Dio ce l’ha con gli uomini ricchi?


No, in alcun passo, del Nuovo o del Vecchio Testamento i ricchi, in quanto tali, vengono condannati. Ogni volta che parla della ricchezza in maniera negativa Gesù lo fa riguardo all’uso che di questa ricchezza viene fatta. La famosa frase per cui sarebbe più facile che un cammello passasse per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli, mette l’accento sul fatto che è più difficile per un ricco l’entrata nel regno dei cieli, ma non impossibile. Ma perché questo? Perché la ricchezza è un male in se stesso? No, perché se così fosse, cioè se semplicemente essere ricchi fosse un male, allora per il ricco non sarebbe difficile, ma impossibile entrare nel regno dei cieli. Quello che è difficile per un ricco è usare saggiamente la sua ricchezza, non esserne schiavo. Se la ricchezza viene usata per fare del bene, se della ricchezza non si è schiavi allora la ricchezza è un dono, un dono di Dio usato saggiamente. Se la ricchezza porta a essere avari, ingordi, chiusi in se stessi allora essa è un dono di Dio usato negativamente. Sono molti gli esempi nel Vangelo dove ritroviamo questo aspetto. Nella parabola del giovane samaritano, vediamo come il samaritano usi il denaro per essere prossimo di colui che incontra sulla strada; al giovane ricco che vuole essere perfetto Gesù dice di seguire la legge e i profeti, non di essere povero, solo successivamente, dopo le insistenze del giovane gli prospetta di vendere tutto e di darlo ai poveri. Il giovane non riesce a seguire l’invito di Gesù, ma non per questo la sua ricchezza lo danna. Anzi Gesù, dice il Vangelo, lo amò ancora prima delal sua risposta negativa. Gesù stesso quando è a Gerusalemme approfitta dell’ospitalità di amici suoi facoltosi che gli permettono di alloggiare, ad esempio, nell’orto del Getsemani. Gesù non rifiuta la ricchezza e il ricco perché negativi in sé, se così fosse ci sarebbe una legittimazione alla lotta di classe, ma così non è. Gesù ama allo stesso modo sia il ricco che il povero perché entrambi sono figli di Dio e Suoi (di Cristo) fratelli, e vuole che anche essi si amino reciprocamente come Lui ama loro. Perché questo si realizzi la ricchezza può essere un ostacolo, ma non è detto che lo sia, e spetta a chi è ricco, in piena e totale libertà (che è sempre lo stile di Dio) decidere l’uso da fare della sua ricchezza. Una lettura politica di questo messaggio di Cristo è del tutto deviante. Cristo non mette il povero contro il ricco, la sua proposta, la sua visione è sempre una visione d’amore, un amore che arriva fino a dare la propria vita per l’altro. Un amore che è, quindi, condivisione, ma una condivisione che nasce dall’amore e non da una imposizione politica o di altro genere. La Chiesa avrà sempre quella che potremo definire un’opzione preferenziale per la povertà, anche perché il povero manca spesso dei generi di prima necessità per vivere, ma anche i ricchi sono figli suoi, figli di Dio, fratelli di Cristo e spesso anche loro nascondono povertà più profonde e, per certi versi, maggiormente drammatiche.

Marco 10:17 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu sai i comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre”». Ed egli rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni. Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli, quanto è difficile [per quelli che confidano nelle ricchezze] entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro: «Chi dunque può essere salvato?» Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

L’uomo arrivò al crocevia camminando lentamente, ma non per l’età, infatti nonostante i capelli bianchi e le rughe dimostrassero che di primavere doveva averne viste parecchie, il fisico asciutto, ma muscoloso era ancora in forma e attraente. Amava camminare lentamente per fermarsi ad ammirare tutta la natura che lo circondava. Il vecchio saggio lo fissava un po’ incuriosito, di solito gli anziani che arrivavano fino lì erano quasi sempre stanchi, questo invece sembrava pieno di vita. Alla fine l’uomo gli si avvicinò e gli sorrise: – Questo posto è stupendo – esclamò con un sorriso che gli illuminava il volto.

– Sì, sono d’accordo – affermò il saggio.

