Cos’è la libertà?


La risposta più semplice e immediata è quella che definisce la libertà come il poter fare qualunque cosa vogliamo. Se ci soffermiamo a pensare ci accorgiamo però che questa definizione, condivisa e condivisibile da tutti istintivamente, lega la libertà alla volontà: per essere liberi non è importante ciò che facciamo, ma che ciò che facciamo sia ciò che vogliamo. In realtà, nella vita concreta di tutti i giorni non siamo liberi, non perché c’è qualcuno che ci dice cosa fare, ma perché dall’esterno si tenta sempre e comunque di dirigere la nostra volontà. Non è il genitore che ci dice cosa fare a toglierci la libertà, ma è il gruppo che ci accetta solo se vestiti in un certo modo; perché non siamo noi a scegliere il nostro abbigliamento, ma sono gli altri a sceglierlo per noi. Lo stesso accade per tutta una serie di comportamenti sociali: vado in discoteca perché ho davvero voglia di andarci o perché ci vanno gli amici? Guardo quel programma perché ho voglia di vederlo o perché lo guardano in ufficio? Dico certe cose perché voglio dirle o perché penso che le persone intorno a me vogliano sentirle? Ogni volta che non c’è piena corrispondenza tra la nostra volontà (cioè ciò che veramente vogliamo) e ciò che facciamo non c’è libertà. E’ difficile però capire qual è la nostra vera volontà perché richiede comprensione di noi stessi, capacità di ascoltarci e di andare oltre gli istinti. Anche l’istinto infatti, alle volte, può portarci in una direzione che non è quella che vogliamo davvero, sta a noi capire quando scatta l’istinto, riconoscere queste situazioni e fermarle per ricondurle sotto l’egida della nostra volontà. Una volontà che non è fissa e immutabile, ma che si forma con l’educazione, con la conoscenza. Ad esempio, non posso voler rispettare un’altra persona se non ho compreso che anche l’altro è una persona come me, anche se portatore di una cultura diversa.

In apparenza qualunque forma di autorità che ci dice cosa fare e cosa non fare è una limitazione alla nostra libertà. In realtà le cose stanno un po’ diversamente. La prima autorità con cui ci scontriamo è sicuramente quella dei genitori. Loro ci pongono molti limiti e spesso non danno motivazioni comprensibili per i loro divieti, anche quando le danno, a noi non sembrano spiegazioni ragionevoli. Eppure col crescere accade una cosa molto strana, l’esperienza ci mostra che ciò che non capivamo diventa chiaro e comprendiamo le motivazioni che stavano alla base di quei limiti. Non solo, scopriamo che queste motivazioni servivano per crescere, per educare la nostra libertà, non per limitarla. Educare la nostra libertà educando la nostra volontà. Infine ci accorgiamo che ci comportiamo coi nostri figli, con i bambini e i ragazzi che incontriamo, nello stesso modo in cui i nostri genitori si sono comportati con noi. Se poi estendiamo il discorso ad altre figure d’autorità che incontriamo nella nostra vita, la storia si ripete e ciò che sembra in un primo momento costrittivo diventa invece la strada per essere davvero liberi.

E’ questo il caso del Magistero della Chiesa che, in apparenza, sembra negare molte libertà, ma che invece ha il solo scopo di aiutarci a realizzare ciò che dice Gesù: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo 5. 48 ). Dove quel “perfetti” è la traduzione di un termine greco che significa “compiuti”, ovvero è come se Gesù dicesse che ognuno di noi deve realizzare al massimo il suo potenziale, esattamente come il Padre nostro celeste che è un Dio perfetto. Ognuno di noi deve essere un essere pienamente compiuto, perfetto. Naturalmente ci sono autorità che non hanno questa finalità educativa, ne abbiamo molti esempi nella storia e la linea di confine che porta all’autoritarismo e alla dittatura è facile da varcare. E’ un errore in cui può cadere un genitore, ma in cui può cadere anche un’esponente della Chiesa. Papa Benedetto XVI ha ribadito come la Chiesa sia santa, ma composta da peccatori, quindi l’errore può essere dietro ogni angolo. Se noi ricordiamo sempre di regolare la nostra libertà sulla nostra volontà e per fare questo di ascoltare davvero la nostra volontà ecco che allora la definizione di libertà non è più: “fare quel che vuoi”, ma “volere ciò che fai”.

