Come e perché pregare?


In una società come la nostra sembra sia semplice valutare l’efficacia della preghiera, è sufficiente tenere sotto controllo chi prega e l’oggetto del suo pregare per poi verificare se si è ottenuto o meno il risultato richiesto. Se il risultato c’è stato allora dovrebbe poi essere ripetibile all’infinito, se il risultato non c’è allora è evidente che la preghiera non serve a nulla. Voler ridurre la preghiera a questo è tipico di una mentalità scientifica distorta. Non tutto è misurabile secondo parametri prestabiliti e una delle cose che, sicuramente, non sono misurabili riguarda proprio i rapporti interpersonali. Misurare l’amore tra due persone, siano essi fidanzati, sposati, amici o solo parenti, scandagliare il rapporto che si instaura e poi comprenderlo rendendolo prevedibile e dimostrabile è qualcosa di impossibile, lo sappiamo tutti. Si possono creare degli indici che diano delle valutazioni di massima, ma entrare nel mistero del rapporto tra due persone, se possibile, lo è solo fondendosi con entrambe le persone. Allora come è possibile valutare scientificamente la preghiera quando essa è il principale modo non-mediato, cioè im-mediato, per mettersi in relazione con un essere vivente che è assolutamente e infinitamente Altro da noi? Proprio questo è la preghiera, lo strumento che ci permette la relazione con Dio in quanto persona. Ecco che allora qualunque tentativo di misurare l’efficacia di questo strumento a livello scientifico ha poco senso, solo colui che prega può verificare se nella sua vita quel pregare, quel mettersi in relazione con Dio, ha avuto effetto e quale effetto. Solo tu sai davvero come è tua moglie nell’intimo, solo tu sei in grado di valutare il sorriso di tuo figlio, solo tu hai la sensibilità e l’esperienza di vita per capire il tono di voce di tua madre e cosa esso porta con sé. La preghiera produce sempre effetto perché ce lo ha promesso Gesù, non perché lo dico io (Giovanni 14:13 Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio), però non sempre riusciamo a vederlo e al di là di ciò che noi chiediamo Dio non ci esaudisce mai se ciò comporta il nostro male. La preghiera è comunque una forma antichissima, e ha anche il vantaggio di donare serenità e di costringere a fermarsi e riflettere se fatta seriamente, ma la preghiera cristiana, a differenza di tutte le altre, è un movimento che esce dal singolo per arrivare a Dio e poi ritornare sugli altri, non ritorna solo al singolo. Infatti se ciò che chiediamo nella preghiera è per Cristo, con Cristo e in Cristo non può essere altro che Amore e l’Amore cristiano si spande intorno a noi, perché nel momento in cui noi lo abbiamo dentro esso trasborda, non è contenibile. Ma come pregare? Qualcuno pensa che sia sufficiente rivolgere un pensiero a Dio ogni tanto, magari mentre è nel mezzo di altre attività. Questo è sicuramente già qualcosa, ma così come in un qualunque rapporto interpersonale è necessario prendersi del tempo specifico per dialogare, lo stesso accade con Dio. Provate a pensare se ai vostri genitori, a vostra moglie o anche a un vostro amico dite semplicemente, sai ogni tanto ti penso, senza mai trovare il tempo di andare a trovarli o parlare con loro. Si può poi arrivare a pregare in ogni momento, in ogni istante, così come si può arrivare ad amare in ogni momento, in ogni istante. Serve tempo, pazienza e allenamento, ma ne vale la pena.

La Bibbia ci viene in aiuto, riguardo la preghiera, in molti modi. Il primo è col libro dei Salmi che è un libro di preghiere del tutto interno alla Bibbia e che spesso noi utilizziamo poco. Poi con le parole di Gesù che ha detto: Matteo 6, 7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Parole semplici e chiare, eppure ricchissime di significato, tutte da meditare e assaporare ogni volta con un gusto nuovo, ma parole che si possono anche usare solo come una traccia per aprire il nostro cuore a Dio. La preghiera di noi cristiani deve essere sempre semplice, nascere dal cuore, e anche quando è ripetitiva, come ad esempio nel rosario, essa è in realtà breve (all’interno del rosario ci sono solo l’Ave Maria, il Padre Nostro e poco più) e profondamente biblica, infatti metà dell’Ave Maria è la ripetizione di brani del Vangelo. Se si ha difficoltà si possono poi trovare facilmente in commercio dei semplici libretti di preghiere che aiutano a impostare il momento che decidiamo di dedicare al Signore. Alla preghiera bisogna anche abituarsi, allenarsi, come per un’attività sportiva, e farla con costanza anche quando il nostro primo istinto è di non averne voglia.

