Cosa pensa la Chiesa dell’omosessualità?


Prima di iniziare vorrei fare una premessa. Ho la netta sensazione che parlare di omosessualità, se non si è allineati a un certo tipo di cultura, sia estremamente pericoloso. Si rischia di essere tacciati di razzismo, di discriminazione, di avere posizioni medievali, fasciste o quant’altro. Qualcuno potrebbe credere che sono prevenuto, ma non è così mi limito a osservare i fatti, ve ne cito solo uno quale esempio: la canzone di Povia a Sanremo 2009, “Luca era gay”. Ancora prima che il testo di questa canzone fosse conosciuto già si era cominciata ad attaccarla definendo lei e l’autore come ho detto sopra. Io penso che la canzone ormai l’abbiamo sentita tutti, cosa aveva di così scandaloso? Nulla, obiettivamente nulla, tra l’altro era molto chiara nel sottolineare che parlava solo di una storia personale e non di un paradigma. Curioso quindi che sia stata attaccata e proprio da una cultura che ritiene la libertà di poter fare ed essere ciò che si vuole la propria bandiera. Una cultura che sostiene che se uno nasce uomo, ma si sente donna può diventare donna, ma che non accetta che se uno è gay e vuole essere eterosessuale possa diventare eterosessuale. Una libertà e un rispetto che sembra andare a senso unico spesso. Ecco perché ho la sensazione di cui accennavo poco sopra, però le sensazioni possono anche essere sbagliate. Premessa finita, iniziamo a vedere cosa dice la Chiesa dell’omosessualità e delle persone omosessuali e lo facciamo direttamente dal Catechismo: “L’omosessualità designa le relazioni tra uomini e donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso la virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2357-2358-2359)

Personalmente non ho ricordi di aver mai letto o sentito parole più rispettose, degne e belle a riguardo degli omosessuali. C’è una posizione chiara e forte, riguardo agli atti omosessuali, ma altrettanto forte e chiara è quella sulle persone omosessuali ed è una posizione che li tratta con grande amore, rispetto e responsabilità. Certo, si potrebbe obiettare, ci sono anche delle belle parole, ma io sono omosessuale e la Chiesa mi rifiuta e mi condanna. C’è un errore profondo in questo, un errore che ha davvero del diabolico perché mina i rapporti e crea divisioni (il termine diavolo deriva dal greco “diabolos”, che significa “Il divisore”, da “dia” e “ballo”, dividere. L’opposto di “sin” e “ballo”, unire, da cui “simbolo”). L’errore nasce dal fatto di credere che tu sei la tua sessualità, quindi che tu sei eterosessuale o omosessuale, invece noi, ognuno di noi, è molto, molto di più e la nostra sessualità è solo una parte di ciò che siamo. Una parte che ha la sua importanza, ma che non definisce ed esaurisce la nostra identità. Quando ciò accade, quando noi ci definiamo solo rispetto alla nostra sessualità noi non abbiamo una corretta percezione di ciò che siamo e viviamo uno squilibrio enorme, tanto che rischiamo di essere proiettati del tutto verso il sesso e basta. Questo indipendentemente dal fatto di essere eterosessuale od omosessuale, esistono molti uomini che passano da un letto a un altro perché definiscono la loro importanza solo in base alle dimensioni del loro pene e del numero di letti in cui riescono a infilarsi, lo stesso accade anche alle donne, con in più il fatto che spesso vivono la propria sessualità come la prova di non valere nulla, si rendono e diventano semplici oggetti di piacere, fingono, mentono, simulano.

