Chi sono i santi?


Quello dei santi è un argomento complesso che suscita molte domande e necessita di molto tempo e spazio per cercare di rispondervi in una sola volta. Iniziamo parlando della figura del santo all’interno della Chiesa Cattolica. Successivamente torneremo sull’argomento con domande più specifiche.

Iniziamo andando a scoprire l’etimologia della parola santo. Il termine latino sanctus è il participio passato di sancio che significa: “render sacro, inviolabile, sanzionare”. Differisce dal termine sacer per il fatto che implica un rito religioso. La parola sanctus si applicava, nel passato, a tutto quello che era consacrato alla divinità o che stava nei pressi del culto. Inoltre indicava spesso una vita irreprensibile e costumi puri. E’ evidente un carattere proprio non solo del santo cristiano, ma del santo in genere, che quello di essere di Dio, di essere un uomo o consacrato al suo servizio o comunque legato alla divinità, è come se nella figura del santo si legassero il cielo e la terra (rimando alla mia tesi di laurea: “Eroe e Santo due tipologie in un itinerario storico religioso”, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea in Filosofia, Università degli studi di Verona, per ulteriori informazioni).

Il catechismo della Chiesa Cattolica al paragrafo 823 specifica che il solo Santo è Gesù Cristo, ma che la Chiesa è il popolo santo di Dio e i suoi membri sono santi. Questo perché Cristo ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per essa, l’ha unita a sé come suo Corpo e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo.

Quindi è l’unione con Cristo a santificare la Chiesa, cioè a consacrarla a Dio e a legare in essa cielo e terra. La Chiesa grazie all’unione con Cristo, quindi per Cristo e in Cristo diventa anche santificante, cioè le sue azioni, tutte le sue azioni, convergono alla santificazione degli uomini e alla glorificazione di Dio. La santità della Chiesa è vera, reale, ma imperfetta, perché nei suoi membri la santità perfetta deve ancora essere raggiunta, ma tutti i fedeli, in ogni stato e condizione sono chiamati alla santità. Ogni fedele è chiamato a essere consacrato a Dio, a unire in sé il cielo e la terra e ogni fedele è sempre, perennemente in cammino lungo questa via di santificazione.

Alcuni fedeli vengono talvolta canonizzati, si dice, cosa significa? Si tratta di una proclamazione solenne agli occhi di tutto il mondo che quei fedeli hanno esercitato in maniera grande, eroica, le virtù e sono sempre vissuti fedeli alla grazia di Dio. Questi fedeli vengono presentati a tutta la Chiesa, e anche a chi è al di fuori di essa, come modelli e come intercessori.

Quindi ecco il primo ruolo dei santi, essi mostrano a ognuno di noi come possa essere possibile realizzare concretamente, nella vita di ogni giorno, l’Amore che Cristo ha insegnato. Cristo ha mostrato la strada, ma se nessuno fosse mai riuscito a seguirla essa sarebbe sembrata sempre al di là della nostra portata una bella utopia e poco più. I santi invece dimostrano e ricordano che se rimaniamo uniti a Cristo e all’Amore di Dio allora anche noi possiamo percorrere quella strada. Molti santi hanno vissuto lontani dal Vangelo fino a quando non si sono convertiti, quindi si tratta di persone normalissime che sono riuscite a mettere in pratica il Vangelo.

Il secondo ruolo dei santi è quello di intercessori ed è ricordato dal catechismo nel paragrafo 956 e nei seguenti. I Santi, proprio in virtù della loro più intima unione a Dio rispetto a noi, possono offrire i meriti che hanno acquistato durante la loro vita terrena mediante Gesù Cristo (che è e rimane l’unico mediatore tra Dio e gli uomini) per rinsaldare la Chiesa nella sua santità e aiutarci nelle nostre debolezze.

Ecco quindi il motivo del culto ai santi, che deve essere sempre di devozione, mai di adorazione, si è loro devoti per ciò che hanno fatto in vita, per l’esempio che ci danno e gli si chiede di continuare a pregare per noi, a intercedere, come fratelli. Perché la Chiesa non è solo quella terrena, ma è anche quella celeste e noi siamo in comunione coi santi, è proprio questa comunione a unirci a Cristo. La Chiesa terrena è in cammino verso Cristo ed è in comunione con la Chiesa celeste, con i santi e i defunti. La Chiesa è un corpo mistico sempre vivo in Cristo, non si esaurisce con la morte, se non si tiene bene in mente questo, molte cose non si capiscono.

E’ vero che si corre il rischio che la devozione per i santi vada oltre il lecito e che si tributino al santo onori che rischiano di essere simili a quelli dovuti solo a Dio. E’ un problema reale, da non sottovalutare, e alle volte si concretizza quando un certo tipo di pietà popolare trascende questa distinzione. Sta allora principalmente ai Vescovi e ai sacerdoti, ma anche anche a ogni fedele, sorvegliare che ciò non accada e, con correzione fraterna, frenare ogni eccesso provvedendo anche a una opportuna formazione dove risulti necessaria.