– E’ per quello che vi siete seduto lì? Per ammirarlo con calma?

– Sì, anche… ma mi piace anche guardare la gente che passa di qui, ognuna ha una storia diversa da raccontare

– Avete ragione e immagino ne abbiate sentito molte di storie…

– Abbastanza, volete raccontarmi la vostra?

– La mia? Beh non credo avrei molto da raccontarvi, in fondo sono un uomo felice

– Quindi credete che solo la tristezza meriti di essere raccontata?

L’uomo si fermò un attimo per riflettere, poi rispose: – No, in effetti no. Sapete in effetti tutti ci raccontano storie tristi ovunque che ci sembra che solo quelle siano degne di essere raccontate. La felicità sembra quasi debba essere nascosta…

– …invece avremmo molto più bisogno di storie felici, no?

– Era proprio quello che stavo per dire io. Allora, se le va di ascoltarmi, le racconto un po’ di me…

– La ascolto

– Sono nato più di ottant’anni fa in una famiglia nobile e ricca. I miei genitori mi hanno sempre ricolmato di affetto, così ho avuto la fortuna di potermi dedicare alle mie passioni e alo studio. presto presi le redini dell’attività di famiglia e poi incontrai Sara, la mia Sara. Non credo di poterla descrivere adeguatamente, ma non credo che esista una donna come lei. Abbiamo formato la nostra famiglia e avuto cinque figli, ora sono tutti grandi, avviati sui loro sentieri e siamo diventati nonni molte volte ormai. Devo dire che è stata una vita ricca di soddisfazioni, ma soprattutto ricca di amore

– E’ davvero una bella storia, ma è facile vivere una bella vita quando si è ricchi economicamente, no?

– Non lo so, non ho mai vissuto diversamente, quindi parlerei di cose che non conosco, però sì è stata una bella vita, ma nel senso più pieno e non banale

– Eppure di solito si dice che i soldi non comprano la felicità e anzi possono creare molti problemi, molti più di quanti ne risolvano…

– Questo è vero, ho avuto amici che, nonostante i soldi, non sono stati in grado di tenere unite le loro famiglie, ho visto fratelli rivoltarsi contro fratelli e genitori contro i figli, ma in tutti quei casi ho visto che la colpa non è stata della ricchezza, ma di chi aveva messo la ricchezza sopra tutto il resto

– E lei è riuscito a fare diversamente? Ne è sicuro? Non credo sia una cosa facile…

– Non lo è solo se si perde di vista la prospettiva. La vera ricchezza è l’uomo, questo è ciò che mi hanno insegnato i miei genitori e questo è quello che ho sempre cercato di tenere a mente, di vivere e di insegnare ai miei figli e ai miei nipoti

– Sono belle parole, ma in pratica cosa vogliono dire? Tutto e niente mi sembra…

– No, vogliono dire tutto e basta. Se si è onesti e veri, vogliono dire tutto. Vogliono dire che chi lavora per me ha una dignità che va rispettata, vogliono dire che coloro a cui vendo i miei prodotti hanno una dignità che va rispettata. Vuol dire che se guadagno 100 e con quel 100 mantengo bene me e la mia famiglia allora non cerco di guadagnare 120 e se anche guadagno 120 allora 40 lo userò per investire nella comunità in cui vivo. Quelle parole vogliono dire che non rinuncerò mai al tempo con mia moglie, coi miei figli o coi miei nipoti per qualunque cosa che riguardi il mio lavoro, gli affari o la mia ricchezza. Ecco, queste parole vogliono dire questo e molto di più ancora, le sembra abbastanza?

– Sì, direi di sì- sorrise il vecchio saggio – Lei è riuscito davvero a usare la sua ricchezza e a non esserne usato. Credo che sia questo che ha benedetto la sua vita

L’uomo sorrise, ma non aggiunse altro. Continuò a guardarsi intorno godendo di quello splendido panorama fino al tramonto, poi finché scendeva il crepuscolo salutò e tornò sui suoi passi.

Il vecchio saggio lo guardò finché non scomparve all’orizzonte, poi tornò a fissare il crocevia.

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