La Chiesa Cattolica può parlare di politica?


E’ curioso come in una società che sembra aver fatto della libertà assoluta la sua bandiera, una libertà intesa in maniera distorta come il poter fare e dire tutto, quando alcuni soggetti parlano si alza un vero e proprio vespaio e si fa e si dice di tutto non contro il contenuto di ciò che viene detto, ma contro il fatto stesso che abbiano parlato. Uno di questi soggetti, è impossibile negarlo, è la Chiesa Cattolica. Voltaire disse: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa esprimere le tue idee”. Voltaire fu uno dei padri dell’illuminismo, ed è doppiamente curioso vedere quanti tra coloro che ritengono la ragione come principio e fine di ogni cosa siano poi i primi a ignorare le parole di Voltaire. Le obiezioni mosse al fatto che la Chiesa prenda posizione su alcune questioni di importanza notevole per la nostra vita sono diverse. La prima è che la Chiesa dovrebbe occuparsi delle cose spirituali e non di quelle materiali. Obiezione del tutto priva di senso in quanto presuppone che l’uomo si possa scindere, in maniera netta, nella sua componente spirituale e materiale. Invece sappiamo tutti, perché lo viviamo ogni giorno, quanto il nostro sentire spirituale influenzi i nostri comportamenti materiali e quanto i nostri comportamenti materiali influenzino il nostro sentire spirituale. Se, come cristiani, siamo convinti che sia nostro dovere arrivare ad amare come Dio ci ha amati, non è che poi nel nostro vivere quotidiano questo non abbia alcuna rilevanza, anzi. Viceversa, se nel nostro vivere quotidiano ci nutriamo, ad esempio, di pornografia non è che poi questo non abbia alcuna rilevanza nel nostro sentire spirituale. Mi sembra abbastanza evidente.

Un’altra obiezione comune è che intervenendo su alcuni temi molto forti (aborto, famiglia, omosessualità, eutanasia ad esempio) la Chiesa, intesa a volte nel senso del Vaticano e del Papa, interferisce e pesantemente negli affari interni di un altro stato. Un’obiezione che subito sembra avere un fondamento, ma basta soffermarsi un attimo a pensare e si vedrà come il fondamento è solo apparente. Il cristiano, che sia esso italiano, tedesco o spagnolo, è prima di tutto cristiano. La Chiesa non è un organismo politico riconosciuto a livello internazionale, ma è un corpo vivo che si estende nel mondo al di là dei confini degli stati. Lo Stato Vaticano è principalmente un simbolo che indica al mondo un soggetto preciso con cui rapportarsi ( il Papa e la curia vaticana) per tutto quello che può riguardare gli aspetti politici in senso prettamente pratico, ma il Papa è anche il pastore della Chiesa nella sua interezza, una Chiesa che non ha confini. Quando il Papa o uno dei vescovi parla, parla prima di tutto all’anima di ogni cristiano e il cristiano non può tenere ciò che ha nell’anima chiuso lì e basta, è chiamato a viverlo quotidianamente.

Quindi il fatto che la Chiesa parli di temi importanti per la nostra società dovrebbe essere visto come una ricchezza, come la possibilità di un confronto, di una crescita, come dovrebbe accadere per ogni voce che si alzi. Non significa che si deve essere d’accordo con la Chiesa, ma che si dovrebbe essere contenti che ci sia anche la sua voce, perché solo da una pluralità di voci può nascere un confronto e solo da un confronto si può crescere. Invece molti vorrebbero una Chiesa zitta, abolendo così il confronto e qualunque possibilità di crescita.

Un’altra obiezione è che la voce della Chiesa influenza la politica. Questo può anche essere vero, ma non vedo come possa essere un problema. Che cosa si vorrebbe? Che la Chiesa, o chiunque altro parlasse solo quando le sue parole non hanno la possibilità di produrre alcun effetto? Oppure si vorrebbe dare alla Chiesa la responsabilità delle scelte politiche fatte da chi è eletto dal popolo proprio per questo? E’ evidente la capziosità di una tale obiezione. Le responsabilità delle scelte politiche sono di chi queste scelte ha il potere di fare, la responsabilità della Chiesa, che è verso tutti i suoi fedeli, è invece proprio quella di esprimere chiaramente il suo pensiero sui grandi temi della società, in maniera che il credente possa liberamente orientare le sue scelte materiali in comunione col suo sentire spirituale.