Luca 4:17-21 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione,

e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,

per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;

per rimettere in libertà gli oppressi,

e predicare un anno di grazia del Signore.

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette.

Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.

Allora cominciò a dire:

«Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Un giovane arrivò al crocevia guardandosi intorno di continuo. Passò diverso tempo a scrutare ogni strada, a leggere i cartelli che indicavano le vie. Ogni tanto gettava un’occhiata al vecchio, sembrava volesse parlargli, chiedere un’indicazione, ma non si decidesse a farlo. O così doveva aver pensato il vecchio che, dopo un po’, alzò lo sguardo e disse: – Ciao, dove stai andando?

Il ragazzo sorrise e alzò la mano destra per grattarsi la nuca, contemporaneamente socchiuse l’occhio sinistro e abbozzò una strana smorfia poi concluse sconsolato: – A dire il vero non lo so bene… o meglio posso andare dove voglio, non ho una meta prefissata, ma non ho ancora deciso… stavo pensando di chiederle consiglio… Lei sa dove portano queste strade?

– I cartelli indicano le direzioni in cui vanno le strade.

– E’ vero, ma sono luoghi che non conosco, che non ho mai visto, non so bene cosa mi attenda per strada e da quale parte è meglio andare prima. Lei cosa mi consiglierebbe?

-Non lo so neanche io.

– E’ per questo allora che se ne sta seduto lì? – e così dicendo il giovane si avvicinò e si sedette di fronte al vecchio – Non sa dove andare e sta decidendo? – concluse la frase quasi rincuorato.

– No.

– Allora sta aspettando qualcuno? Come in quella commedia… non ricordo il titolo esatto, ma era qualcosa del tipo: “Aspettando Bordot…”.

– “Aspettando Godot” e no, non sto aspettando nessuno.

– Allora si sta riposando.

– No.

– Uhm, – il giovane alzò la mano destra per grattarsi il capo – allora non capisco, porti pazienza, ma perché è seduto lì? Scusi se le sembro invadente, ma sono curioso. Capisco io che sono ancora indeciso, ma se lei sa dove andare perché sta fermo lì?

– Perché stare fermo qui è esattamente dove voglio andare.

– Questa mi sembra una contraddizione in termini… se sta fermo qui non può andare da nessuna parte… capisco che sia anche una risposta molto d’effetto, ma, mi perdoni di nuovo, per me non ha molto senso.

– Questo mi era chiaro – alla frase del vecchio seguì un lungo silenzio, il giovane sembrava in imbarazzo mentre il saggio continuava a guardare la strada e le persone che passavano. Quando il ragazzo fece per alzarsi il vecchio riprese: – C’è chi si fa trascinare su una strada dagli altri, c’è chi le vuole provare tutte non conoscendole; qualcuno ne prova una a caso, qualcuno fa scegliere a un altro, ma vedi, nessuno di questi ha capito davvero cos’è una strada.

– E cosa sarebbe una strada? A me sembra un’opportunità, la possibilità di vedere, di fare, di sentire, di provare cose nuove… un’infinita libertà se vogliamo parlare poeticamente.

– La strada è un percorso che crei tu, non è qualcosa di già esistente che percorri.

– Oh bella questa… è la prima volta che la sento, ma non è proprio così, le strade sono già fatte, tu devi solo scegliere quale seguire. Per questo ti informi bene prima dove portano, per non sbagliare.

– Quale strada vuoi prendere allora? Quella a nord o quella alla sua sinistra? – chiese il vecchio che sembrò ignorare le parole del giovane.

– Non lo so, gliel’ho già detto, sono indeciso. Per questo le ho chiesto consiglio, ma forse l’ho disturbata.