gesupreghieraGiacomo 5,16 Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altr, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Il ragazzo arrivò appoggiandosi a una stampella, camminava a fatica e sul viso gli si leggeva chiaramente un’espressione di sofferenza mista a rabbia. Il cielo sembrava essere lo specchio del suo stato d’animo, infatti nuvoloni grigi facevano intendere che da lì a poco poteva cadere la neve. Il vecchio saggio osservava il ragazzo essendo uno degli ultimi viandanti rimasti e notava che, nonostante facesse fatica, continuava ad avanzare anche se spesso imprecava a denti stretti.

Quando fu più vicino gli chiese: – Come va? Vedo che fai molta fatica…

– Meno di quanto ne farei se non mi appoggiassi a questa stampella – rispose quello quasi mangiandosi le parole.

– Ma cosa hai fatto alla gamba?

– Io nulla, si tratta di una brutta malattia

– Mi dispiace, è per questo che ti vedo arrabbiato?

– E perché non dovrei esserlo? Ormai o sono costretto a stare chiuso in casa o vado in giro in queste condizioni, lei non sarebbe arrabbiato al posto mio?

– Non lo so, non mi sono mai trovato in una situazione simile, ma so che arrabbiarti non ti fa bene

– Questo lo so anche io e non vorrei farlo, ma non riesco a fare diversamente

– Tu credi in Dio? – chiese all’improvviso il vecchio.

Il ragazzo rimase un attimo a pensarci, poi abbassò il capo e rispose: – Sì, anche se alle volte non ho molti motivi per crederci, sì io credo in Dio

– E hai mai provato a pregarlo?

– Pregare… sì vado a messa la domenica, e ogni tanto mi ritrovo a dedicare un pensiero a Dio, ma più di così… – scosse la testa sconsolato.

– E perché? Perché se credi non sei mai andato oltre?

– Perché… perché… non lo so perché, perché credete che dovrei pregare?

– Perché se hai fede allora questa fede deve essere una fede viva e questo vuol dire che puoi e devi rivolgerti a un Dio vivo che ti ascolta e la preghiera è il modo che hai per parlare con Lui

– E cosa dovrei dirgli? Che sto male? Che sono arrabbiato?

– Sì esatto, proprio questo devi dirgli, come faresti con tuo padre, con un tuo amico… presentarti davanti a Lui così come sei… non devi per forza avere sempre buoni pensieri. Se sei stanco, arrabbiato, deluso è così che devi andare di fronte a Lui… altrimenti, se con Lui non ci parli, se da Lui ti nascondi, come può avere un rapporto con te? Come può esserti Padre e Madre e Fratello e Amico?

Il ragazzo rimase un po’ in silenzio, poi sollevò gli occhi verso il vecchio: – Forse avete ragione, ma come si fa a pregare? Temo di averlo dimenticato…

– Forse non sono la persona più adatta, dovresti parlare con un sacerdote, ma ricordo che nel Vangelo, Gesù stesso dice come pregare il Padre

– Sì, col Padre Nostro è vero

– Poi ci sono i salmi che sono un intero libro di preghiere all’interno della Bibbia, ma la cosa più importante credo sia avere costanza e abituarsi alla preghiera

– Credo sia più importante pregare quando lo si sente, quando ce n’è la voglia

– Dici? Tu vivi da solo?

– Sì, almeno finché riesco ad essere autonomo

– E i tuoi genitori li senti sempre e solo quando ne hai voglia?

– Beh no

– E i tuoi amici?

– Uhm no

– E la tua ragazza?

– Figuriamoci! – sorrise il giovane.

– E allora perché con Dio dovrebbe essere diversamente?

Il giovane rimase in silenzio assorto, poi concluse: – Già, perché…? Mi avete dato molto su cui riflettere, lo farò… ma ora devo andare, il tempo non promette nulla di buono e spero di arrivare a casa prima di bagnarmi. Grazie mille della chiacchierata e buona serata

Il vecchio sorrise bonario in risposta, poi lo osservò allontanarsi e tornò a guardare il crocevia.

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