Perché il Dio in cui noi crediamo è vero e gli altri no?


L’uomo ha da sempre creduto nell’esistenza di uno o più esseri superiori, divini. E’ sempre stato così, non si hanno notizie di un’epoca che possa definirsi senza religione e anche se oggi c’è chi vorrebbe che l’uomo abbandonasse la fede ciò non accade, perché, come abbiamo già visto l’uomo ha, da sempre, una domanda che cerca risposta: Qual è il senso della mia vita?

Se tutto questo è vero e anche vero che le divinità che l’uomo ha adorato e adora ancora oggi sono moltissime. Alcuni di questi culti sono del tutto scomparsi mentre altri proseguono. Alcuni si rispettano a vicenda, altri si tollerano e altri infine si combattono. Allora come possiamo essere sicuri che ciò che in cui noi crediamo è vero? Non potrebbe essere sbagliato? Non potrebbero avere ragione altre fedi?

Prima di rispondere c’è da fare una premessa importante, col Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha messo nero su bianco e rivestito di ufficialità quello che comunque già era presente nella storia della Chiesa stessa, ovvero che anche nelle altre religioni vi sono elementi veri e santi e che non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini (Nostra Aetate), ma la Verità nella sua completezza è solo nel Cristianesimo e nel Cattolicesimo in particolare.

Ora cerchiamo di rispondere alla domanda rifacendoci innanzitutto a quello che dice Gesù stesso. Da cosa si riconosce se un albero è buono? Dai suoi frutti. Un albero cattivo non può dare buoni frutti e viceversa. Allora guardiamoli i frutti del cattolicesimo, essi sono di due tipi: quelli che sono già vissuti nella storia e quelli che invece viviamo nella nostra storia personale. Per i primi parla la ricca storia dei santi, dei martiri, dei testimoni della fede che sono testimonianza viva per ogni cristiano della nostra fede, poi c’è la testimonianza della nostra vita. La nostra vita non è perfetta, non è coerente, non è sempre facile, è la vita di ogni essere umano ed è in questa vita che il Signore si manifesta di continuo, in ogni attimo, in ogni momento. Ci parla sempre, ci parla innanzitutto con la sua parola e quando non la vogliamo ascoltare (o la ascoltiamo e non la capiamo) ci parla attraverso la vita che ci circonda, ma alle volte noi siamo sordi e anche ciechi oppure siamo razionali e ci appelliamo alle coincidenze. Ma “una” è una coincidenza, “due” è una coincidenza, “tre” può essere ancora una coincidenza, ma per chiamare “quattro” una coincidenza bisogna proprio decidere di spegnere del tutto la propria razionalità.

Quindi dapprima la nostra vita, dove, se impariamo ad ascoltare Dio, vediamo concretamente la sua costante presenza e amore, poi la tradizione. Ovvero la ricca tradizione dei santi e del Magistero della Chiesa, ma anche la tradizione che viene dalla nostra famiglia. E’ giusto mettere in discussione ciò che ci viene insegnato, ma è proprio grazie alla verifica di alcune cose nella nostra vita quotidiana che poi si arriva ad accettare anche tutto ciò che per tradizione ci viene insegnato, anche se non lo capiamo subito, perché si arriva a fidarsi proprio grazie in virtù di quella presenza che si sperimenta ogni giorno.

Certo, si potrebbe obiettare, ma lo stesso albero ha dato anche frutti cattivi e questo farebbe cadere un po’ tutto il teorema. In realtà questa affermazione è vera solo in apparenza: qual è l’albero di cui stiamo parlando?

La fede in Dio, Uno e Trino, come viene insegnata dal Magistero e come ripetiamo col Credo della Messa che “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto”. Quindi un Dio che è Amore, che ci Ama e ci Ama così tanto da dirci che noi, ciascuno di noi, vale il Suo Sangue. Se qualcuno in passato, oggi o anche in futuro questo non l’ha capito (magari anche perché noi cristiani non siamo stati capaci di annunciarlo) e ha trasformato il cristianesimo in qualcosa d’altro, allora sì che i frutti sono stati cattivi, ma l’albero era molto diverso. Quando l’albero non è quel credo che dovremmo pronunciare con grande fede e meditare più spesso, allora i frutti possono anche non essere buoni. Ma anche in altri credi ci possono essere raggi di Verità e tanto più questi raggi sono grandi tanto più i frutti di quell’albero potranno essere buoni.

Giovanni 14:6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

– Ma quelle… quelle sono ciliege?!! – esclamò la ragazza quasi urlando dalla gioia e si precipitò sotto l’albero. Il vecchio l’aveva vista arrivare lentamente, in silenzio, sembrava quasi in meditazione, ma all’improvviso si era trasformata e tutta la sua gioia di vivere era esplosa. Stava sotto il grande ciliegio a raccogliere tutti i frutti rossi che poteva e poi li portava alla bocca assaporandoli con gusto, quasi in estasi. A un certo punto, però si accorse che qualcuno la osservava e cercò di scusarsi: – Mi dispiace, spero di non avervi disturbato, ma queste ciliege sono troppo buone, davvero troppo!

– In effetti quello è davvero un buon ciliegio, ha sempre fatto dei frutti squisiti che recano sollievo a chiunque passi di qui

– Non faccio fatica a crederlo, sono squisite!

– Beh sempre se ne rimarrà qualcuna – sorrise il vecchio.

– Ah, scusate, avete ragione, ma mi sono lasciata prendere dalla golosità

– Non preoccupatevi, stavo solo scherzando, potete mangiarne pure quante ne volete, ce ne sono ancora parecchie

– No, no avete ragione. E’ bello che anche altri godano di questa meraviglia, ma questo è l’unico albero di ciliege qui intorno?

– Purtroppo sì, ci sono stati altri timidi tentativi, ma non sono mai riusciti a crescere

– Però, – la ragazza si stava guardando intorno – anche quell’albero lì è carico di ciliege, no?

– No, – rispose il vecchio fissando l’albero che la ragazza indicava – quelle non sono ciliege sono marasche, non hanno nulla del sapore dei frutti che stai mangiando

– Non posso crederci – la ragazza si avvicinò all’altro albero e le guardò meglio – sono molto simili

– Sono completamente diverse, più piccole, amare

– Forse basterebbe solo curare un po’ l’albero, concimarlo, estirpare un po’ di erbacce e parassiti, averne un po’ cura…

– No, guarda non servirebbe a nulla. Nessuno ha mai curato neanche l’albero delle ciliege e hai visto che frutti fa. Quelle due piante sono cose diverse, la somiglianza è solo apparente, non potrai mai ottenere gli stessi frutti da tutti e due

La ragazza fece un sorriso sbarazzino e si sporse per cogliere una marasca, poi la portò alla bocca, non sembrava credesse molto alle parole del vecchio. Subito dopo la sputò con una smorfia di disgusto. I suoi occhi incontrarono quelli del saggio, ma non disse nulla, alzò semplicemente le spalle come per accettare l’inevitabilità delle sue conclusioni. Poi tornò all’albero delle ciliegie ne raccolse qualcun’altra, salutò cortesemente e proseguì per la sua strada.

Il vecchio la vide andar via più radiosa di come era arrivata e poi si soffermò sul vecchio ciliegio, quanto ristoro era capace di dare coi suoi frutti. Sorrise e tornò a fissare il crocevia.

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