Perché Dio ha creato la morte e perché ne abbiamo così paura?



In un certo senso questa domanda si potrebbe ridurre a quella sul perché esiste il male nel mondo, infatti spesso tendiamo a identificare il male con la morte, ma non è proprio così. La morte fisica è un qualcosa che, prima o poi, raggiunge ogni esistenza, sia essa un essere umano, una pianta, o addirittura una stella. Ogni cosa ha la sua fine e questa fine è stata creata da Dio, ma perché?

Per lo stesso motivo per cui Dio crea ogni cosa: per Amore. La morte è il momento in cui diciamo addio a questa vita per passare a un altro tipo di vita, di esistenza, di cui non sappiamo nulla o meglio di cui abbiamo solo “testimonianze di seconda mano” di cui raramente ci fidiamo.

Proviamo, per un attimo, a ragionare per assurdo e immaginiamo di poter vivere una vita immortale, cosa succederebbe? Potremmo fare tutte le cose che vogliamo, tanto se una cosa non la facciamo oggi, la potremo fare domani. Questo però annullerebbe il valore di ciò che facciamo. Tutto diventerebbe indifferente. Nella realtà ogni nostra scelta è anche la rinuncia a qualcos’altro e questo fa sì che le nostre scelte definiscano anche una scala di valori. Se scegliamo di sposarci rinunciamo ad alcune cose, se scegliamo di dedicarci agli amici o al lavoro ne rinunciamo ad altre e così via, cosa accadrebbe invece se non dovessimo scegliere? Se potessimo fare tutto? Immediatamente ci può sembrare una cosa bellissima, ma se ci fermiamo un attimo a pensare seriamente vedremo che è una cosa terribile, significa che ogni cosa è uguale all’altra, una cosa vale l’altra. Alla fine sarebbe l’inferno in terra, non un inferno di fiamme e demoni, ma un inferno interiore fatto di mancanza di senso, di stimoli, di volontà. Quindi la morte oltre ad essere un passaggio per un al di là dove incontreremo Dio e il Suo Amore è anche la bilancia, il metro di misura della nostra vita delle nostre scelte. Il motivo per cui ogni scelta importante ci provoca dubbi, angosce, timori, ma poi anche gioia, euforia, soddisfazione è proprio perché quella scelta è unica, non ripetibile e discriminante rispetto ad altre cose, perché sappiamo che il nostro tempo non è illimitato.

Se vi capita di leggere il Silmarillion di J. R. R. Tolkien vedrete che lì viene detto che Ainu, il creatore, aveva fatto agli uomini il dono più grande di tutti: la morte. Ma questo dono venne poi corrotto da Melkor (una specie di Satana) e gli uomini finirono con l’averne paura. Anche noi abbiamo paura della morte, ma perché? Un po’ perché non siamo sicuri di cosa ci aspetta dopo e dobbiamo affidarci alla fede, l’ignoto ci porta sempre ad avere paura, ma anche quando partiamo per un viaggio non siamo sicurissimi di cosa ci aspetta dopo, eppure non abbiamo lo stesso tipo di paura. Infatti secondo me la nostra paura della morte nasce dalla consapevolezza di quanto essa sia importante e di come essa sia la misura della nostra vita. Abbiamo paura della morte perché ci rendiamo conto di non aver vissuto una vita vera, nel senso di non aver permesso al nostro potenziale di realizzarsi, ci siamo adagiati sulle consuetudini, sulle abitudini, ci siamo fatti fregare dalla paura di ciò che potevano pensare gli altri e abbiamo soffocato la bellezza del nostro essere, abbiamo messo in gabbia ciò che ci rendeva unici, magari anche vergognandocene per uniformarci a ciò che tutti volevano da noi. Ecco cosa ci spaventa della morte e ci spaventa tanto, il fatto che sia un sigillo, un sigillo che non possiamo più spezzare, su quella che è stata la nostra vita. Finché non moriamo abbiamo la speranza di poter fare domani quello che non abbiamo avuto il coraggio di fare oggi, ma quando la morte avrà sigillato la pergamena della nostra vita non ci sarà più alcuna speranza, ciò che abbiamo fatto abbiamo fatto. Ma se invece abbiamo vissuto bene, in armonia con noi stessi e con gli altri, se abbiamo vissuto davvero l’Amore di Cristo, se abbiamo capito che ognuno di noi (e noi per primi) valiamo il Sangue di Dio allora la morte non ci farà alcuna paura perché sigillerà un qualcosa di cui saremo soddisfatti e allora anch’essa sarà un grande dono di Dio, come diceva San Francesco che ringraziava il Signore anche per sorella morte.

