Quello che dice la Bibbia è vero?


Qui e lì, nel corso di queste mie domande e risposte avevo già toccato l’argomento, ma sempre di sfuggita, ora proviamo a soffermarci con più attenzione. Chi legge la Bibbia si rende conto ben presto di essere di fronte a un libro insolito, alcuni episodi sono riportati più volte e magari in maniera diversa (ad esempio il racconto della creazione dell’uomo), altre volte ci sono passi che appaiono di una crudeltà estrema, in alcuni casi il testo sembra in contraddizione con se stesso, ci sono poi libri che ci sembrano del tutto lontani dalla nostra realtà, inoltre le scoperte storiche alle volte confermano quanto raccontato dalla Bibbia, altre volte se ne distaccano quindi il problema si pone sia per un credente, sia per un non credente che voglia capire cosa c’è di così affascinante in questo libro. Gli errori che si possono fare nell’accostarsi al testo sono tanti ma i più comuni sono di farlo da soli, senza alcuna preparazione e il secondo è di credere che la Bibbia sia un libro che presenti una storia coerente come può essere, ad esempio, un libro di scienza. Eppure noi credenti diciamo che la Bibbia è Parola di Dio, allora come può non essere coerente, esatta, logica? Lo è per il semplice fatto che la Bibbia parla direttamente a noi, a ciascuno di noi, della nostra vita e la nostra vita non è mai coerente, esatta logica, ma è fatica, contraddizione, volontà e fallimento, ma anche amore, tenacia, voglia di rialzarsi. E in questa vita che Dio ci parla di continuo, lo fa con la creazione, cioè con tutto ciò che incontra la nostra vita (i volti, le persone, la natura, i fatti di ogni giorno), ma lo fa anche con la Sua Parola e lo fa di continuo. Detto questo che, può anche sembrare bello, se però poi io vado e mi leggo, ad esempio, la vicenda del popolo ebreo che fugge dall’Egitto non capisco cosa c’entri con la mia vita ed ecco che allora per capire serve qualcuno che ci introduca alla Bibbia, qualcuno che ci aiuti a comprendere cosa questo testo ci sta dicendo. L’aiuto ci serve per due motivi, il primo è di ordine culturale per cui, senza una conoscenza almeno minima della storia del periodo in cui è stato scritto il testo molte cose non le capiamo (ad esempio, perché è così strano che in Giovanni XXI Gesù dica di gettare le reti dalla parte destra? Se non sappiamo come si pescava all’epoca difficile capire il senso di tutto il brano), il secondo è di ordine spirituale perché se crediamo che la Parola è stata ispirata dallo Spirito di Dio serve l’aiuto dello Spirito per comprenderla e chi più di un uomo di Dio, un uomo consacrato a Dio, può dare questo aiuto?

