Cosa sono l’abbandono e la pace del cuore?


Il termine “abbandono” in italiano può avere due significati ovvero quello di “essere abbandonati” e quello di “abbandonarsi”. Il primo caso è qualcosa di terribile, se nella vita vi è mai capitato di sentirvi abbandonati da qualcuno che amavate sapete quanto sia devastante. Ognuno di noi ha bisogno di qualcuno da amare, ma anche di qualcuno che lo ami. Non si tratta di frasi fatte, ma di realtà psicologiche legate al nostro essere umani, magari non sappiamo come dare amore, magari non sappiamo come riceverlo, ma tutti, indifferentemente, sentiamo questo doppio bisogno, di dare e di ricevere amore. Se uno di questi due momenti viene a mancare l’uomo, l’essere umano, in quanto tale è sbilanciato, perde equilibrio e accadono tutta una serie di cose non sane. L’abbandono da parte di una persona che invece dovrebbe amarci può portarci all’egoismo, alla chiusura, all’incapacità di fidarsi, alla violenza. Il mondo appare tutto buio, sembra che qualunque cosa bella sia destinata a corrompersi e quindi si fa fatica a viverla e ad accettarla con serenità. Esistono, naturalmente, delle terapie che aiutano ad affrontare questo tipo di problemi, ma il vero problema è che non sempre chi ne è affetto lo riconosce e accetta di chiedere aiuto. Esiste però un Amore grande, immenso, sempre vivo e presente nella nostra vita, un Amore che non ci abbandona mai è Dio, Gesù Cristo, Spirito Santo. E’ l’Amore di Dio, incarnatosi in Gesù Cristo e presente perpetuamente nella nostra vita come Spirito Santo. Lui non ci abbandona mai, non ci rifiuta mai, ma siamo noi che ce ne allontaniamo, a volte coscientemente, a volte senza accorgercene. E quando siamo lontani da Lui, dal Suo Amore, allora siamo all’Inferno, una condizione che scegliamo noi di vivere e da cui possiamo uscire in qualunque momento decidiamo di tornare verso Dio, di abbandonarci a Lui. Veniamo così al secondo significato di “abbandono”. In Giovanni 15, 5 Gesù dice: “senza di me non potete far nulla”, non dice che non possiamo fare cose mirabili o importanti, dice che non possiamo fare nulla, quindi dobbiamo capire quale sia il modo migliore di rapportarsi a Dio in maniera tale che Dio possa agire in noi, attraverso noi e con noi. In Giovanni 4, 23-24 Gesù dice: “E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. Ecco come adorare Dio, cioè come cercarlo, come rapportarsi con Lui: in spirito e verità. Ma cosa vuol dire esattamente? Cos’è lo spirito? E’ diverso dallo Spirito di Dio, ma è qualcosa che viene ancora prima della materialità, del pensiero, di qualunque cosa, è una disposizione dell’animo, lo spirito con cui facciamo le cose, ogni cosa. Normalmente quando agiamo seguiamo uno schema di cui l’azione finale è solo la punta dell’iceberg, a monte ci sono una serie di decisioni prese dal cervello e ancora prima una certa nostra disposizione di fondo. Se, come dicevamo prima, nella nostra vita siamo stati abbandonati, il nostro pensiero, correrà istintivamente verso questa possibilità e le nostre azioni saranno una conseguenza del pensiero, se siamo stati amati accadrà lo stesso. Ma prima ancora del pensiero c’è la predisposizione del nostro animo, c’è lo spirito. Ecco che allora Gesù ci vuole dire che il nostro Io più intimo deve tendere al Signore, deve adorare il Signore, deve abbandonarsi al Signore e lo deve fare in verità, cioè ogni passaggio dallo spirito al pensiero all’azione deve essere vero, totalmente, pienamente perché la verità non conosce mezze misure, una cosa o è vera o non lo è (mentre per l’infinito, Dio, non è così: un frammento di infinito è sempre infinito). Ma come si fa ad avere uno spirito così? Solo arrivando ad abbandonarsi completamente a Dio si può e per farlo non c’è una ricetta univoca per tutti, ma ci sono delle regole guida che valgono per tutti. Regole che poi, ognuno di noi, deve calare nella sua realtà quotidiana, nella sua fatica di ogni giorno. La prima regola è quella di acquisire e conservare la pace del cuore, la serenità dell’animo, perché il Signore è il dio della pace, benedice il suo popolo nella pace dice il Salmo 29 al versetto 11 e a Elia parla non nel fuoco, nella tempesta o nel terremoto, ma nel soffio leggero del vento (1Re 19). Se il nostro cuore, il nostro spirito, sono davvero in pace allora questa pace si può diffondere su chi ci è accanto, su chi incontriamo. Raggiungere questa pace non è affatto facile, anzi, ma approfondiremo questo aspetto la settimana prossima.

