ogni possibilità di attribuire una figliolanza a qualcuno che non può avere questo nome.

Questo non è esatto, il fatto che una parola non risulti registrata in un vocabolario non significa che non esista, abbiamo moltissimi casi di parole presenti in un unico caso, normalmente si chiamano hapax legomenon.

c) La parola in “bar”, nel significato di figlio, si trova sul testo greco soltanto davanti a “Giona” mentre in tutti gli altri casi viene giustamente tradotta con “fios”.

E’ sbagliato. In Marco 10,46 troviamo: “Bartimeo, figlio di Timeo” ovvero il termine bar nel testo greco usato col significato di “figlio”. Inoltre il termine greco corretto per figlio è “uios”.

Praticamente, in un testo scritto tutto in greco, i traduttori (falsari) hanno inserito questa parola aramica bar che, guarda caso, sparisce poi nella versione latina dove”bar Jona” viene tradotto con “filius Jonae”. Tutto questo perché il Simone Barjona latitante in aramaico, passando per Simone bar Jona nella traduzione greca, perdendo ogni traccia del rivoluzionario, possa divenire il pescatore di anime “Simon filius Jonae” dei vangeli canonici.

E come per Simone, altrettanto furono operate negli altri componenti la banda dei Boanerghes quelle manipolazioni necessarie perché gli appellativi rivoluzionari assumessero un significato pacifico, come Qananite, che in Aramaico significa rivoluzionario,

Anche questo non è vero, Qananite in aramaico significa “pieno di zelo”, è l’equivalente aramaico del greco “zelota”, che di per sé non significa “rivoluzionario”, ma “pieno di zelo”.

che fu trasformato in Cananeo, cioè oriundo della città di Cana, e Galileo in abitante della regione della Galilea.

Kefas: L’appellativo Kefas (cefa), che nel significato di “pietra” fu dato a Simone per la sua massiccia corporatura,

Secondo chi? Anche qui manca la fonte.

fu trasformato dai falsari in quel nome proprio di “Petrus” che, in senso traslato, sarà usato per indicare in lui la “pietra” su cui Gesù edificherà la sua Chiesa. <<Beato te, Simone, figlio di Giona… tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa>> (Mt. 16- 17 e segg.).

Frase che se fosse stata espressa nel significato originale, avrebbe

suonato: <<Beato te, Simone, latitante, perché sarà su di te, forte come una roccia, che io edificherò la mia rivoluzione>, quella rivoluzione che gli Asmonei, seguendo il programma esseno-zelota, stavano preparando contro i Romani per la liberazione della Palestina.

Questa è un’opinione personale, non supportata da alcuna prova. Tutti gli elementi portati da Cascioli fino a questo momento non danno in alcun modo la possibilità di costruire la frase in questo modo.

Rimando al testo di Don Barbaglia per ulteriori e puntuali riferimenti, qui mi limito a riportare due brevi considerazioni:

I – il termine “Barjona” è riportato solo da Mt 16,17 dopo di lui lo troviamo nel Talmud babilonese non prima del VI secolo d. C. quindi è quantomeno azzardato affermare con estrema certezza che il termine indicato da Matteo abbia lo stesso significato usato dal Talmud quattro o cinque secoli dopo.

II – Secondo Marco (Mc 1,30) Simone era un pescatore e aveva casa a Cafarnao, questo lo rende poco credibile come fuorilegge in fuga.

Boanerghe e Zelota: Questi due appellativi dati a Giacomo quale combattente Jahvista

Non abbiamo mai alcun testo che associ a Giacomo il termine Boanerghes e Zelota. Giuseppe Flavio riferendosi a Giacomo, figlio di Giuda il Galileo, non parla mai né di Zelota né di Boanerghes. Il vangelo di Marco chiama i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, i Boanerges, ma mai li definisce zeloti. Quindi o Cascioli indica da dove prende le sue notizie o ancora una volta siamo di fronte a opinioni personali date per certe prima ancora di essere dimostrate.

appartenente alla banda dei Boanerghes,

Dove, in un qualunque documento storico, si parla di banda dei Boanerghes? Noi, allo stato attuale, non ne conosciamo alcuno.

confermati come sono dagli stessi vangeli canonici non hanno bisogno di ulteriori documentazioni e commenti

Se si afferma, come si fa più volte, che i Vangeli sono stati falsificati non possono essere la fonte per alcuna conferma. A meno che di prendere per buono ciò che dei Vangeli serve alla propria ipotesi e prendere per falso ciò che non serve, ma questo è tutto tranne che un metodo serio di studio.

per quanto la Chiesa cerchi di cambiarne il vero significato rivoluzionario dicendo che Zelota fu dato a Giacomo nel significa di “zelante nell’amore per Cristo”

Quando è che Giacomo viene chiamato Zelota nei Vangeli? E’ Simone che viene chiamato Zelota (Lc 6,15 e At 1,13).

e Boanerghe perché era sua abitudine di parlare a voce alta come un tuono.

La definizione del termine è sempre stata difficoltosa perché, a quanto si sa, questo passo evangelico è l’unico scritto in cui compare il termine fino al XV secolo d. C. Per questo motivo si è nel campo delle ipotesi, mentre Cascioli sembra avere certezze.

Ma per quanto i falsari

Questo è un giudizio personale, al momento non supportato da alcun dato di fatto.

abbiano cercato di far sparire ogni traccia rivoluzionaria nella trasformazione dei Bohenerges in pacifici discepoli di Gesù, tanti sono i passi rimasti nei vangeli che testimoniano la loro originale natura estremista, quale quello citato da Luca che “nell’autorizzazione che i discepoli chiedono a Gesù di incendiare un villaggio samaritano perché si era rifiutato di concedergli asilo (Lc. 9,51 e segg.)

Insomma una falsificazione quantomeno un po’ strana… si cerca di far sparire ogni traccia rivoluzionaria e si lasciano il termine incriminato e tutti questi episodi? Non è più logico ipotizzare che se tutto questo è rimasto è perché non c’era nulla da nascondere?

ci riporta a quanto gli storici del tempo scrissero di queste squadre estremiste esseno-zelote: <<Se queste bande di Galilei non ricevevano quanto chiedevano, incendiavano le case di coloro che si rifiutavano e poi li uccidevano con le famiglie>>. (Filone).

