Cos’è la santità?


Sulla santità e sull’eroismo, sulla figura del santo e dell’eroe ho fatto la mia tesi di laurea, ma non ho alcuna intenzione di riscriverla qui, state tranquilli. Mi limiterò semplicemente a delineare alcune caratteristiche della santità nel cattolicesimo, se invece qualcuno fosse interessato a leggere la mia tesi mi contatti pure in privato. L’idea che abbiamo di santo è indubbiamente legata all’iconografia, spesso derivata da una sensibilità molto diversa dalla nostra e quindi il rischio è che il santo ci sembri qualcuno perfetto nella vita cristiana, qualcuno toccato in maniera particolare da Dio, qualcuno sì da ammirare, sì da venerare, ma completamente irraggiungibile, del tutto lontano da noi. Quello che invece spesso ignoriamo è la storia dei santi, una storia che ci mostra come nessuno è nato già santo, ma come ognuno di essi ha un passato unico, alcuni burrascosi, altri più normali, alcuni hanno avuto vite disastrate, altri vite consacrate (basti pensare alla diversità di vita tra San Camillo e San Massimiliamo Kolbe) eppure tutti, ciascuno per la propria strada sono giunti alla santità. Questo dimostra che la chiamata alla santità è per tutti, in ogni momento della nostra vita, indipendentemente da ciò che abbiamo fatto fino a quel momento. Però noi dobbiamo accettare questa chiamata. E in cosa consiste la santità? A cosa siamo chiamati quando siamo chiamati alla santità? Ad amare, ad amare Dio con tutto noi stessi, in modo da poter poi riversare questo amore di Dio sugli altri. Questa è la santità e Gesù, Dio, non ci chiede di essere già santi per rispondere a questa chiamata, ma solo di lasciarci amare da Lui e di amarlo, in qualunque momento. Ciò che abbiamo fatto prima non conta, è perdonato, se davvero ne siamo pentiti, se davvero vogliamo amare. Il padre, nella parabola del figliol prodigo, non fa neanche parlare il figlio che torna a casa, ma gli corre incontro e lo abbraccia, così com’è: sporco, puzzolente, sconfitto, derelitto… Il santo non è un uomo che non pecca, ma è un uomo che ama Dio, questo è ciò a cui siamo chiamati tutti, in ogni momento.

vigna1Matteo 20:1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

– Mi scusi, ma lei è un sant’uomo? – la donna aveva una certa età e si muoveva a fatica, appoggiandosi a un bastone.

– Io? – il vecchio la guardò perplesso – Non credo, ma se anche fosse non penso che dovrei essere io a dirlo…

– Ah, sì forse ha ragione, eppure lei mi pare proprio un sant’uomo. – insistette la donna fissando i sui occhi in quelli del vecchio.

– Mi dispiace, ma non capisco proprio da dove le venga questa convinzione. Forse perché mi vede qui seduto da solo?

– Oh no, ci sono molte persone che se ne stanno da sole, ma non hanno nulla di santo.

– E allora non capisco, forse è la barba o l’età…

– Ma no, – la signora quasi scoppiò a ridere – io mi sa che sono più vecchia di lei e le assicuro che di santo non ho proprio nulla e in quanto alla barba ho conosciuto uomini che la portavano anche più lunga, ma tutto erano tranne che santi.

– E io le posso assicurare che anche io sono tutt’altro, non ho mai fatto nessun miracolo.

– Non ne dubito, ma non sono i miracoli a fare i santi… no, no… mi dica, – l’anziana signora lo scrutava sornione – perché sta lì seduto?

– Osservo la gente, guardo il mondo, alle volte mi capita di parlare con le persone e scopro molte cose nuove e interessanti.

– E perché lo fa?

– Perché è bello, la gente è bella, mi piace osservarla, parlarci.

– Ma scommetto che non sempre quello di cui parla la gente è bello, no?

– No, è vero, non sempre, alle volte c’è dubbio, paura, disperazione… no, non sempre è bello, ma ascoltarli sì che è bello. Ascoltarli vuol dire farli entrare nella tua vita, dire loro che sono importanti.

– E poi cosa dice loro?

– Non molto a dire il vero, cerco sempre di non giudicarli e di limitarmi a dire quello che penso quando mi sembra possa essere utile, ma poi sta a loro decidere se lo è veramente.

La vecchia sorrise contenta: – Ecco, lo dicevo io, lei è un santo!

– Ancora non capisco perché… non faccio altro che star seduto a guardare la gente e ascoltarla.

– No, lei fa di più, lei ama quella gente e la ama con un amore che è paziente e generoso, benigno e senza giudizio. Un amore che non viene solo dal suo cuore, ma che nasce da qualcosa di più profondo e immenso… mi sbaglio?

A quel punto fu il vecchio a sorridere sornione, senza rispondere, l’anziana signora abbassò il capo in segno di salutò e si allontanò lentamente sempre appoggiandosi al proprio bastone. Quando fu lontana il vecchio mormorò un’unica parola: – Grazie… – e continuò a guardarla finché poté poi tornò a fissare il crocevia.

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2 Risposte to “Cos’è la santità?”

  1. shamaysan Says:

    Buongiorno!
    Visto che hai fatto la tua tesi sulla santità (sarebbe interessante conoscerla..) mi potresti aiutare a trovare il libro di A. Festugière intitolato appunto La Sainteté?
    Lo sto cercando disperatamente ma non lo trovo e le biblioteche francesi comunali che lo hanno non inviano fotocopie…😟
    Grazie per rispondermi!
    Buona domenica!

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