Invece la Chiesa cosa dice? Dice che ognuno di noi è figlio di Dio, figlio del Re, ognuno di noi vale il Sangue di Dio, vale quindi immensamente, ognuno di noi, con le sue particolarità, con la sua unicità. Cosa comporta questo? Comporta che ognuno di noi merita, ha cioè il diritto, di realizzare se stesso al massimo grado, di avere cioè il massimo. E qual è questo massimo? E’ di essere avvolti nell’Amore, cioè di usare tutte le proprie capacità, le proprie abilità, anche i propri difetti, la propria croce, per donare Amore e ricevere Amore. L’Amore che è Dio, Verità e Libertà e l’Amore è immutabile ed è aperto alla vita, crea vita, nuova vita. Ecco perché la Chiesa non può mai approvare l’atto omosessuale perché è un atto che non crea nessuna vita, che non ha, neanche in potenza, la possibilità di creare vita. Lo stesso motivo, in sostanza, per cui la Chiesa non accetta la masturbazione o l’uso di metodi contraccettivi che non siano naturali. Quindi alle persone che sentono una pulsione omosessuale, la Chiesa chiede le stese cose che chiede a una persona eterosessuale, ovvero la castità al di fuori del matrimonio con una donna. Le cose da dire sarebbero ancora molte, sia da un punto di vista scientifico che storico, sociale e psicologico quindi magari tornerò sull’argomento in futuro. Vorrei però concludere dicendo che se le parole del catechismo sono le più rispettose, degne e belle che abbia mai letto e sentito riguardo degli omosessuali la realtà dei fatti è spesso molto diversa. Noi cristiani non di rado, nei fatti, discriminiamo, offendiamo, emarginiamo gli omosessuali, tradendo così l’Amore di Cristo e impedendo loro di vedere questo Amore. Quindi se è vero che dobbiamo essere sempre vigili, perché alle volte il lupo si traveste da agnello e una mela marcia in un cesto può guastare tutte le altre, è altrettanto vero che noi abbiamo l’imperativo categorico dell’Amore di Cristo e la consapevolezza che se Lui è al nostro fianco non avremo mai a temere alcun male, ma Lui è sempre al nostro fianco, dobbiamo essere noi a voler camminare nella direzione che Lui ci indica.

bibbia-luce1Salmo 122

A te levo i miei occhi,

a te che abiti nei cieli.

Ecco, come gli occhi dei servi

alla mano dei loro padroni;

come gli occhi della schiava,

alla mano della sua padrona,

così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio,

finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,

già troppo ci hanno colmato di scherni,

noi siamo troppo sazi

degli scherni dei gaudenti,

del disprezzo dei superbi.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo aveva una faccia funerea, teneva gli occhi bassi e camminava con un passo nervoso, quasi sincopato. Il vecchio lo aveva notato subito e non aveva smesso di seguirlo con lo sguardo. Cercava di evitare gli altri viandanti, ma non poté evitare di passare vicino al vecchio che lo salutò cordialmente: – Ciao!

Il ragazzo si fermò, stupito che qualcuno gli rivolgesse la parola, fissò il vecchio e sussurrò una risposta che quasi non si sentì.

– Devi parlare più forte se vuoi che ti senta, ormai con l’età se ne sta andando anche il mio udito.

– Mi scusi…

– Dammi pure del tu, ragazzo mio. Certo che hai una faccia che sembra tu debba andare a un funerale.

– Magari, forse sarei più allegro.

– Se era una battuta non era un granché e se invece non lo era ti assicuro che avrei i miei dubbi al riguardo. Cos’è che ti angustia, se posso permettermi di chiedertelo?

Il ragazzo guardò il vecchio in silenzio, chiaramente dubbioso e tormentato sul fatto di confidarsi o meno, alla fine tirò un profondo sospiro e iniziò a parlare: – Ho proprio bisogno di parlare con qualcuno e in fin dei conti non vedo che male può fare farlo con lei che neanche mi conosce.- il vecchio annuì e il ragazzo proseguì – Da qualche giorno ho scoperto, anzi realizzato che sono omosessuale.

– Ed è questo che ti crea ansia?

Il ragazzo rimase in silenzio un attimo che sembrò interminabile, poi aggiunse: – Sono cattolico.

– Capisco, e credi veramente nella tua fede?

– Sì, mi ha sempre sostenuto in molti momenti difficili e sono pienamente convinto di ciò che insegna… ma ora… ora come faccio? Come posso convivere con… con questo?

– Da come ne parli sembra che sia qualcosa di inaffrontabile, invece non credo sia così.

– Lei… tu, cioè, non puoi capire… è un dramma…

– Sicuramente non posso capire completamente ciò che provi tu, però mi sembra che tu ti stia concentrando sulle cose sbagliate.

– Cioè?

– Se non ricordo male la dottrina cattolica indica il comportamento omosessuale come peccato e non condanna l’omosessuale.

– Grazie tante, a parte che la distinzione mi sembra tanto di forma più che di sostanza, io comunque sono così, ho questi impulsi, questi istinti, questi desideri, non posso essere diverso.

– Ma forse neanche devi esserlo.

– Non ti capisco…

– Se pensi alle cose che la Chiesa Cattolica indica e condanna come peccati vedrai che si possono ricondurre a pochi tratti, tutti caratterizzati dal fatto di essere impulsi, istinti e desideri per l’uomo.

– Mi dispiace, non capisco dove vuoi arrivare…

– Se tu fossi invidioso, l’invidia per te sarebbe un impulso, un istinto, un desiderio non una scelta razionale, è il non essere invidioso che è una scelta e lo stesso vale per te.