<<Distribuiti in squadre, saccheggiavano le case dei signori che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi si che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate>>. (Giuseppe Flavio- Guerra Giud.).

L’accostamento coi passi di Flavio e Filone è arbitraria e fatta solo perché serve all’autore per dimostrare la sua tesi, i passi evangelici provano solo il carattere focoso, lo zelo religioso, appunto, dei discepoli. Il fatto è che le differenze tra i detti di Gesù e lo stile dei rivoluzionari è abissale, si pensi solo al discorso della montagna (Mt 5,38-48).

Alla domanda di come sia possibile che nei vangeli si trovino passi che possano testimoniare la vera natura zelota nella squadra di Gesù quando la Chiesa avrebbe avuto tutto l’interesse di nasconderli, la risposta la troviamo nel fatto che i quattro vangeli canonici, scritti tutti nella seconda metà del II secolo,

Nessuna delle prove storiche in nostro possesso, come ben documentato da Don Silvio Barbaglia, concorda con questo dato.

furono totalmente ricopiati dal vangelo che i Battisti scrissero,

Di quale Vangelo stiamo parlando? Non c’è nulla che ci aiuti a capirlo, quindi ci dobbiamo semplicemente limitare a prenderlo come dogma?

nella seconda metà del I secolo, per costruire in Giovanni Battista la figura del predicatore spirituale e del rivoluzionario zelota secondo i canoni del movimento esseno-zelota che volevano un Messia dalla duplice figura, la figura del predicatore spirituale e la figura del guerriero davidico. Ma questo fa parte di un capitolo che sarà trattato a parte.

Al momento, in mancanza di ogni dato, questa rimane un’opinione di Cascioli. Opinione che, tra l’altro, qualunque storico prenderebbe come, quantomeno un po’ fantasiosa.

Dimostrato così che Il Simone e il Giacomo dei Testi Sacri non sono altro che due figure immaginarie ricavate dal Simone e Giacomo che Flavio Giuseppe ci presenta come figli di Giuda il Galileo, tutto ciò che la Chiesa sostiene su di essi crolla miseramente.

Veramente non è stato proprio dimostrato nulla come si può facilmente vedere seguendo passo tutto il procedimento. Si sono avanzate delle ipotesi e basta, di dimostrazioni non ce n’è stata neanche una, di opinioni personali parecchie.

Come si può ancora credere che il Simone Pietro, figlio di Giona, sia potuto andare a Roma nel 62 ed esservi eletto primo Papa se è stato crocifisso nel 44 sotto Alessandro Tiberio con l’accusa di rivoluzionario? Come si può pretendere che tutta la storia della Chiesa possa reggersi ancora su una favoletta, quella favoletta dell’angelo che liberò Simone dalle catene?

Conclusione del tutto arbitraria. Nulla ci permette di poter affermare qualcosa del genere, soprattutto perché le somiglianze sono analizzate in maniera approssimativa e senza alcun criterio scientifico, mentre non vengono per nulla prese in considerazione tutte le differenze tra le due coppie di figure (ad esempio, se i vangeli sono stati falsificati perché ci si è preoccupati di nascondere il fatto che Simone e Giacomo fossero fratelli, ma non che fossero Boanerghes? E così via, le obiezioni sarebbero moltissime).

Prova numero due dell’inesistenza storica di Gesù.

La seconda prova della non esistenza storica di Gesù ci sarà fornita, netta ed inconfutabile,

Usare questo tipo di aggettivi è molto pericoloso perché poi ci si aspetta proprio questo: una prova netta e inconfutabile.

mettendo in diretto confronto la figura del Messia dei Testi Sacri, detto il Nazareno, con il Messia della Storia, detto il Nazireo, entrambi pretendenti al trono di Gerusalemme in qualità di “re dei Giudei”.

Messia dei Testi Sacri.

Il Messia dei Testi Sacri, al quale la Chiesa ha dato il nome di Gesù, ci viene presentato secondo i seguenti dati anagrafici:

a)Paternità :figlio primogenito di Giuseppe.

b) Luogo di nascita: Betlemme, anche se Marco e Giovanni non ne fanno menzione nelle loro biografie cominciando il racconto della sua vita da quando aveva trent’anni.

c)Residenza: Nazaret, perché la città natale di suo padre Giuseppe, secondo il biografo Dottor Luca, perché ha dovuto rifuggiarcisi dal ritorno dall’Egitto dove si era rifugiato per sfuggire alla strage degli innocenti ordinata da Erode che voleva ucciderlo perché ritenuto suo concorrente al trono di Gerusalemme.

d) Professione: Rabbi.

e)Ha due appellativi, quello di Galileo perché Nazaret si trovava nella regione della Galilea, e quello di Nazareno che gli viene dalla città di Nazaret, considerata sua patria per adozione da Matteo e per discendenza atavica da Luca.

f)Inizia la sua missione di predicatore formando una squadra di dodici discepoli, dei quali alcuni sono suoi fratelli che si chiamano Simone Pietro, detto Cefa, figlio di Giona, Giacomo il Maggiore detto Boanerghe, Giuda detto Teudas (Taddeo), Giacomo il Minore detto Zelota… degli altri otto, essendo alquanto complicata la spiegazione dei nomi, ne parleremo in una prossima lettera aperta.

Con questa squadra di discepoli, partendo dai confini della Siria (Mt.4,23), dopo un periodo di prediche di durata imprecisata ( tre per i biografi Matteo e Marco, due per il biografo Dottor Luca e uno soltanto per il biografo Giovanni), percorre la Palestina predicando una morale del tutto identica a quella esseno-zelota,

Questa affermazione mi pare pecchi di eccessiva sicurezza, a fronte di quanto conosciamo attualmente degli esseni possiamo dire che c’erano sicuramente molti punti in comune, ma anche molte differenze. Naturalmente il movimento “esseno-zelota” non è ancora chiaro cosa sia e da dove Cascioli lo tragga.

giunge a Gerusalemme perché è in questa città che, secondo i Testi Sacri, deve concludersi la sua missione di evangelizzatore.

