Dio ama di più un cristiano, un mussulmano, un ebreo, un indiano o un ateo?


Se ci poniamo una domanda del genere, se ce la poniamo davvero, vuol dire che di Dio, del nostro Dio abbiamo capito poco. Dio ama tutti gli uomini nello stesso identico modo, a tutti ha dato lo stesso dono della libertà, dono che nasce, deriva e si alimenta dal Suo Amore. I Vangeli sono pieni di esempi dove si vede chiaramente che non è chi si limita semplicemente a seguire le regole che fa la volontà di Dio, ma colui che fa davvero, negli atti, concretamente, la Sua volontà indipendentemente dalla sua religione, credo o da quant’altro. A ognuno di noi Dio ha dato specifici doni, ci ha creati, ciascuno di noi, perché si è innamorato di ciò che possiamo essere, ma poi ognuno di noi è libero di usare questi doni come meglio crede, anche di non farli fruttare o di usarli per il male. Allora è indifferente quale religione si professa? Uno o l’altra pari sono? No, ma la religione riguarda come noi amiamo Dio, qual è il modo migliore di amare Dio, qual è il modo migliore di fare la sua volontà. Poi abbiamo già visto come il Concilio Vaticano II ha affermato che vi sono frammenti e riflessi della Verità anche al di fuori della religione Cattolica, quindi chiunque può cogliere la Verità e seguirla. Non dimentichiamo la parabola dei lavoratori nella vigna, dove è detto chiaramente che anche coloro che hanno lavorato una sola ora verranno pagati come coloro che hanno lavorato tutto il giorno. Non possiamo mettere alcun limite all’Amore di Dio, il suo Amore è infinito e un frammento o riflesso di Infinito è sempre infinito.

Matteo 20:1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Le tre ragazzine arrivarono al crocevia precedute da un gran chiasso. Rumore di rami rotti, di scarpe che sbattevano sui sassi, voci che si parlavano una sopra l’altra seguite da urletti quasi isterici.

– Ma taci che non capisci nulla, gli dici sempre di no…

– Sì sì intanto è a me che ha comprato la bicicletta, mentre a te non ha neanche permesso di andare alla festa

– Sono io che non sono voluta andarci, invece mi ha detto che mi comprerà il motorino se vado bene a scuola…

– Allora te lo puoi anche sognare, a scuola sei proprio asina

– AHhhhhhh! ma come osi? Proprio tu che sei una cretina patentata!

– Basta, così non ne veniamo più fuori,che ne dite se raccontiamo tutto a quel signore lì e poi chiediamo a lui di decidere? – disse una delle tre, quella che sembrava più grande.

– uhm si può fare, mi ricorda il nonno – rispose la seconda indicando il vecchio saggio

– Va bene – annuì timidamente la terza.

Così si avvicinarono al vecchio e la prima educatamente chiese se poteva aiutarle e dopo aver ricevuto risposta positiva, la prima gli spiegò il problema e poi ciascuna di loro, a turno espose le loro ragioni.

Il vecchio le ascoltò tutte con attenzione, poi stette un po’ in silenzio a riflettere. Infine ruppe il silenzio: – Quindi, se ho capito bene, state litigando perché ciascuna di voi è convinta di essere la preferita di vostro papà. Una perché è la più brava a scuola, l’altra perché aiuta in casa e infine tu perché lo abbracci sempre e gli fai sempre un sacco di coccole, vero?

– Sì – le tre ragazzine annuirono all’unisono.

– E volete che io vi dica che ne penso, chi di voi tre è più amata da vostro padre… – le ragazze si limitarono ad annuire e il vecchio proseguì – Ma voi avete mai provato a chiedere a lui? Direttamente a vostro padre?

Si guardarono a vicenda con un’aria un po’ colpevole, poi la più grande rispose: – Sì, un po’ di tempo fa lo abbiamo fatto. Siamo andate da lui, tutte e tre e glielo abbiamo chiesto, esponendo per bene tutte le nostre ragioni

– E lui? Lui cos’ha risposto? – la incalzò il saggio interessato.

– Nulla a dire il vero. Ha fatto un grande sorriso, poi ci ha strette tutte in un abbraccio e ci ha dato un bacio sulla fronte. Ma non ha detto nulla e così non siamo riusciti ad avere una risposta e da allora siamo qui che litighiamo

– A me sembra che invece vostro padre vi abbia risposto vi abbia risposto in maniera molto esauriente

– Ma se non ha detto niente! – sbottò la più piccola.

– Sapete, non sempre una risposta arriva con le parole. Anzi alle volte le risposte più vere, più profonde sono prove di parole

– Eh sì, grazie tante, ma così uno mica capisce

– E’ una questione di allenamento e di imparare ad ascoltare il proprio cuore

– Ma perché? Tu hai capito? – insistette la piccola.

– Credo di sì…

– E allora spiegacelo, no? Tu sei vecchio e sei più allenato per queste cose…

Il saggio sorrise: – Hai ragione, ma anche voi, se incominciate sin da ora a fare attenzione a ciò che gli uomini dicono senza parlare potrete diventare brave come me. Cos’è stata la prima cosa che ha fatto vostro padre: ha sorriso, poi vi ha abbracciate tutte insieme e infine vi ha baciate una alla volta. Ognuno di questi gesti voleva solo dimostrare il suo amore per voi ed esso è uguale per ciascuna di voi. Voi tre siete diverse tra di voi e avete qualità e difetti diversi, nessuna di voi è uguale all’altra, forse vi assomigliate per qualcosa, ma ognuna di voi è unica. Ecco perché ognuna di voi esprime l’amore che sente in maniera diversa, ma vostro padre è uno solo, egli ama sempre in un unico modo e il suo amore si esprime sempre nello stesso modo. Con il sorriso che approva ciò che avete fatto, con l’abbraccio che accoglie ciò che siete e con il bacio che benedice ciò che sarete

– Che bello! – esclamarono quasi all’unisono e i loro volti si illuminarono di gioia.

– Hai ragione, mi sa, grazie mille – disse la più grande.

– Noi non lo avevamo capito e litigavamo per nulla allora – aggiunse la seconda.

– Sei intelligente e simpatico, sai? Mi ricordi mio nonno – concluse la piccola che si avvicinò al saggio egli schioccò un bacio sulla guancia.

Le tre ragazzine si alzarono e tornarono verso casa tenendosi per mano. Il vecchio le guardò allontanarsi sorridendo e poi tornò a fissare il crocevia.

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4 Risposte to “Dio ama di più un cristiano, un mussulmano, un ebreo, un indiano o un ateo?”

  1. Luciano Says:

    Bello il racconto. Ma li scrivi tu?
    ciao

  2. Davide Galati Says:

    Sì, le domande, le risposte e i racconti li scrivo tutti io.
    Ciao e grazie per essere passato

  3. TaK Says:

    io sono ateo.. dell’amore del tuo dio ne faccio volentieri a meno.

  4. anonimo Says:

    io sono cristiano-cattolico voglio solo dire ke dove c’è GRANDEZZA, BELLEZZA e AMORE c’è Dio!

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