– E perché scegliere tra quelle due e non percorrere quella che sta tra di loro?

– Ma non c’è alcuna strada tra quelle due, solo erba!

– Già ancora non c’è una strada, forse è lì che ti aspetta… forse toccherà a te aprirne una nuova… o forse non ne dovrai percorrere nessuna di queste.

– Sì in effetti potrei anche avventurarmi lì in mezzo e scoprire cosa c’è oltre l’erba… ma non lo so, mi sembra pericoloso.

– Dove vuoi andare? – Il vecchio sorrise mentre il ragazzo lo guardava smarrito – Sì, cominci a capire, se non sai dove vuoi andare sarai solo schiavo della strada che sceglierai. Se invece capirai dove vuoi andare allora potrai aprire strade nuove anche lì dove non ce ne sono.

Il giovane si guardò intorno, ora sembrava meno smarrito di prima, era come se vedesse tutto come nuovo. Alla fine sorrise e tornò a sedersi accanto al vecchio: – Grazie, se non la disturbo mi siedo un po’ qui a pensare dove voglio andare.

Il vecchio annuì col capo e tornò a fissare il crocevia.

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4 Risposte to “Cos’è la libertà?”

  1. mra Says:

    Secondo me no. La libertà non può essere capire ciò che davvero vogliamo e farlo. Perché per far questo, per capirci pienamente e agire con libertà, dovremmo essere perfetti, e non lo siamo. Siamo chiamati alla perfezione, certo, ma non credo che la si possa raggiungere in questa vita. La nostra libertà allora non può che essere una condizione relativa (ma fortunatamente transitoria) e la sua massima espressione in questa vita secondo me è proprio l’acquisire coscienza della nostra imperfezione e il riuscire a porci dei limiti.

    (non so se mi sono spiegata… però mi sono capita)