Prima di entravi, ne prevede la distruzione. (Mt.24,15).

g) Sotto le feste di Pasqua, dopo aver consumato una cena nella quale i discepoli vi partecipano armati di spade, viene arrestato nel Getsemani e crocefisso sotto l’accusa di aver commesso reati di natura religiosa e politica; religiosa, per essersi dichiarato figlio di Dio, e politica, per aver sostenuto di essere il re dei Giudei (reato gravissimo per i Romani), di aver tentato di sollevare il popolo e di avere impedito di pagare i tributi a Cesare ( Lc. 23 – 1,5).

Giovanni di Gamala secondo la documentazione storica.

a)Paternità : figlio primogenito di Giuda il Galileo.

Da dove prendiamo questa informazione? Da nessuna parte si parla di Giovanni di Gamala come figlio primogenito di Giuda.

b)Luogo di nascita: Gamala, sita nella regione della Golanite confinante con la Siria.

Da dove viene questa notizia? Allo stato attuale non abbiamo alcuna testimonianza che un Giovanni, figlio di Giuda il Galileo, sia nato a Gamala.

c)Residenza:Gamala, città degli Asmonei.

d)Quale discendente della stirpe di David, viene ricercato da Erode perché lo considera un suo rivale al trono di Gerusalemme.

Da dove viene questa notizia?

e)Professione: Rabbi.

f) Ha due appellativi, quello di Galileo come suo padre Giuda, anche se di origine Golanite, perché appartenente al movimento rivoluzionario che ha sede in Galilea, e quello di Nazireo perché appartenente alla casta politico-religiosa dei Nazir alla quale il movimento rivoluzionario aveva affidato la propria propaganda secondo i canoni della morale esseno-zelota.

Qual è la fonte? Non si sa. Quello che si sa è che non abbiamo alcuna fonte che attribuisca l’appellativo di Galileo a Giovanni di Gamala (non abbiamo neanche fonti che attestino l’esistenza di Giovanni di Gamala). Anche sulla casta politico-religiosa dei Nazir ci chiediamo quali sono le fonti.

g)Inizia la sua missione di propagandista rivoluzionario costituendo una banda di guerriglieri, autonominatasi “Boanerghes” (figli della vendetta),

Abbiamo già detto che non esiste alcuna fonte che parli di una banda detta “Boanerghes” la cui etimologia è, tra l’altro incerta. Gli unici che usano il termine Boanerghes sono i Vangeli che parlano di due fratelli. Ci chiediamo, per l’ennesima volta, quale sia la fonte di Cascioli?

della quale fanno parte i suoi sei fratelli, i cui nomi sono Simone Barjiona, detto Cefa, Giacomo il Maggiore, detto Boanerghe, Giuda, detto Teuda, Giacomo il Minore, detto Zelota, Giuseppe e Menahem. Con questa banda di guerriglieri, partendo dalla sua regione Golanite, che si trova ai confini della Siria, percorre la Palestina per concludere la sua missione in Giudea con la conquista di Gerusalemme.

Gli unici figli di Giuda il Galileo certi e documentati sono Simone e Giacobbe (Giacomo), poi abbiamo un Jair detto discendente di Giuda il Galileo e un Menahem che è più probabile fosse suo nipote. Quali sono, invece, le fonti di Cascioli?

e) Sotto le feste di Pasqua (era in questa ricorrenza che i rivoluzionari organizzavano le rivolte approfittando della confusione generata dal forte afflusso di pellegrini) viene catturato nel Getsemani e quindi crocifisso sotto l’accusa di promotore di una rivolta.

Salta subito all’occhio che non c’è alcun termine di paragone tra le due figure, nessuna fonte storica o alcuna considerazione logico/razionale che ne permetta l’accostamento. Però, se vogliamo sapere qualcosa in più su Giovanni di Gamala, proviamo ad andare a vedere cosa dice di lui Wikipedia: “Giovanni di Gamala è un personaggio del romanzo del XIX secolo For the Temple. A tale of the Fall of Jerusalem, 1888 di George Alfred Henty. […] Henty precisa nella prefazione del suo libro che Giovanni di Gamala è una sua creazione letteraria.”.

Quindi da una parte un personaggio con duemila anni di studi e migliaia di fonti di riferimento, dall’altra un personaggio il cui unico riferimento preciso è un romanzo del 1888 che lo identifica chiaramente come personaggio di fantasia.

Confronto storico-geografico tra Nazaret e Gamala.

Come si vede dai due estratti sopra riportati, ci troviamo di fronte a due personaggi che, tolto qualche dato, come la paternità e la città da cui provengono, hanno tutto il resto in comune.

A dire la verità hanno tutto di differente, non ultimo il fatto che per uno dei due non esiste alcuna fonte di riferimento.

Sono entrambi perseguitati da Erode perché vede in essi dei probabili rivali al trono di Gerusalemme quali discendenti della stirpe di Davide, sono tutti e due Rabbi, hanno lo stesso appellativo di “Galileo”,sono capi di due squadre composte da seguaci tra cui ci sono loro fratelli che hanno lo stesso nome, e iniziano, sia l’uno che l’altro, la loro missione dai confini della Siria per concluderla sotto le feste di Pasqua a Gerusalemme, dove vengono catturati nell’orto del Getsemani per essere crocefissi sotto l’accusa di rivoltosi.

Veramente queste sono conclusioni del tutto personali senza nessun fondamento storico, come abbiamo mostrato poco sopra.

Lasciando da parte le paternità che non possono essere discusse su un piano storico perché quella di Giuseppe, attribuita a Gesù dai Testi Sacri, non è altro che il risultato di un’immaginaria elaborazione biblica,

passiamo ad esaminare l’altra differenza che possiamo affermare essere la sola che si oppone a fare dei due personaggi la stessa persona, cioè quella riguardante le due città che vengono indicate come loro patrie; la città di Nazaret che viene attribuita a Gesù dai vangeli e la città di Gamella che viene attribuita a Ezechia, nonno di Giovanni, da Giuseppe Flavio.