Apocalisse 21:3 Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

La donna avanzava lentamente appoggiandosi a un bastone e ogni tanto fermandosi per guardarsi intorno e parlottando tra sé e sé.

– E’ proprio bello qui… – disse quando fu vicina al vecchio saggio

– Sì indubbiamente, ma è la prima volta che viene?

– Già, me lo ha consigliato mia nipote, io non ero mai stata qui, ma ne valeva la pena

– Le ha dato un buon consiglio sua nipote, magari qualche volta verrete insieme

– Sarà difficile, si è spenta la settimana scorsa, in un letto d’ospedale, per una brutta e lunga malattia e, in quanto a me, non credo mi manchi molto per raggiungerla

– Mi dispiace, non era mia intenzione…

– Non si preoccupi non ha nulla da dispiacersi, mia nipote se ne è andata dopo un lungo calvario, ma, glielo assicuro, non era per nulla triste

– Faccio fatica a crederlo, penso che la morte porti sempre con se un po’ di tristezza, se non altro perché si lasciano delle persone che si amano

– E’ vero quello che dice, lo pensavo anche io, ma è anche vero che mia nipote mi ha dimostrato che può essere diverso – il vecchio saggio la guardò dubbiosa e l’anziana donna proseguì – In ogni momento della sua malattia, anzi della sua vita, è sempre stata attenta a chi le stava attorno, si è presa cura di se stessa, ma anche di chiunque incontrava. ha avuto sempre una parola gentile, non l’ho mai vista rabbuiarsi… cercava sempre di capire, di comprendere, di accogliere… potrei raccontare decine di fatti veri, ma anche quando si è spenta era serena, radiosa, col suo solito sorriso…

– Una ragazza straordinaria

– L’ho pensato anche io e gliel’ho detto, sapete cosa mi ha risposto?

– No…

– Mi ha risposto che non era per nulla straordinaria e che semplicemente non c’era alcun motivo per essere tristi: ” La vita è bella, nonna, ma lo è anche la morte perché della vita fa parte” e poi, vedendo che non capivo, mi consigliò di venire qui

– Davvero?

– Già, ma qui riesco a vedere solo la bellezza della vita, quella sì che la vedo, non vi vedo altro

– Capisco, ma forse ora capisco meglio cosa intendeva vostra nipote. Qui vedete la vita e la vita è unica, meravigliosa, bella, ma una vita vissuta pienamente non ha paura della morte anzi la accoglie con un sorriso perché essa sigilla la bellezza e la pienezza che si sono vissute fino lì

– Sì, avete ragione, probabilmente avete ragione, ma è difficile sapete…

– Lo so – rispose mesto il vecchio.

– Io ho paura di morire, non ce la faccio ad essere come mia nipote…

– Anche io, ma abbiamo ancora tempo

– Dite?

– Sì, ogni attimo della vita vale quanto un’eternità

la vecchia chinò il capo in senso di assenso, ma una lacrima le rigò il viso, poi non aggiunse altro e proseguì il suo cammino, continuando a guardarsi intorno ogni tanto, per ammirare la vita.

Il vecchio la guardò allontanarsi, poi tornò a fissare il crocevia.

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11 Risposte to “Perché Dio ha creato la morte e perché ne abbiamo così paura?”