– Non mi sembra proprio la stessa cosa, l’invidia è un peccato, certo, ma non mi sembra proprio paragonabile…

– Questo perché non la vivi, vedrai che per chi la vive è un dramma simile al tuo, almeno se si vuole vivere le cose con coscienza e responsabilità. Tu ora ti stai concentrando solo su ciò che vivi e ti sembra insormontabile, ma se lo guardi in maniera più ampia vedrai che anche nei confronti dell’omosessualità la chiesa chiede la stessa cosa che chiede per gli altri peccati, ovvero la voglia di rinunziare a essi. Ed ecco che allora ti sarà più chiaro anche che, la distinzione tra peccato e peccatore, cioè tra atto e attore non è per nulla una distinzione di forma, ma di profonda sostanza.

– Per essere uno che sta fermo in un crocevia te ne intendi parecchio.

– Tu mi lusinghi, ragazzo mio, io sono solo un buon ascoltatore.

– Sarà, ma io rimango ancora col mio dramma… sono omosessuale e sono cattolico… come posso conciliare la mia fede con la mia sessualità?

– Tu non sei né omosessuale né cattolico, tu sei tu, nel senso che non è l’essere omosessuale o l’essere cattolico che esaurisce totalmente il tuo essere. Tu sei molto di più della tua sessualità e della tua fede, sei il risultato della somma anche di questi aspetti. E sei tu che, in piena libertà, decidi la scala dei tuoi valori, e se decidi che la fede è più importante del sesso allora ciò ha delle conseguenze, ma conseguenze ci sono anche se decidi il contrario.

– Come la dici tu sembra così semplice, ma semplice non è, la mia fede mi chiede qualcosa di estremamente difficile!

– Certo, ma se ti chiedesse solo cose facili che valore avrebbero? E poi cosa ti chiede di diverso da quello che chiede a chi si consacra a Dio? – il ragazzo rimase in silenzio, sorpreso e il vecchio continuò – Ti chiede di non peccare e, nel tuo caso, il non peccare equivale alla castità.

– Già… ma chi si consacra fa una scelta volontaria, invece io non ho fatto alcuna scelta, io sono così!

– Se tu sei così davvero o no, io non lo so, non è compito mio dirlo, ma se anche tu sei così e non hai scelto di esserlo, in ogni momento puoi invece scegliere ciò che fai, quindi ogni tuo atto è una scelta, a meno che tu non voglia credere di essere schiavo dei tuoi istinti, impulsi e desideri.

– Non lo so… – il ragazzo scosse la testa con forza -… comunque grazie per avermi ascoltato. Avete detto cose importanti e serie, ci penserò, ma non è facile, per nulla… Grazie, ora è meglio che vada- e così dicendo si allontanò dal crocevia, lungo una strada con poca gente.

Il vecchio lo guardò allontanarsi, poi mormorò piano: – Non è mai facile…lottare contro il peccato, non è mai facile… – e tornò a fissare il crocevia.

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9 Risposte to “Cosa pensa la Chiesa dell’omosessualità?”

  1. Anna Raio Says:

    volevo condividerlo su facebook…

  2. MrEnglishsoul Says:

    Ebbene, condivido molto di ciò che è stato affermato, ma non tutto. La parola che forse è più pesante nei nostri riguardi è “compassione”. Perchè mai noi dovremmo essere oggetto di compassione da parte della Chiesa? Il solo concetto di compassione indica in noi un difetto ed un’accettazione che non serve per il semplice motivo che non abbiamo bisogno di essere accettati. Noi siamo parte della realtà, della Natura (e ci tengo a sottlineare questo). Sarebbe strano se dicessi di accettare le persone che voi definite normali? Quando poi la normalità è un semplice punto di vista, non pensa? La filosofia ci insegna a vivere secondo natura, allora perchè dovremmo essere casti? Noi esprimiamo semplicemente ciò che siamo, come lo fanno tutti gli altri. E se spesso sembriamo esagerare nel difenderci è perchè abbiamo, per secoli, dovuto affrontare i giudizi degli altri, i loro insulti, le loro cattiverie.
    Ma ad ogni modo, io credo in Dio e so che lui mi ama, questo è l’importante. Se poi la Chiesa mi ritiene un malato, perchè è questo quello che gli uomini di Chiesa pensano di noi, anche se il passo citato da lei è profondo e condivisibile, non mi importa. Come ho già detto, è l’amore di Dio di cui ho bisogno, non del vostro.

    Spero di non essere stato arrogante, accetto il suo punto di vista e la saluto.