Nazaret. Lasciando l’annosa discussione riguardo la sua esistenza al tempo di Gesù che da alcuni è negata perché nessun documento ne parla prima del IX secolo,

In realtà nel 1962 venne scoperta a Cesarea un’iscrizione del III secolo d. C. che riporta il nome Nazareth in ebraico.

Gamala, seguendo lo stesso ragionamento, è ancora meno attestata di Nazareth dal momento che ne parla solo Giuseppe Flavio i cui manoscritti più tardi che abbiamo sono dell’undicesimo secolo dopo Cristo.

mentre da altri viene riconosciuta sotto forma di un piccolo raggruppamento di capanne dai tetti di paglia, procediamo nella dimostrazione della seconda prova considerando Nazaret nella sua posizione geografica leggermente collinare distante circa trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade. Analizzando i vangeli non si può non restare sorpresi dal fatto che le descrizioni che essi fanno della patria di Gesù non hanno nulla a che vedere con la realtà .

Leggiamo insieme: <<Terminate queste parabole, Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella Sinagoga. La gente del suo paese, riconosciutolo, si mise a parlare di lui. Gesù, udito ciò che dicevano, partì di là su una barca, ma visto che la gente restava sulla spiaggia guarì i malati e moltiplicò i pani e i pesci. Congedata la folla, salì sul monte e si mise a pregare. Dal monte vide che sotto, nel lago di Tiberiade, la barca degli apostoli era messa in pericolo dalle onde generate dal vento che si era improvvisamente

levato>>. (Mt. 13,2).

Matteo 13,2 riporta solo: “Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.”

Inoltre, sempre Matteo 4,13: “e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,” e Matteo 13, 53-58, dopo che Gesù ha finito tutto il suo discorso sulle parabole: “[53]Terminate queste parabole, Gesù partì di là [54]e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? [55]Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? [56]E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. [57]E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. [58]E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.”

Da tutto questo è estremamente probabile che nel passo citato da Cascioli, e preso da dove esattamente non si capisce, si parli di Cafarnao e non di Nazaret.

Se la patria di Gesù è Nazaret, come viene affermato dalla Chiesa, e Nazaret è una città situata su una zona leggermente collinare e lontana dal lago di Tiberiade trentacinque chilometri, vorrei che almeno uno dei tre (don Enrico Righi, il card. Biffi e il Vescovo Carraro), ai quali mi sono rivolto perché mi dessero una prova, una soltanto, dell’esistenza storica di Gesù,mi spiegasse come possa esserci una riva, delle barche e un monte che si erge sul lago di Tiberiade.

Semplicemente perché, molto probabilmente, si parla di Cafarnao che è proprio in riva al lago di Tiberiade.

Una vera contraddizione che non può trovare nessuna giustificazione, anche la più assurda, dal momento che la troviamo ripetutamente confermata da tutti gli evangelisti come risulta dai passi sotto riportati:

<<Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di Sabato nella sinagoga e si alzò a leggere… all’udire queste cose tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero al ciglio del monte sul quale la città era situata per gettarlo giù dal precipizio, ma egli, passando in mezzo a loro se ne andò>>. (Lc. 4- 14 e segg.).

Questo è l’unico passo che può creare qualche difficoltà, se però si va a studiare il termine greco che noi traduciamo con precipizio, scopriamo che in realtà esso indica anche il terrazzamento usato per le coltivazioni.

<<Quel giorno Gesù uscì di casa e, sedutosi in riva al mare(lago diTiberiade), cominciò a raccogliersi intorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca>>. (Mt. 13- 1,2).

La casa di cui si parla è, molto probabilmente, quella di Pietro a Cafarnao, in virtù di Matteo 4, 13.

<<Sentendo ciò che diceva, una gran folla si recò da Gesù. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero… salì poi sul monte,chiamò a sé quelli che volle andassero da lui… Entrò in casa e si radunò intorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure prendere cibo. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori lo mandarono a chiamare. Dopo aver spiegato chiaramente chi fossero realmente i suoi parenti, uscito di casa, Gesù si mise a insegnare di nuovo lungo il mare >>

Qui non c’è neanche il riferimento da cui il passo è preso, ma siamo ancora in Matteo e sempre in virtù di Matteo 4, 13 e di Matteo 13, 53-58 è estremamente probabile che si sia a Cafarnao, oltretutto, se fossimo a Nazareth perché sua madre e i suoi fratelli starebbero fuori di casa e lo manderebbero a chiamare dal momento che la casa sarebbe stata anche la loro?

…e come questi, tanti sono ancora i passi dei quattro evangelisti che, riferendosi alla città natale di Gesù, escludono nella maniera più evidente che Nazaret possa essere la sua patria almeno che non si voglia, e tutto è possibile alla fede, mettere barche in un paese che dista trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade e trasformare un pagliaio in una montagna.

In realtà non c’è un solo passo che in maniera inequivocabile e inconfutabile affermi una tale tesi. Anzi tutto mostra, al massimo, parecchia approssimazione utilizzata per cercare di dimostrare le proprie tesi di partenza, ma senza alcuna oggettività sui dati in possesso.

Gamala.

Se la patria di Gesù non è Nazaret, quale è allora questa città a cui si riferiscono i vangeli? La risposta ci viene da un passo della “Guerra Giudaica” nel quale Giuseppe Flavio ci parla di Ezechia, padre di Giuda il Galileo e nonno di Giovanni, pretendente al trono di Gerusalemme quale appartenente alla casta degli Asmonei discendente della stirpe di Davide:

<<Ezechia era un Rabbi appartenente a famiglia altolocata della città di Gamala che era situata sulla sponda golanite del lago di Tiberiade.

