Cosa significa dire che “Gesù è Dio fatto uomo”?


Il Cristianesimo è una religione rivoluzionaria sotto molti aspetti, ma, in sé, l’idea che la divinità prenda sembianze umane non sembra essere un tratto particolarmente originale. Nelle religioni antiche abbiamo diversi miti che parlano di dei che hanno assunto sembianze mortali, nonostante questo l’incarnazione di Gesù è e rimane un fatto realmente rivoluzionario, vediamo perché.

Abbiamo diversi racconti che parlano di dei che prendono forma umana, ad esempio Zeus che per sedurre le donne di cui si invaghiva non esitava a prendere le sembianze dei loro mariti, così come in altre occasioni prendeva forme animali e non solo, lo stesso facevano altri dei dell’Olimpo anche se con motivazioni diverse da quelle di Zeus. Vediamo però subito che in questi casi si tratta non di un’incarnazione, ma di una metamorfosi, cioè non assumono completamente le caratteristiche umane, ma solo la forma. Inoltre gli scopi sono sempre o di natura personale o comunque legati al beneficio di pochi. In altre mitologie, ad esempio quella Vedica vediamo invece presente l’incarnazione delle divinità (che in questo caso viene chiamata “avatar)” che sin da bambini dimostrano poteri sovrumani e intervengono attivamente e con grande sfoggio di potere per risolvere i problemi degli esseri umani (ad esempio combattono enormi mostri, eserciti o deviano i corsi dei fiumi). In queste religioni l’intervento divino, in maniera anche vistosa, è cosa comune, la differenza però con l’incarnazione di Cristo balza subito agli occhi. Non c’è sfoggio di potenza, Cristo non si pone come risolutore di problemi sociali, non in maniera diretta. Non combatte mostri, né fa imprese leggendarie contro eserciti nemici, il suo è sempre un rapporto personale col singolo individuo. I suoi prodigi chiedono sempre l’adesione dell’interessato e sono legati alla quotidianità (la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il miracolo delle nozze di Cana). Ecco l’originalità e la potenza dell’incarnazione di Cristo: il Dio dell’Antico Testamento. Dio Padre, a volte severo e non sempre comprensibile, ma sempre misericordioso decide di diventare uomo: uomo in tutto e per tutto. E non un uomo già fatto, ma un bambino, un bambino atteso per nove mesi, un bambino non creato da Dio, ma generato, della stessa sostanza del Padre (come ripetiamo nel Credo). E perché proprio un bambino? Da un lato perché la volontà di Dio è quella di starci accanto, di esserci sì Padre, ma anche fratello con Cristo ed ecco che allora si presenta a noi come bambino, proprio per non farci alcuna paura: chi ha paura di un bambino? Per capire meglio si pensi ai modi in cui Dio si manifesta a Mosè nell’antico testamento: nel roveto ardente, nella nuvola che scende sull’Arca dell’Alleanza, di spalle; quasi sempre insomma in modo da incutere timore. Invece il Gesù che nasce non incute timore, anzi provoca sentimenti di dolcezza. Il secondo motivo è che Dio decide di seguire in tutto e per tutto il cammino umano, per nove mesi verrà portato in grembo da Maria, poi nascerà, crescerà e soffrirà esattamente come un qualunque essere umano fino alla morte in croce.

Ecco allora l’importanza del fatto che Dio si sia fatto uomo, egli ci mostra la via da percorrere e lo fa non dall’alto, ma di fronte a noi, venendo tentato anche lui, soffrendo anche lui eppure rimanendo fedele. Facile, potrebbe pensare qualcuno, dal momento che è Dio, ma non è stato facile per nulla, anzi. Gesù non ha mai usato il suo potere, la sua divinità per semplificarsi le cose, ha sempre affrontato tutto con una grandissima e profonda umanità.