Interessante è invece capire perché crea un tale fastidio una Chiesa che esprime il suo pensiero. Il motivo, secondo me, è che la Chiesa Cattolica è l’unica realtà rimasta capace di presentare un pensiero forte, cioè un pensiero solido, argomentato, con radici molto profonde. Confrontarsi con un pensiero così crea molte difficoltà, è molto più facile attaccarlo a priori cercando di impedirgli di esprimersi. Un altro esempio di pensiero forte poteva essere il comunismo, ma nel giro di pochi anni ha dimostrato tutta la sua fragilità, il capitalismo la sta mostrando adesso. Il pensiero della Chiesa invece ha una tradizione bimillenaria e il sacrificio di Dio a suo fondamento, ed è ancora vivo, pulsante, concreto e reale. Si può comprendere che si preferisca metterlo a tacere piuttosto che confrontarsi apertamente.


Deuteronomio 5, 1 Mosè convocò tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi; imparatele e mettetele diligentemente in pratica.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La coppia di giovani si sentiva ancora prima di vederla. Discutevano ad alta voce, anche se non era facile comprendere il senso delle parole trascinate dall’eco della valle. Non appena furono in vista il vecchio si mise a osservarli, notava che tra i due c’era molta familiarità e affetto, ma ciò di cui stavano discutendo doveva essere decisamente importante. Non appena furono vicini li salutò: – Buongiorno.

I due proseguirono qualche attimo nella loro conversazione, poi si fermarono guardandosi intorno, videro il vecchio e, con un po’ di imbarazzo, ricambiarono il saluto: – Ci scusi, – aggiunse la donna – stiamo discutendo di un argomento che ci appassiona molto e così ci siamo distratti.

– Nessun problema, si vede che siete parecchio coinvolti dalla discussione, ma ora mi avete incuriosito, posso chiedervi qual è l’argomento?

– Certo… – fece per rispondere la donna.

– E’ qualcosa che riguarda solo noi due, se non le dispiace – la interruppe l’uomo.

– Capisco… – mormorò l’anziano.

– Non fare il cafone! – intervenne lei – Possiamo anche dirglielo e magari ci può dare anche la sua opinione al riguardo, ci potrebbe essere utile.

– Non mi interessa l’opinione di chi non fa parte della mia famiglia e che, oltretutto, non sa nulla del problema in questione.

– Ma che ne sai tu se neanche glielo hai chiesto?

– E non ho intenzione di farlo, non voglio certo che tu ti faccia convincere dal parere del primo che trovi per strada.

– Ma che bella opinione che hai di me, davvero… pensi che ascoltare come la pensa un altro sia sufficiente a impedirmi di avere un’opinione mia?

– Non volevo dire questo…- tentò di scusarsi lui.

– Però è quello che hai detto. Sai invece io penso che più opinioni si sentono meglio è, ti permette di avere un quadro più ampio e penso di essere benissimo in grado di decidere da sola, senza farmi influenzare dalle opinioni altrui, ma valutandole e dando loro il giusto peso.

– Sì, certo come no, tu ti fai solo plagiare altroché.

– Dì piuttosto che sei tu che vorresti plagiarmi! Perché allora dovrei ascoltare solo le tue di opinioni?

– Perché io e te siamo un famiglia, lui non c’entra nulla con noi! – e così dicendo indicò il vecchio.

– E invece c’entra perché lo abbiamo incontrato sulla nostra strada e perché io voglio ascoltare la sua opinione. Cos’è? Hai paura di non essere più in grado di convincermi?

– Non essere stupida…

– Difficile dal momento che sei proprio tu che mi stai dando della stupida, o forse non vuoi che parli perché temi che metta in luce la fallacia di tutto il tuo ragionamento?

– La “fall…” che? E comunque stai solo dicendo delle assurdità, sono pienamente convinto di quanto affermo e credo di poterlo… – le parole scemarono mentre la coppia si allontanava dal crocevia, infatti avevano continuato a camminare, senza neanche accorgersi di aver superato il saggio, che continuò ad osservarli in silenzio finché non sparirono alla vista, poi tornò a guardare il crocevia.

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