Questa città non si era sottomessa ai romani confidando nelle sue difese naturali. Da una montagna si protende infatti uno sperone dirupato il quale nel mezzo s’innalza in una gobba che dalla sommità declina con uguale pendio sia davanti che di dietro, tanto da somigliare al profilo di un cammello (gamlà ); da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano l’esatta pronuncia del nome chiamandola Gamala. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili mentre è un po’ accessibile di dietro. Ma anche qui gli abitanti, scavando una fossa trasversale, avevano sbarrato il passaggio. Le case costruite sui pendii erano fittamente disposte l’una sopra l’altra: sembrava che la città fosse appesa e sempre sul punto di cadere dall’alto su se stessa. Affacciata a mezzogiorno, la sua sommità meridionale, elevandosi a smisurata altezza, formava la rocca della città , sotto di cui un dirupo privo di mura sprofondava in un profondissimo burrone>>.(Guerra Giud. IV -4,8).

Basta rileggere uno solo dei passi evangeli citati per renderci conto che la città di Gesù, corrispondendo esattamente alla descrizione di Giuseppe Flavio, non è assolutamente Nazaret ma Gamala.

Ma come è potuto accadere che gli evangelisti siano caduti in una simile incoerenza? La risposta è semplice: il capitolo riguardante la nascita di Gesù, nel quale viene dichiarata Nazaret come patria di Gesù, fu aggiunto in Matteo e in Marco quando i vangeli erano già stati scritti e pubblicati, cioè nel IV secolo allorché i Padri della Chiesa decisero di dare a Gesù una incarnazione attraverso una nascita terrena, incarnazione che fino ad allora era stata sostenuto essere avvenuta all’età di trent’anni,nel momento del battesimo ricevuto da Giovanni, per dichiarazione di Dio: <<Questi è il mio figlio prediletto, che oggi ho generato>>.

Anche questa è solo una supposizione personale dell’autore, non supportata da alcuna prova.

Perché fu scelto proprio Nazaret, quel paese che al tempo di Gesù poteva essere tutt’al più rappresentato da un insignificante villaggio formato da quattro capanna dai tetti di paglia e non una città di maggiore importanza come Cafarnao, Sefforis o altre? Perché dovevano far sparire quell’appellativo di Nazireo che, significando “attivista del movimento rivoluzionario”, avrebbe compromesso la trasformazione di un combattente Boanerges, figlio della vedetta, in un predicatore di pace e di perdono. E, così, ancora una volta, come in tante altre trasformazioni fatte per nascondere la natura originaria zelota dei discepoli (vedi “quananite”, in nativo di Cana, “Ecariot” in nativo di Keriot, “Galileo” nativo della Galilea), ricorrendo all’espediente geografico, trasformarono “Nazireo” in “Nazareno” quale oriundo della città di Nazaret. Trasformazione che, secondo gli esegeti, spinge ad un sorriso di compassione nella sua arrogante falsità se si considera che gli abitanti di Nazaret non si chiamano nazareni, ma”Nazaretani”.

Questa è tutta una teoria personale dell’autore che non ha alcuna prova o fonte storica di riferimento e a questo punto del discorso lascia decisamente perplessi.

Dunque, se la patria di Gesù non è Nazaret ma Gamala, chi altri, in realtà , egli ha potuto essere se non quel figlio di Giuda il Galileo che, quale primogenito di sette fratelli, morì crocifisso per restaurare il regno di David di cui lui, quale asmoneo, ne pretendeva il trono?

Queste sono le prime due prove che invio come risposta al silenzio della Chiesa alla mia richiesta di una prova sull’esistenza storica di Gesù, detto il Cristo, per la quale, se mi fosse fornita, sono pronto a ritirare subito la querela contro la Chiesa, nella persona di don Enrico Righi, per abuso di credulità popolare e sostituzione di persona.

Ho detto le prime due perché altre ne seguiranno.

Il punto è che, se le prove sono di questo tenore, cioè del tutto prive di qualunque riferimento alle fonti da cui si prendono le notizie e inoltre dove ci sono delle fonti queste vengono distorte, non si capisce per quale motivo si dovrebbe perdere del tempo a leggerle. In realtà, per chiunque volesse prove dell’esistenza storica di Cristo esistono biblioteche intere di studi, di ogni tipo, sull’argomento.

Luigi Cascioli.

P.S. Risponderò ad eventuali obiezioni soltanto se mi verranno da una delle tre persone sopra nominate o da chi, prendendo il loro posto, si assuma tutta la responsabilità della Chiesa nella qualità di suo ministro. Ogni intromissione di terzi appartenenti al mondo laico, per quanto dotti e credenti possano dimostrarsi, sarà respinta.

Di seguito potete scaricare il testo completo con cui Don Silvio Barbaglia risponde puntualmente alle fantasie di Cascioli e lo fa con ampi riferimenti bibliografici per cui è possibile approfondire qualunque tema vi stuzzichi o non vi convinca del tutto. Come ho detto all’inizio gran parte dei miei interventi sono ispirati al lavoro di Don Barbaglia per cui su quel testo si trovano tutte le fonti di riferimento per le mie affermazioni.

Prima di concludere vorrei fare alcune considerazioni personali.

Ogni tanto qualcuno cerca un modo per screditare la religione cristiana e si inventa l’impossibile, ma un cristiano non deve averne paura, anzi deve saper dare ragione della propria fede. Accade però che non sempre si abbiano le conoscenze per controbattere punto su punto, allora la prima difesa sta nella nostra razionalità. La Chiesa può dar fastidio a molti, può avere i suoi difetti e si è liberi di credere o di non credere alla divinità di Gesù Cristo e al suo messaggio di salvezza, ma mettere in dubbio l’esistenza storica di Cristo e accusare la Chiesa di essere una manica di falsari non è qualcosa che riguarda la fede, bensì la ragione.

Abbiamo testimonianze di martiri cristiani nei primi anni dopo la morte di Cristo (ne parlano gli Atti degli Apostoli, ma se li ritenessimo troppo di parte, ci possiamo rivolgere a Tacito), ora si può pensare veramente che così tante persone avrebbero dato la vita per qualcosa che sapevano non essere vero o di cui avessero avuto anche un solo dubbio? In un periodo in cui la Chiesa era fuorilegge, clandestina e perseguitata (e quindi farne parte non portava nessun vantaggio, anzi)?