Quindi Gesù, il Dio fatto uomo, l’eterno che irrompe nel tempo, ci ha mostrato il volto di Dio, ci ha insegnato a chiamarlo Padre (e se non sappiamo bene cosa sia “Dio” sappiamo di sicuro cos’è un padre), ci ha mostrato la via, ma non solo. Si è messo sulla via accanto a noi, non davanti a noi e ancora oggi è qui, accanto a noi: ogni volta che sembra difficile andare avanti lui ci sprona e ci prende anche in braccio se è necessario; ogni volta che cadiamo lui ci tende la mano per rialzarci; ogni volta che decidiamo di prendere un’altra strada lui non smette mai di indicarci la via giusta e di chiamarci a seguirla.

Luca 2:9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.”

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

I bambini arrivarono schiamazzando e inseguendosi, poi giocarono un po’ a nascondersi e alla guerra, finché uno di loro urlò: – Guardate! Guardate che ho trovato!

Tutti gli si fecero intorno e osservarono quello che teneva tra le mani mostrandolo come fosse un gran tesoro, anche il vecchio si voltò verso di loro, incuriosito.

– Ma cos’è? – chiese uno dei bambini.

– Non lo so – rispose un altro.

– Non ho mai visto nulla del genere

– E’ oro?

– Forse sì….

– Chiediamo a quel signore laggiù, magari è suo – concluse alla fine il bimbo che aveva trovato l’oggetto, gli altri convennero che era la cosa migliore da fare, così si avvicinarono al vecchio.

– Ci scusi, signore, mentre giocavamo abbiamo trovato questo, è suo per caso? – e così dicendo porse al vecchio un crocefisso dorato.

Il vecchio lo prese con delicatezza e lo guardò con attenzione, poi concluse con un sorriso: – No, non è mio

– Ma è oro? – chiese d’istinto uno dei bambini.

– No, è solo dorato, ma non è oro. Non vale poi molto – spiegò l’anziano.

– Ma cos’è? – chiese il bambino che per primo glielo aveva mostrato.

– Questo? Questo è un crocifisso, un simbolo religioso della religione cristiana. Non ne avete mai sentito parlare?

– Uhm no, o forse sì, adesso non mi ricordo bene… i miei non vogliono che parliamo di religione – disse uno dei bimbi.

– Forse ho capito! Noi invece parliamo di religione, anche se non siamo cristiani abbiamo simboli religiosi, però non sono così – intervenne un altro.

– In che senso? – chiese il vecchio.

– Non ci sono omini come in questo… a proposito chi è quest’uomo? – rispose il bimbo indicando il piccolo Cristo.

– Questo è Gesù Cristo, il Dio in cui credono i cristiani – rispose il vecchio, titubante che potessero realmente capire ciò che diceva loro.

In effetti i bambini rimasero in silenzio fissando la piccola croce con una nuova curiosità che sembrava essere diventata quasi rispetto, poi l’ultimo che aveva parlato esclamò: – Però è bello!

– Cosa è bello? – chiese il vecchio sorpreso.

– Che i cristiani possano vedere il loro Dio!

Il vecchio sorrise, i bambini rimasero lì ancora un po’ poi decisero di tornare a giocare e di lasciare a lui il crocifisso, casomai qualcuno fosse mai passato a reclamarlo. Li guardò finché non smisero di giocare e corsero verso casa, poi tornò a guardare il crocevia.

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3 Risposte to “Cosa significa dire che “Gesù è Dio fatto uomo”?”

  1. Anna Says:

    Una delle cose che mi ha sempre colpito di più è che Gesù, Dio incarnato nella storia, scopre la propria missione poco a poco. Solo crescendo acquista piena coscienza della propria identità, di ciò che a lui viene richiesto – non dice forse Luca 2, 52 che Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”?. Proprio questo versetto ci svela un aspetto così umano del Cristo, una crescita nel sapere e soprattutto nella grazia, un apprendimento progressivo del suo essere e della sua missione. Una vera e propria vocazione che si srotola lungo il suo cammino: come ciascuno di noi, anche Gesù ha dovuto scoprire la propria strada.

    Un saluto.

  2. ilenia Says:

    grazie per avermi scritto che significa anche se non era quello che cercavo

    • Davide Galati Says:

      Mi dispiace non fosse quello che cercavi, ma spero ti sia stato utile. In questi giorni ho davvero poco tempo, ma se mi dici cosa cercavi forse posso indicarti dove trovare una risposta.

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