  1. eufortyn Says:

    ho letto solo la parte non in italic della pagina. non sono d’accordo con niente. la paura della morte è la paura della non esistenza, del nulla. personalmente se avessi l’assoluta certezza che dopo la morte c’è un’altra vita, magari eterna, magari in paradiso, non esiterei un attimo a morire

    • Davide Galati Says:

      E perché dovremmo aver paura di non esistere? Personalmente è una paura che non credo stia in piedi. Se ciò che noi facciamo ci soddisfa, ci realizza al nostro massimo grado, nulla ci fa paura, anche il non esistere perché avremo già realizzato il nostro massimo potenziale. Ciò che ci spaventa, secondo me, della morte è proprio il fatto di non essere pienamente sodisfatti della nostra vita, perché ci rendiamo conto che non abbiamo realizzato appieno il nostro potenziale d’Amore e quindi ci spaventa sapere di non aver tempo per correggere ciò che abbiamo fatto. Morire subito per raggiungere una vita eterna in paradiso significherebbe appunto sprecare tutto il nostro potenziale, potenziale d’Amore, e se è così neanche il Paradiso ci soddisferebbe perché non saremmo mai sodisfatti dentro di noi. Naturalmente rimaniamo su posizioni diverse e temo di non essere riuscito a spiegarmi meglio di quanto scritto nel post, scusami, ma ritengo sempre che una vita eterna svilirebbe il valore di ogni scelta. Buona domenica

  2. guglielmo Says:

    buon giorno…. mi scusi ma lei parla come una persona che è pienamente soddisfatta della sua vita probabilmente piena di successi sotto ogni punto di vista….. ma lei è proprio ” nato con la camicia “. Quante persone crede che ci siano al mondo e nella storia precedente COME LEI ?
    Il paradiso in una vita ultraterrena ? Quali prove concrete ci può dare ?
    Il mondo è pieno di problemi di ogni tipo e questi problemi sono tutti a carico degli esseri umani …dove vivono anche nei Paesi più emancipati con angosce tragiche da portarli anche al suicidio .
    Non credo sia il caso di enumerare tutti i problemi che investono l umanità perchè dovrei scrivere l Odissea….. e allora non crede che gli esserei umani cerchino una vita sana serena in pace con tutto e tutti senza dover passare tra sofferenze fisiche , mentali , sociali e attendere infine la morte come suggello a questa ” bella “vita ?
    sinceramente potrei anche continuare,ma penso sia meglio fermarmi quì.
    La ringrazio per l attenzione e la pazienza…..se pensa di poter dire qualcosa di nuovo attendo impaziente. a risentirci.

    • Davide Galati Says:

      Buongiorno a Lei, ha ragione io sono pienamente soddisfatto della mia vita. Ma la mia vita non è piena di successi, anzi… però la mia vita cerca di essere piena di amore, sempre, quell’amore che Cristo ci ha insegnato fino alla morte in croce. Naturalmente i discorsi e i racconti che faccio in questo blog sono generali, sono paradigmi che poi ognuno può applicare al proprio caso particolare, ma sui casi particolari io non scendo, lì è compito del singolo e/o del proprio padre spirituale.
      Non credo di avere nulla di nuovo da dire, perché, in coscienza, credo che quello che Cristo ci ha detto 2000 anni fa e che la Chiesa continua a dirci sia tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Scrivo questo blog però perchè credo che spesso noi questo lo abbiamo dimenticato, per tanti motivi. Capisco che questo tipo di risposta può non soddisfarla, ma questo è ciò in cui credo veramente, grazie comunque per l’attenzione che ha avuto nel leggere i miei scritti.

  3. Abdullah Says:

    Ho incontrato per caso questo blog e devo dire che e’ molto bello. Ogni tanto lo leggo e mi fa riflettere, sulla vita e sul suo vero significato.
    Io sono musulmano e condivido lo spirito di pace e fratellanza di questo blog.
    Arrivera’ il giorno in cui tutti i popoli della terra vivranno finalmente in pace e in comunione con Dio padre.
    Un saluto e tanti auguri.