E’ plausibile ritenere che i Vangeli siano stati manipolati per veicolare una falsità storica quando essi stessi presentano decine e decine di passi che creano problemi di comprensibilità? Quando sono gli stessi Vangeli a richiamare la Chiesa a un comportamento migliore? Quando gli stessi apostoli, nei Vangeli, non fanno sempre una bella figura, anzi… Quando l’annuncio della risurrezione viene dato per primo alle donne che, all’epoca, non avevano neanche diritto di testimoniare in tribunale perché la loro parola non valeva nulla?

Insomma, ragione vuole che, se voglio falsificare uno o più documenti per creare un sistema da cui trarre profitto, li falsifichi meglio, non credete?

Tutto questo, da un punto di vista puramente razionale, dovrebbe essere sufficiente a rendere quantomeno strampalata ogni ipotesi di falsificazione e confermare a questi testi il loro valore storico, se poi a tutto ciò aggiungiamo l’apparato di studi filologico, paleografico, papirologico e storico scopriamo come essi siano universalmente considerati documenti storicamente attendibili.

Se invece volete approfondre il tema della storicità di Cristo i siti in rete sono molti, io mi permetto di segnalarvi questo: Storicità di Gesù

La favola di Cascioli

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18 Risposte to “La favola di Cristo?”

  1. Cecco Says:

    Gv.[1/37] E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

    *[38] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”.

    *[39] Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

    *[40] Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

    *[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: “Seguimi”.

    *[44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.

    Il giorno dopo Gesù parte da casa sua per andare in GALILEA, lungo la strada o a Betsaida incontra Filippo e lo porta con se.
    A me questi passi hanno fatto molto riflettere, dandomi visibili certezze. E a voi?

    Gv.[1/45] Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: “”.

    Questo passo, mi invita a farvi alcune domande;

    Chi ha insegnato a Filippo, (pescatore analfabeta) il V.T.?

    Sapreste dirmi, in quale libro, e in quale passo de V.T. troviamo scritto; ““Gesù figlio di Giuseppe di Nazaret?””

    Ringrazio cordialmente Cecco

    • Davide Galati Says:

      Scusami Cecco, ma non ho capito cosa volevi dire con i passi che hai citato. Di solito se un passo crea dei dubbi la cosa migliore è di rivolgersi a un sacerdote per l’aspetto spirituale o a uno storico per quello storico. Riguardo Filippo, praticamente ogni israelita conosceva ciò che c’era scritto nella Torah proprio perché veniva letta in sinagoga durante le funzioni, ma poi perché quella tradizione faceva proprio parte della cultura del popolo ebraico. Cioè Filippo non doveva per forza saper leggere per conoscere quelle cose però è difficile che fosse analfabeta dal momento che ogni israelita da un età giovanissima compiva il Bar-mitzva, ovvero il rito che lo portava a saper leggere la Torah e farsene carico, cioè diventava responsabile di fronte alla legge. Insomma magari non aveva la conoscenza di uno scriba, ma difficile fosse analfabeta, tieni conto che ciò che ha sempre tenuto unito Israele come popolo è stato il libro, non altro. Invece, porta pazienza, devo essere davvero duro di comprendonio perché non ho capito neanche l’ultima domanda.
      Filippo lo riconosce dai segni che accompagnano il Messia.
      Però questo post riguarda un argomento molto specifico non vorrei diventasse la raccolta di ogni dubbio storico-esegetico che si ha, magari per quello aprirò una pagina apposta.

  2. Rossi Andrea Says:

    Ciao Davide: volevo solo ringraziarti per gli interessanti spunti di riflessione sulla fede che puntualmente il tuo sito fornisce.
    Dal 23 al 27 Giugno sono stato a Medjugorie ed ora sono a Pazzon di Caprino fino al 17 Luglio per sfuggire un pò al caldo…:-)
    Il pellegrinaggio è stata un’esperienza abbastanza positiva, nonostante la disorganizzazione e la fiumana di gente che si è riversata il giorno 25 sul luogo.
    Per quanto riguarda la salute, sto abbastanza bene e le cure proseguono con successo. Spero di andare avanti così.
    Un saluto a te e Patrizia sperando di incontrarci presto dal vivo!

  3. Andrea Says:

    La fede e’ la negazione della ragione. Cascioli ha portato considerazioni ragionevoli sui fatti raccontati dai vangeli.
    Io mi chiedo : ha piu’ senso “fidarsi” (in atto di fede) di cio che viene raccontato nei vangeli o ha piu’ senso cercare di capire se i vangeli dicono il vero ? La risposta per chi cerca la verita’ e’ ovvia.
    La chiesa e’ solo uno strumento di potere.

    “Non la fama, non il potere, non l’amore. Datemi la verita’”

    • Davide Galati Says:

      La fede è intimamente legata alla ragione, non la nega per nulla. Ti fidi di tua madre perché lei ti ha mostrato che ti puoi fidare, ad esempio.
      Cascioli ha portato delle sue considerazioni personali, basate, come ha chiaramente dichiarato più volte, su suoi pregiudizi personali, che ha poi spacciato come scientifiche e inconfutabili. Praticamente tutti gli studiosi accreditati come tali concordano sul fatto chei Vangeli sono attendibili da un punto di vista storico. Cercare la verità è una cosa buona, ma nel farlo bisogna essere onesti, anche quando la verità che si trova non piace alle proprie idee preconcette.
      La tua ultima affermazione è esattamente la prova di quanto ho appena detto. La Chiesa è ben altro, se ti interessa la verità dovresti saperlo, ma se non ti interessa è anche inutile perdere tempo a parlarne.
      In ogni caso grazie per il tuo intervento.