  2. Davide Galati Says:

    Sono contento della tua osservazione e lo sono per due motivi. Il primo è che, in questo blog, ho voluto raccogliere delle mie osservazioni un mio pensiero che però, ovviamente, non è detto che sia un assoluto, anzi. Per cui ogni volta che qualcuno si trova in disaccordo o pensa che abbia dimenticato qualcosa e crede di poter arricchire questo mio lavoro è il benvenuto. Mi piacerebbe davvero si discutesse su questi temi.
    Il secondo motivo è che, probabilmente, come mi capita più spesso di quel che vorrei, non sono riuscito a spiegarmi del tutto chiaramente. Infatti io sono d’accordo con te che la conoscenza totale e assoluta di noi stessi presuppone una perfezione a cui siamo sì chiamati, ma che non sembra poterci appartenere. In realtà però io vorrei sottolineare due aspetti che credo mi permettano di chiarire ulteriormente il mio pensiero e di completarlo. Il primo è che noi anche se non arriviamo a una conoscenza totale di noi stessi possiamo però arrivare (e dobbiamo arrivare) a una graduale conoscenza di chi siamo e quindi imparare a riconoscere i sentimenti, i desideri e le volontà che ci agitano se non in maniera completa almeno in maniera intuitiva. Ad esempio se anche razionalmente non siamo in grado di motivare perché non vogliamo o vogliamo una certa cosa a livello istintivo dovremmo essere capaci, se abbiamo già fatto un po’ di esperienza di ascolto di noi stessi), di avvertire se i sentimenti che ci spingono e i conseguenti comportamenti che adottiamo ci rendono parte attiva della nostra vita o soggetti passivi (ad esempio la passione che ci coglie nel caso di un innamoramento, siamo in grado di valutare, n relazione soprattutto alle esperienze passate, se presenta caratteristiche ci possono permettere di definirla sana, cioè che ci permetta di costruire un rapporto sano con l’altro, o insana, cioè incapace di creare un rapporto sano con l’altro).
    Il secondo aspetto, che per noi cristiani è fondamentale, è che noi non siamo lasciati solo nella vita: Cristo è sempre accanto a noi, sta a noi scegliere, in ogni momento, se accettarlo o meno.
    E che cosa ci dice Cristo riguardo la libertà? Ci dice che la verità ci renderà liberi e cosa dice riguardo la verità? Dice che Lui è la Via, la Verità e la Vita. Ed è importante sottolineare anche l’ordine in cui lui si propone: Cristo è la Via da seguire, è la Verità che troviamo seguendo la sua Via ed è la Vita che la Verità ci dona.
    Inoltre lui ci dice: siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli; questo significa realizzate tutto il vostro potenziale esattamente come Dio che è un Dio al massimo grado, un Dio perfetto. Quindi a noi è chiesto, espressamente di essere postini, panettieri, figli, educatori, magistrati, spazzini, nonni etc… perfetti, ovvero ciascuno di noi al massimo delle sue potenzialità, cioè di far rendere al massimo quei talenti che Dio ci ha donato.
    Allora noi sulla via della perfezione che, per noi, sarebbe impossibile non siamo soli. Cristo ci è sempre accanto e non lo è in maniera astratta, ma lo è concretamente. Lo è con la Sua Parola che non riguarda fatti di millenni fa o concetti astratti, ma parla a ognuno di noi in ogni momento, parla della nostra vita se solo abbiamo la pazienza e il coraggio di metterci in ascolto; lo è con i Suoi sacerdoti che ci aiutano a spezzare la Parola, cioè a comprenderla, perché noi spesso da soli non ci arriviamo (non ci arrivavano neanche gli apostoli a volte); lo è con i Sacramenti che non sono semplici riti fini a se stessi, ma riti che ci portano a toccare con mano la presenza costante di Dio nella nostra vita; lo è con i nostri fratelli nel cui volto, in ogni momento, possiamo vedere il Suo volto; lo è con la preghiera dove noi presentiamo a Lui le nostre gioie e i nostri affanni e Lui ci fa sentire il suo Amore.
    Allora sì, sono d’accordo con te, una conoscenza perfetta di noi stessi non ci è possibile, non se ci proviamo da soli. Ma noi cristiani non siamo mai soli, insieme a Gesù, in comunione con il Padre e con l’aiuto dello Spirito Santo tutto ci è possibile: “Qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome egli ve la concederà”.

  3. mra Says:

    sì e no…
    per quanto legati a Cristo non credo che noi si possa arrivare ad essere perfetti in questa vita. Tu stesso dicevi delle limitazioni dei genitori che servono per educare e che capiamo quando siamo cresciuti, allo stesso modo il fatto di essere imperfetti potrebbe essere una sorta di aiuto che ci dà Dio Padre, e che capiremo nell’altra vita. Ma ora il tema non è più la libertà ma la perfezione…

    Quanto alla conoscenza di sè, che ci porta a volere ciò che facciamo, sono d’accordo, ed è proprio attraverso questa graduale conoscenza che dobbiamo perseguire che arriviamo alla coscienza della nostra imperfezione di cui dicevo… la libertà non è allora un “faccio perché ne ho voglia e finché ne ho voglia” ma “decido di smettere, decido di darmi un certo limite” anche se magari la volontà (volontà, non istinto) porterebbe a continuare. Il fatto di non poter fare tutto, di dovere costantemente fare delle scelte, è una fortissima limitazione della nostra libertà, ma smette di esserlo se identifichiamo la libertà nella libertà di “non fare”.

    (in realtà non credo di pensarla diversamente da te, è solo che guardo alla questione da un’altra ottica… e mi sa anche che non sto riuscendo ad esprimere bene o del tutto quello che penso…)

  4. Davide Galati Says:

    Sì mra, credo anche io che diciamo cose sostanzialmente simili. Infatti io mi sono soffermato sulla volontà per indicare che solo una comprensione vera e totale di questa volontà ci permette di fare scelte libere, ma:
    – per avere davvero la Verità dobbiamo avere Cristo;
    – da soli non ce la facciamo, siamo quindi imperfetti e questo è il primo passo per poter essere liberi.

    Grazie ancora per il tuo contributo 🙂

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