Se leggiamo la Bibbia in questo modo allora sì che capiamo che libro straordinario sia e di come ciò di cui parla sia vero, perché parla della nostra vita. Faccio qui un breve esempio, la vicenda dell’esodo ebraico, non parla degli ebrei, ma parla di noi. Nella nostra vita siamo contenti? Siamo davvero liberi per cui c’è piena conformità tra la nostra volontà e il nostro fare? O non ci sentiamo schiavi di convenzioni, di rituali, di abitudini che non sappiamo abbandonare anche se vorremo? Ecco che allora noi, siamo gli ebrei schiavi del Faraone che rappresenta ciò di cui vorremo liberarci , ma da cui non riusciamo. Gli ebrei alla fine si liberano, ma non ci riescono da soli, serve Mosè che li guidi e li sproni e Mosè è mandato da Dio che, nell’episodio del roveto ardente dice di vedere e conoscere le sofferenze del suo popolo. Cosa significa quindi? Che Dio vede la nostra sofferenza e ascolta le nostre preghiere e anche per ciascuno di noi manda il nostro Mosè, ma noi dobbiamo ascoltarlo, ovvero accoglierlo, seguire ciò che dice. Ma Mosè non libera il popolo ebraico dall’oggi al domani, anzi. Si scontra col Faraone diverse volte e addirittura le pene sul popolo ebraico si inaspriscono, quindi abbandonare ciò che ci rende schiavi non è per nulla facile e c’è la tentazione di lasciar perdere. Alla fine il Faraone cede, ma poi insegue il popolo ebraico. Anche se noi riusciamo a liberarci dalle nostre catene queste sono sempre dietro l’angolo non ci lasciano in pace e alle volte siamo tentati di tornare indietro (il popolo ebraico ha più volte questo pensiero nei periodi più duri). Mosè porta al popolo i Dieci Comandamenti, ovvero delle leggi. Anche noi abbiamo bisogni di leggi, leggi che non sono per farci passare da una schiavitù a un’altra, ma per renderci liberi. Ma com’è possibile che una legge renda liberi dal momento che comunque dà un obbligo? Di questo magari ne riparleremo in futuro, ma ora continuiamo ad esaminare la storia del popolo ebraico che è anche la nostra storia. La Terra Promessa non è dietro l’angolo, gli ebrei ci mettono quarant’anni per arrivarci e non fanno la strada più breve, ma quella più lunga e faticosa. Esattamente come noi quando vogliamo migliorare, lasciare la nostra schiavitù abbiamo bisogno di una guida (Mosè), ma anche di un percorso di purificazione che è, per forza di cose, lungo e ricco di tentazioni fino ad arrivare alla Terra Promessa. Terra che però non è libera, ma occupata e che quindi va conquistata. Ecco come, brevemente e per sommi capi, vi ho mostrato come una delle storie della Bibbia parli della nostra vita. Quindi non è importante se le cose davvero per gli ebrei sono andate in quel modo, ma che per noi vanno davvero in quel modo se abbiamo fede. Allora sì che possiamo abbandonare qualunque nostra schiavitù, sarà dura, il Faraone ci inseguirà e davanti avremo il Mar Rosso, ma se confideremo nel Signore e a Lui ci affideremo il Mare (le difficoltà che ci sembrano insormontabili) si aprirà per noi e si chiuderà invece sul Faraone. Certo arrivare alla Terra Promessa sarà faticoso, ma quella terra è nostra perché ci è stata promessa se avremo la fede di continuare il nostro viaggio e cosa c’è di importante nella vita che non costi sacrificio?

Ciò che c’è scritto nella Bibbia è vero, perché parla di noi, delle nostre vite non della logica matematica o della composizione delle stelle, parla delle nostre fatiche quotidiane, della difficoltà di amare e di essere amati, parla della vita vissuta e da vivere, non delle cellule.


rovetoardenteEsodo 20:2 Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo aveva una certa età, ma la portava bene. Aveva un fisico asciutto e indossava abiti comodi da camminatore esperto, un largo cappello a tesa larga e un fazzoletto annodato attorno al collo. Si sedette poco distante dal vecchio e si mise a fissare l’orizzonte con i suoi occhi chiari e penetranti.

– C’è una bella vista da qui – esclamò all’improvviso. La sua voce era autorevole, ma calda.

– Sì, è la prima volta che viene?

– Già, amo camminare, ma non mi ero mai spinto fino qui, ho sbagliato a non farlo prima

– Di cosa si occupa nella vita?

– Ero un biologo, adesso sono in pensione. Pensi che una volta raramente avevo il tempo per andare a passeggiare e leggevo delle meraviglie del mondo sui libri e le guardavo dal mio laboratorio

– Immagino fossero affascinanti anche quelle

– Oh, moltissimo… moltissimo… studiare la natura di una cellula, capire come funziona, vederla riprodursi.. sono sensazioni uniche… però…

– Però?

– Camminare, vedere il mondo, gustare la propria vita, parlare con chi si ama.. è diverso, ha tutto un altro senso… non so se riesco a spiegarmi…

– Credo di sì… in un caso è la meraviglia della perfezione, nell’altro la meraviglia dell’imperfezione

– Sì, ha capito perfettamente! Rimanevo abbagliato, come in estasi, di fronte alla perfezione matematica delle cellule… ma la gioia che può dare un rapporto umano, anche, anzi sopratutto, nel suo essere incoerente, imprevedibile, triste e lieto è qualcosa di altrettanto unico e meraviglioso pur essendo imperfetto!

– Qualcuno crede che la verità stia nei libri che parlano di cose verificabili e riproducibili…

– Lo credevo anche io sa?

– La verità sta nella vita e nei libri che parlano della vita

– E’ vero, ma mi sarebbe piaciuto capirlo prima, avrei evitato tanti errori

– Quello che è fatto ormai è fatto, è quello che possiamo ancora fare che è davvero importante

– Ha davvero ragione. Grazie della chiacchierata, ma ora è tempo che mi alzi e ritorni verso casa o mia moglie si preoccuperà

– Grazie a lei, è stato un piacere

L’uomo sorrise e si avviò per la strada per cui era venuto. Il vecchio lo guardò allontanarsi e poi tornò a fissare il crocevia

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