  4. Chèriè Ligniere Vart Says:

    Sono sempre stato considerato da tutti una persona intelligente e da giovane ho anche frequentato la chiesa, ero capo squadra scaut. Da grande però ho voluto studiare e approfondire questioni religiose, ora non ho più dubbi, sono convinto che oltre la morte non ci sia nulla, é stato provato da molti scienziati che l’uomo é nato da un tipo di scimmia e sono stati trovati scheletri che in miliardi di anni si sono modificati ed evoluti fino ad arrivare a quello che l’uomo é oggi. Quindi la storia di Adamo ed Eva é soltanto fantasiosa e questo fa saltare anche tutto il resto che ne segue. Aggiungo che mi da fastidio vedere il Papa così esageratamente alabardato, con in testa la tiara sempre più alta e che sarà mai, già un Dio in terra?
    Chèriè Ligniere Vart

    • Davide Galati Says:

      Ciao Chèriè, in realtà di prove scientifiche di quello che affermi non ce ne sono. Naturalmente tu puoi essere convinto di qualunque cosa, ma una prova scientifica che lo dimostri non c’è. Inoltre ti inviterei a leggere la Dei Verbum, un documento del concilio Vaticano II dove è detto chiaramente il tipo di approccio cattolico alla Scrittura. La Bibbia non è un libro storico in senso stretto, non è un libro che vuole informarti (come un libro di storia), ma che vuole formarti, cioè aiutarti a crescere. La storia di Adamo ed Eva, come la chiami tu, è un racconto eziologico, cioè un racconto che vuole rispondere a una delle grandi domande dell’uomo, non un resoconto storico di ciò che accadde alla creazione dell’uomo. E’ un racconto che mette in luce alcuni aspetti importanti sui quali riflettere (l’armonia tra l’uomo e il creato e tra l’uomo e Dio che viene poi interrotta per le scelte dell’uomo). Se ti interessa approfondire l’argomento possiamo continuare a parlarne qui o, i consiglio, di parlarne con unsacerdote, ma ti assicuro che nessun cattolico e tantomeno la chiesa cattolica sostiene che ciò che dice la Genesi sia un resoconto storico degli avvenimenti. Per quanto riguarda il papa non è sempre così “alabardata”, ma solo qundo la sua funzione lo richiede, non si tratta di una ostensione di ricchezza, ma di simboli che vogliono aiutare l’uomo ad arrivare ancora meglio a Cristo. Alle volte però può capitare che accada il contrario, sopratutto perché oggi noi abbiamo spesso perso la lettura simbolica delle cose (ad esempio lo sai simbolo indica, etimologicamente, qualcosa che unisce?) e leggiamo alcuni eventi in chiave solo negativa o critica (magari aiutati da un certo tipo di cultura che è diabolica, ovvero il contrario di simbolica, infatti diavolo deriva, etimologicamente, da diaballo, un verbo greco che vuol dire, dividere, separare).
      Ciao e buona domenica

  5. Chèriè Ligniere Vart Says:

    Davide vedo che sei intervenuto 30 minuti dopo il mio scritto, la cosa mi ha insospettito visto che era ora di pranzo e di domenica, inoltre non c’è stato alcun scritto prima di me dal 2010, da un controllo leggo che sei uno scrittore di cose religiose e che hai vinto anche alcuni premi, dunque è il tuo mestiere.
    Ora la cosa mi è più chiara e preciso che mai mi sognerei di fare cambiare idea ad un credente, non lo faccio neppure con mia moglie perché sono convinto che chi crede nelle favole vive meglio, hanno almeno la speranza che alla morte non tutto sia finito.
    Il tuo consiglio di parlare con un sacerdote, l’ho già fatto molti anni fa con un prete giovane e ultimamente con uno di una certa età, non ci crederai, entrambi mi hanno confermato i loro dubbi che ci sia o no qualche cosa oltre la morte. Ricordo ancora le parole del prete giovane “corro il rischio di lavorare tutta la vita per qualche cosa che non esiste”
    Quanto al tuo discorso che la Bibbia aiuta a crescere, credo che invece aiuti a crescere lo Stato Del Vaticano visto che è proprio con questo mezzo che attirano le menti deboli e si fanno versare l’otto per mille, “miliardi” con i quali un po’ alla volta sono diventati proprietari del venti per cento della nostra Italia. (notizie 2012)
    Dal canto mio resto delle mie idee e preferisco studiare pubblicazioni di studiosi e scienziati che dimostrano chiaramente da dove proviene l’uomo, “le scimmie”.
    Ora sono vecchio e probabilmente vicino alla morte, mi sembrerebbe un’offesa alla mia intelligenza credere che dal mio corpo possa uscire un’anima e volare chissà dove.
    Ma chi si è inventata la parola “anima”, ce ne vuole di fantasia.
    Addio Galati chiudiamo qui il discorso, ti auguro tante belle cose e altri premi.

    • Davide Galati Says:

      Non capisco, davvero, quale possa essere il tuo sospetto. Semplicemente la domenica sono a casa, vengo avvertito via e-mail subito di ogni commento che appare sul blog e, quando posso, cerco di rispondere il prima possibile, mi sembra la minima cortesia nei confornti di chi mi legge e in qualche modo commenta. Sul resto non aggiungo altro, io di mestiere faccio ben altro e non scrivo cose religiose, scrivo un po’ di tutto. Da quando ho scoperto Cristo ho cominciato a usare la scrittura per divulgare la fede, ma naturalmente ognuno è libero di credere ciò che ritiene più opportuno.
      Ciao
      Davide

  6. Piero Says:

    Ho letto il libro “la favola di cristo”.

    Ho letto tutti i riferimenti e le fonti storiche della seconda parte del libro.

    Davvero Cascioli ha trovato le prove innegabili che la religione cristiana-giudaica è una menzogna.

    Cascioli ha però dimostrato una cosa molto più importante:

    Che il cristianesimo sia vero o finto, a un cristiano non importa.