    Abdullah

    • Davide Galati Says:

      Grazie Abdullah, posso dirti, a cuor sincero, che il tuo è il più bel commento che abbia mai ricevuto sul mio blog. Anche io sono convinto come te che arriverà quel giorno che dici tu.
      Grazie di nuovo
      Davide

  4. Jada Brassler Says:

    Buona sera! Ho un dubbio : gli scienziati ci dicono che la
    morte esiste da milioni di anni prima della comparsa dell’uomo…
    Che senso può avere l’estinzione di tante specie viventi (circa
    l’83%) nel Permiano? E le grandi estinzioni di massa successive?
    Secondo la Bibbia, la morte (cosí come i predatori) deriva dal
    peccato di Adamo (in pratica, dell’umanità). Ma se l’umanità è
    apparsa milioni e milioni di anni dopo che la morte già esisteva
    (cosí come i predatori) sul pianeta, cosa devo pensare?

    • Davide Galati Says:

      Ciao, io ti rispondo, ovviamente, per quanto riguarda la Chiesa Cattolica. Il catechismo riporta: “390 Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori.
      Come vedi si parla di storia dell’uomo e di storia umana. Nel momento in cui la morte è entrata nella storia dell’uomo essa è entrata anche nella natura al cui interno l’uomo vive e lo ha fatto irrompendo nel tempo, in tutto il tempo.
      Io non posso dire a nessuno cosa deve pensare, posso però consigliare sempre la lettura dei documenti ufficiali della Chiesa Cattolica, in questo caso la Dei Verbum, per capire come la Chiesa Cattolica legge la Bibbia che non è un libro scientifico nel senso che intendiamo oggi, bensì un libro teologico, un libro cioè che parla di Dio, del nostro rapporto con Lui e della nostra vita. Al riguardo ho scritto un articolo su questo blog proprio su come leggere la Bibbia.

  5. ernestapelosato Says:

    Mi chiamo Ernesta ho letto con interesse la sua riflessione sulla paura dela morte penso che lei abbia proprio ragione si muore come si è’vissuto quindi viviamo bene attimo per attimo ciò’ che il buon Dio ci dona anche se a volte può’sembrare duro ma con la Fede ……….grazie Davide che Dio la benedica

  6. Alessandro Says:

    A volte il terrore della morte non ha a che fare con la mancanza di pienezza della vita.
    Spesso ha a che fare con l’incertezza assoluta, l’ignoto.
    L’immortalità non vorrebbe assolutamente vivere ogni attimo come uguale all’altro. Anzi.
    Vorrebbe dire imparare a vivere senza l’angoscia del tempo.

    • Davide Galati Says:

      E’ vero molte volte spesso l’ignoto ci fa paura, ma perché? Da un punto di vista puramente razionale non dovrebbe, perchè infatti essendo ignoto potrebbe anche essere qualcosa di bello e non di brutto, eppure spesso, a molti, fa paura? Perchè?
      Secondo me perchè si è abituati a vivere il quotidiano con paura e allora anche nei momenti di ignoto ragiono con la paura, ma se invece sono abituato a vivere il quotidiano con fiducia e amore allora anche all’ignoto mi approccerò con fiducia e amore. Se amo mia moglie e di lei ho fiducia, anche quando non è con me non mi preoccupo di con chi si trova. Se dico di amare mia moglie, ma in realtà penso solo sia un mio possesso e ho sempre paura che mi lascia, quando non è con me mi preoccupo che sia con qualcun altro.
      Allora sì che, come dici, il tempo crea angoscia e certo se lo elimini dall’equazione pensi di aver eliminato l’angoscia, ma l’angoscia non sta nel tempo, bensì nel modo in cui ti rapporti ad esso e quindi poi l’angoscia tornerà per qualcosa d’altro.
      Personalmente credo che il tempo non crei angoscia, anzi sia un valorizzatore, sia cioè quello che permette alle scelte che faccio di avere un valore. Se riuscissi a vivere ogni momento come un dono, allora anche la morte non sarà altro che un dono.

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