1Pietro 1:16 poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Dapprima si videro gli aquiloni rincorrersi nel cielo, alti e liberi, con le loro code di carta, poi arrivarono i bambini. Erano in due, uno più grandicello dell’altro e giocavano a inseguirsi proprio come i loro giocattoli volanti. Il più grande era attento che i fili non si intrecciassero e cercava di spiegare al più piccolo come manovrare al meglio. Quest’ultimo sembrava ascoltarlo poco, ma poi rallentava e chiedeva al fratello qualche consiglio che cercava di mettere in pratica. Purtroppo la giovane età e il carattere esuberante lo portavano spesso a non ascoltare con attenzione, più preso dalle mille distrazioni del gioco che ai consigli del fratello per goderne a pieno. Con un certo ritardo arrivò anche il padre, più lentamente. Aveva uno sguardo pieno di tenerezza e di orgoglio che teneva fisso sui suoi ragazzi. Arrivò fino quasi al centro del crocevia, poi si fermò poco distante dal vecchio saggio, contento di guardare i figli giocare.

– Non sono bellissimi? – esclamò a un certo punto a voce alta, senza distogliere lo sguardo.

– Sì, mi sembrano dei begli aquiloni, anche se devo confessare di non intendermene molto

– Io veramente parlavo dei miei bambini… sono così belli… ed è… bello…. vederli giocare così sereni… – l’uomo si girò verso il vecchio che sorrise, poi l’uomo aggiunse: – Comunque sì, hanno anche dei begli aquiloni. Li abbiamo fatti insieme, sa?

– Davvero? Avete fatto un buon lavoro, almeno così mi sembra

– Grazie, sono sempre stato un appassionato, sin da giovane e avevo promesso loro che gli avrei insegnato quello che so

– E’ bello trasmettere ciò che sappiamo a qualcuno, ancora di più se questo qualcuno sono i nostri figli

– E’ verissimo… anche se… – l’uomo si incupì leggermente -avevo deciso di non insegnarlo al più piccolo

– Come mai? Pensavate fosse troppo piccolo?

– No, no, l’età sarebbe anche giusta… ma è troppo impulsivo, non ubbidisce mai, non pensa a ciò che fa, non mi ascolta per nulla e spesso si ficca nei guai… così, dopo che aveva combinato l’ennesimo pasticcio, avevo deciso di punirlo seriamente. Avevo promesso a entrambi che questo fine settimana avremmo costruito gli aquiloni, ma poi avevo deciso che lo avrei insegnato solo al più grande

– Alla fine non ve la siete sentita… vi capisco, non è facile vedere un figlio triste

– No, no – l’uomo ora guardò il vecchio direttamente negli occhi – è vero che non è facile, ma quando sai che quel castigo è per il suo bene, per farlo crescere, lo fai. Meglio un piccolo dolore oggi che un danno irreparabile domani

– Su questo avete ragione, ma allora come mai avete cambiato idea? – il vecchio divenne curioso.

– Per le insistenze del grande. Mi ha marcato stretto per tutta la giornata di ieri e ha continuato a ripetermi di insegnare anche a suo fratello di fare gli aquiloni, che aveva capito, che sarebbe stato più attento, che ci avrebbe provato anche lui a stargli a fianco per aiutarlo a comportarsi bene…

– E così alla fine avete ceduto…

– Sì, ieri sera… ma come potevo non farlo? Il più grande è sempre ubbidiente, ci ascolta e discute anche, quando non è d’accordo, ma alla fine si fida sempre, anche quando non capisce. Più che cedere direi che ho acconsentito proprio perché non potevo dirgli di no, visto il suo comportamento

– Capisco… è stato davvero bravo a intercedere così per il fratello, deve volergli molto bene

– Sì, molto, ma da alcuni discorsi tra di loro ho colto che non si è mosso di sua iniziativa

– Ah no? – il vecchio sembrò sorpreso.

– No, perché aveva capito il motivo della mia decisione e lo condivideva. Credo che anche lui abbia ceduto alle insistenti preghiere del fratello

– Nonostante pensasse che la punizione fosse giusta?

– Già, ma suppongo che l’atteggiamento del fratello lo abbia convinto della sua serietà e ha deciso di impegnarsi in prima persona per lui

– E mi sembra che abbia avuto ragione alla fine, guardi come si divertono

– …e com’è bello vederli così contenti

– Può esserne orgoglioso… di entrambi

– Lo sono – sorrise l’uomo, si allontanò dal vecchio e si unì ai figli che rincorrevano gli aquiloni.

Il saggio sorrise e li guardò giocare nel vento, finché poté, poi tornò a fissare il crocevia.

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2 Risposte to “Chi sono i santi?”

  1. Carla Says:

    dopom aver letto quasto sito mi sembra in parte di rivedermi?
    cerco di esse una buana madre per i miei figli e veglliando su di loro
    per poterli guidare nella vita è un compitop che ci siamo divisi in due sia
    io che mio marito speriamo di essere i loro angeli custodi fin che i nostri occhi c’e lo permettono per un cammino sereno per la roro vita ( io personalmente lo spero.

    • Davide Galati Says:

      Grazie per il tuo commento Carla, io sono convinto che siate degli ottimi genitori, che il Signore sorrida sempre a te e alla tua famiglia.

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