    • Davide Galati Says:

      Ciao Paolo e grazie per aver scritto. Io di Cascioli ho letto quanto lui aveva pubblicato sul suo sito che è quello che trovi sul mio blog ripreso e commentato. Questo mi è stato sufficiente per decidere di non acquistare e leggere il suo libro, non perché non mi interessasse quanto diceva, ma perché l’impostazione metodologica mi era apparsa, come ho cercato di mostrare, del tutto priva di fondamento o almeno di un fondamento storico. Di Cascioli ho poi visto quasi tutti i video che si trovano su You Tube delle sue conferenze o interventi pubblici. In uno di questi, a chi gli chiedeva il perché della sua opera lui risponde chiaramente (cito il senso non le parole esatte perché vado a memoria) che dal momento che non si può dimostrare che Dio non esiste, allora dimostriamo che Gesù Cristo non è esistito. Questo è un tipo di approccio ideologico, cioè del tipo “io ho una tesi da dimostrare e cerco tutte le prove che mi aiutano a dimostrare questa tesi” non storico cioè “leggiamo i fatti e vediamo cosa ci dicono”. Ti faccio un esempio, uno solo, di questo tipo di atteggiamento e di cosa comporta partendo dal testo che Cascioli aveva messo sul suo sito e precisamente quando parla del termine greco “Barjona” che per lui vuol dire terrorista. Il termine “Barjona” è riportato solo da Mt 16,17 dopo di lui lo troviamo nel Talmud babilonese non prima del VI secolo d. C. quindi affermare con estrema certezza che il termine indicato da Matteo abbia lo stesso significato usato dal Talmud quattro o cinque secoli dopo è una scelta ideologica.
      Non è vero che al cristiano non interessi sapere se il cristianesimo sia vero o finto, i maggiori studiosi della religione cristiana sono i cristiani stessi, ma ce ne sono molti anche che non sono cristiani e tutti, usando criteri storici rigorosi e non altro, non mettono in dubbio l’esistenza storica di Gesù Cristo. Oltretutto non lo hanno mai fatto neanche gli ebrei che, se non fosse esistito, sarebbero stati quelli a maggior diritto per porlo in evidenza.
      Però se tu affermi che ci sono elementi nuovi e prove innegabili, cioè fonti, che tutto questo non sia vero postale qui e ne discutiamo affrontando l’argomento dal punto di vista puramente storico. Naturalmente ci vorrà del tempo perché questi argomenti sono altamente specialistici e non semplici da affrontare in tempi brevi, ma ti assicuro una discussione e un confronto sereno e privo di qualunque ideologia, almeno per quanto possibile. Però ti chiedo solo di non rimandarmi alla lettura del libro di Cascioli perché per quanto già letto di suo non ci sono gli elementi e i presupposti per leggere i suoi scritti, bensì riporta le prove e le fonti che ritieni innegabili e ne discutiamo.
      Grazie per il tuo contributo.

  7. Cecco Says:

    *[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di PARTIRE PER LA GALILEA; incontrò Filippo e gli disse: “Seguimi”.
    Da casa sua parte per la Galilea. Non occore molta arguzia per capire il significato di quello che si vuol dire. Il Giorno 2 Giugno a Pavia nella libreria Feltrinell, Mons. Gianfranco Poma ha affermato ciò: GESU AL LIMITE POTREBBE ANCHR NON ESISTERE; DI GESU NOI NON ABBIAMO NIENTE, NIENTE, DI GES§ NOI NON ABBIAMO NIENTE, LA TOMBA DI GESU E’ VUOTA E NON C’ E’, PERO’ e? DENTRO DI NOI. E non è il solo che fa simili affermazioni.
    Saluti Cecco.

    • Davide Galati Says:

      Innanzitutto credo che le parole di Monsignor Gianfranco Poma andrebbero contestualizzate, estrapolate così dicono tutto e niente… è un po’ il gioco che fa chi attacca la storicità di Cristo prendendo pezzi delle scritture e dando loro la lettura che preferisce secondo la tesi che vuole sostenere ignorando totalmente i criteri minimi di studio storico e filologico.
      Sul passo del Vangelo che viene citato c’è da dire che non è neanche citato bene perché non permette a chi volesse di contestualizzarlo (da quale vangelo è tratto? Da quale capitolo?) e che cosa si vuol dire? Sinceramente non lo capisco. Il mio articolo è molto chiaro e risponde punto punto alle affermazioni fatte con rigorosità, si chiederebbe a chi sostiene tesi differenti, la stessa rigorosità altrimenti siamo sempre nel campo delle opinioni, legittime, ma prive di peso scientifico.
      Faccio infine notare come in questo caso si ritiene che Cristo fosse una sorta di farabutto, Zeitgeist sostiene che Cristo non sia mai esistito e sia solo un mito solare costruito a tavolino, su un altro sito dicono che sì è esistito, ma la resurrezione è una bufala e cercano anche di dimostrarlo… e tutti affermano di avere le prove certe di quello che sostengono… ora a parte che nessuna di queste prove regge a una verifica, almeno si mettessero d’accordo tra di loro, perché se tutti sono certi e dicono tre cose diverse, qualcuno che sbaglia ci deve essere di sicuro…
      Ciao
      Davide

  8. Alessandro Pipitone Says:

    Il libero arbitrio è la cosa più bella che la religione cattolica abbia pensato che sia…Date la Verità a cristo, ma laVerità che abbia un senso…beati coloro che crederanno in me anche se non mi hanno visto…siate liberi e uguali nell’amore di Cristo…

    • Davide Galati Says:

      Ad essere sincero non ho capito bene cosa intendi, ma immagino sia colpa di un mio limite.
      Ciao e grazie del commento.

  9. Aldom Says:

    Vedo che l’ultimo commento risale al giugno 2012, quindi può darsi che tu non lo segua più.
    Prima di scrivere un qualche cosa sulle critiche che hai posto al libro di Cascioli, dammi un segno che la discussione è ancora in vita.

    • Davide Galati Says:

      Naturalmente, puoi scrivere in qualunque momento e io lo leggo e lo seguo ancora, naturalmente (questo vale in generale) pubblico solo i commenti che sono comunque espressi in maniera rispettosa di tutti e poi cerco di rispondere a tutti appena posso, questo però vuol dire che può volerci del tempo.
      Tecnicamente questo è un blog, non un forum, quindi non ci sono discussioni “chiuse”, anzi sono tutte aperte perchè non sai mai quando può arrivare qualche spunto interessante…

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