presepe1Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero” (Sal 145, 18)

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La giovane donna camminava guardandosi intorno, sembrava felice, ma a un occhio attento non poteva sfuggire una certa rigidità di fondo, quasi portasse sulle sue spalle un grosso peso, ma cercasse di non darlo a vedere. Quando furono vicini fu lei a salutarlo per prima: – Buongiorno! –

– Buongiorno a lei, le conviene affrettarsi il tempo si sta rannuvolando e temo che tra un po’ ci sarà la pioggia.

La ragazza alzò gli occhi verso il cielo come se lo vedesse davvero per la prima volta, poi sorrise al vecchio, un sorriso amaro: – Ha ragione, ma non importa… mi piace la pioggia… sono le lacrime del cielo…

– Un modo poetico di vedere le cose, ma indubbiamente triste come mai?

– Forse perché sono triste… anche se magari non sembra perché sorrido…

– No, a un occhio che sa guardare la tua tristezza si vede, ragazza… quello che non si vede è cos’è che ti rende così triste…

– La paura… la paura di fidarmi, di amare… la paura di essere tradita di nuovo… – il vecchio si limitò a tacere fissando la donna che dopo un po’ riprese sistemandosi i lunghi capelli neri mossi dal vento: – Ho amato a lungo una persona, per quasi dieci anni, dovevamo sposarci… mi ha tradito… lei no ha idea di che cosa ho sentito dentro di me…

– Vuoto… freddo… buio…

– Già… un dolore che penetra nelle ossa… vorresti solo morire e invece devi vivere… è terribile…

– E’ l’inferno… è questo che ti rende così triste? Ami ancora colui che ti ha tradito?

La ragazza sorrise e gli occhi si socchiusero leggermente: – No, no, anzi lo ringrazio… credo non fosse affatto l’uomo per me, ma non l’avrei mai capito se non fosse successo in quel modo… il problema è che ora, ogni volta che entro in una relazione non sono capace di abbandonarmi totalmente. Mi aspetto sempre il tradimento, sono guardinga, non sono serena e l’altro se ne accorge e spesso fugge… mi capite?

– Perfettamente. Sei stata abbandonata e ora non riesci ad abbandonarti all’amore, non totalmente.

– Esatto! – il volto della donna si illuminò, contenta che qualcuno, finalmente, la capisse – Ma come posso superare tutto questo? Come posso fidarmi dell’amore di un uomo?

– Non puoi. – rispose sornione il vecchio – Non puoi mai fidarti dell’amore di un uomo perché esso è limitato e imperfetto per sua natura, però puoi imparare a fidarti dell’Amore – e il capo dell’uomo andò verso l’alto – quello è perfetto, infinito e non tradisce mai.

– Parlate di Dio?

– Sì, di quel Dio che è Amore e che si è incarnato per Amore, è stato tradito, umiliato, violentato, ucciso, ma non ha mai rinnegato il suo Amore… un Dio che non abbandona, mai!

– Che bello! Vorrei davvero potermi fidare di un Dio così… ma non so se ci credo, non so neanche se ho fede…

– La pioggia e il sole donano vita a questa terra, senza moriremmo. Ma la pioggia sono anche le sue lacrime, così come il sole è il suo occhio, eppure lui dona la vita della pioggia e del sole a tutti, a chi lo ama e a chi lo tradisce. Egli vede il buono e il malvagio e per entrambe le loro sofferenze piange.

– E’ vero… quanto vorrei riuscire a credere in un Amore così…

– Non importa se ora non credi perché quello che importa è che Lui crede in te, sempre, e finché sei su questa terra hai la possibilità di conoscerlo, in qualunque momento.

La ragazza stette in silenzio guardando le strade semideserte poi il cielo, passò diverso tempo, le prime gocce cominciarono a cadere. Una le cadde sulla mano, lei rimase a fissarla poi si voltò verso il vecchio e disse: – Grazie! Davvero grazie! Non sono ancora capace di abbandonarmi all’amore, ma voglio imparare. Voglio imparare a conoscere questo Amore che non tradisce mai… – e detto così si alzò e salutò il vecchio.

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2 Risposte to “Cosa sono l’abbandono e la pace del cuore?”

  1. francesco murru Says:

    in questo mondo se si hanno 5/6 figli e difficile se non impossibile avere una serenità tale da potersi abbandonare a DIO

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