    • Davide Galati Says:

      Ciao Stefano, spero di poterti dare del tu, grazie del tuo intervento. Non vorrei aggiungere molto a quanto ho già scritto e a quanto scrivi tu. Io non posso scusarmi per nessuno se non per me, personalmente cerco di fare mio il passo del catechismo che ho citato e di evitare ogni giudizio, insulto o cattiveria nei confronti di chiunque, ma in particolare di persone che già di loro rischiano un’emarginazione molto forte. Perché come ho scritto se è vero che le parole sono belle poi nei fatti la realtà è diversa anche tra i cristiani (dove forse si nota di più proprio perché la differenza tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è stride maggiormente). Mi permetto solo di dire che, a mio avviso, la parola “compassione” è da leggersi nel primo significato che ha questo termine nel vocabolario e cioè: “Sentimento o atteggiamento di sofferta partecipazione ai mali e dolori altrui”, non in quello che spesso comunemente le diamo di “compatimento” quasi un’insofferenza mista a disprezzo. Ognuno di noi ha la sua croce e, nel cristianesimo, la croce, se la si prende e si segue Cristo diventa strumento di salvezza, non di condanna. Strumento di resurrezione, non di morte. Certo dal punto di vista dell’uomo la croce vuol dire morte e condanna, ma per Dio no. Quindi nessuna accettazione, nessuna tolleranza, nessun compatimento, in senso spregiativo, ma solo rispetto, un vero, autentico rispetto, cercando di seguire quanto indica il catechismo e quanto ci ha mostrato Gesù testimoniando il suo Amore per tutti con la sua morte.
      Grazie di nuovo, Stefano, per il tuo intervento.

  3. MrEnglishsoul Says:

    Condivido e ringrazio. Sembra che con lei ci sia ancora speranza per la nostra Chiesa, in un periodo in cui vacilla più che mai!

  4. michele Says:

    Salve mi chiamo Michele e vorrei farle delle domande senza essere polemico ma ho veramente interesse a cercare di capire alcune cose.
    Mi sembra di capire da quello che scrive che la chiesa chiede agli omosessuali di perseguire la castità perchè l’ atto sessuale fra due persone dello stesso sesso “non crea nessuna vita” :
    -però perchè un omosessuale non può fare il prete anche se rispetta la castità? (come del resto fanno tutti i preti)
    -nel caso che due omosessuali volessero amarsi e stare insieme perchè non possono sposarsi? (potrebbero comunque mantenere la castità )
    -nel caso della contraccezione tra uomo e donna la chiesa ammette “metodi naturali” quindi di poter fare sesso senza procreare, perchè?

    • Davide Galati Says:

      Ciao Michele, grazie per aver visitato il sito e grazie per le tue domande. Io cerco di darti una prima risposta basandomi sulle mie conoscenze che sono sicuramente limitate per cui se ci fossero errori o incompletezze chiunque può correggermi o integrarmi.
      – Non so se ci sia uno specifico divieto per gli omosessuali ad essere preti, sicuramente c’è l’indicazione ad un’attenzione maggiore perché le difficoltà che una persona omosessuale può incontrare in un percorso di questo tipo possono essere superiori.
      – Perchè il matrimonio, per sua stessa natura, presuppone un uomo e una donna, ma anche volendo andare oltre questo cambiando la definizione di matrimonio, la Chiesa non permette neanche a due eterosessuali di sposarsi e di non consumare il matrimonio, anzi questo è uno dei motivi per l’annullamento dello stesso come sacramento.
      – Perchè la Chiesa dice che lo scopo del matrimonio è unitivo e procreativo, non solo procreativo o solo unitivo, cioè in un matrimonio esistono le due dimensioni, quella del piacere e quella dell’apertura alla vita regolamentate però, secondo la Chiesa, dai ritmi naturali del corpo. Ecco il perché dei metodi naturali (inoltre, aggiungo una mia considerazione, tutti i metodi contraccettivi sono comunque a carico di uno solo dei membri della coppia, mentre con l’uso dei metodi naturali entrambi i membri della coppia sono coinvolti con eguale responsabilità.)
      Spero di essere stato almeno un po’ chiaro 🙂
      Ciao
      Davide

  5. Karim Says:

    Bello! Molto fine ed incisivo. Pacato. Lo si legge scorrevolmente. Dice tante cose, ma lascia al tempo stesso la riflessione aperta, tante riflessioni aperte, lo si percepisce dal ragazzo che comunque rimane col suo interrogativo, e si amalgama e perde nel flusso del traffico della vita. Grazie mille all’autore.

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